«Io, i voucher e la fashion week»

di Matteo Mazzuca
Una 31enne racconta a LetteraDonna la sua esperienza con i buoni lavoro: 40 euro per dieci ore al giorno, nella totale irregolarità. E le difficoltà per ottenere il minimo sindacale.

voucher lavoroI voucher potrebbero avere vita breve. Il governo, per annullare il referendum sulla questione indetto dalla Cgil, avrebbe infatti deciso di abolire completamente i buoni lavoro, che rimarranno validi fino a fine 2017 per «permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati», come ha detto la deputata Pd Patrizia Maestri. Il testo di abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act, stando a l’Unità, verrà convertito in decreto «per accelerare i tempi». Molte voci, in realtà, scongiuravano l’abolizione totale dei voucher, e proponevano una maggiore regolamentazione e maggior controllo sul loro utilizzo. Lo stesso parere di Elena (nome di fantasia), stylist e costumista 31enne che, però, non ha avuto una buona esperienza.

40 EURO PER DIECI ORE AL GIORNO
«Quando un’amica mi disse che uno showroom cercava una receptionist a Milano per la settimana della moda, sono subito andata al colloquio», racconta la ragazza, che da due anni non riesce a pagare le tasse della partita iva aperta due anni fa. Le due persone con cui parla le fanno un’offerta non irresistibile: «40 euro per dieci ore al giorno, per un periodo di due settimane, pagate con i voucher. E anche l’accenno alla possibilità di essere assunta in seguito». Elena accetta il lavoro, però, non prende in considerazione quella vaga promessa: «Non mi aspettavo niente, so che funziona così. Durante la fashion week un sacco di persone lavorano in nero o pagate con i voucher, e poi vengono mandate via».

LASCIATA A CASA
Di quelle due settimane, però, Elena ne fa solo una. I ritmi, «senza mai una pausa», sono eccessivi per lei, che un giorno si ammala ed è costretta a rimanere a casa: «Mi dispiaceva più per loro che per me, perché sapevo che la mia assenza avrebbe creato non poche difficoltà». Ma, a quel punto, su Whatsapp Elena riceve un messaggio che non si aspetta: lo showroom non ha più bisogno di lei. La ragazza così si rivolge ai sindacati per capire se quanto è successo finora sia a norma di legge. E lì scopre che no, quello che è successo non lo è affatto.

«VIENI A PRENDERE I VOUCHER»
«I voucher dovrebbero essere  usati per retribuire il lavoro occasionale, vanno acquistati in anticipo dal datore di lavoro… Tutte cose che nel mio caso non sono state fatte». Su consiglio dei sindacati, Elena manda una mail «diplomatica» ai suoi interlocutori, in cui chiede di «essere pagata il giusto». La risposta le arriva, ma tramite Whatsapp: «’Sì, ho visto la mail. Ti conto sette giorni, vieni settimana prossima a prendere i voucher’». Tutto bene quel che finisce bene? Non proprio.

SCONTRO VERBALE
Quando Elena si reca allo showroom per riscuotere i voucher, non le viene corrisposto il minimo sindacale che aveva chiesto nella mail, ma i 40 euro per 10 ore al giorno dell’accordo verbale. «Mancavano dei voucher, così ho chiesto di parlare con una persona dell’amministrazione: una donna molto aggressiva. Io ero molto nervosa, poi è cominciato un giochino di potere dove lei continuava a ripetermi: ‘Non rivolgerti a me con questo tono’. Mentre tutto quello che volevo io era qualche soldo in più, quello che mi spettava, per riuscire a pagare l’affitto mensile». Per averli, poi, dopo molte insistenze, c’è voluta una settimana.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 17-03-2017 02:58 PM


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