Belle, rivoluzionaria femminista

di Gabriele Lippi
La Bella e La Bestia arriva nelle sale 26 anni dopo il cartone. La sua protagonista è stata la prima a ribaltare gli stereotipi di genere dei classici Disney: l'istruzione prima del Principe Azzurro.

CINEMA: WATSON E GIRL POWER PER LA BELLA E BESTIA«Non è giusto che una donna legga, le vengono in testa strane idee. E comincia a pensare». Basterebbero queste parole pronunciate da Gaston per spiegare perché La Bella e la Bestia è stato un film fondamentale tra i Classici Disney. Lo è stato e lo è ancora, in un mondo in cui 130 milioni di bambine non hanno accesso all’istruzione. Perché sono passati 26 anni da quando il cartone animato arrivò nelle sale, ma il mondo è ancora pieno di piccole Malala per cui un banco e un quaderno sono una conquista che può costare la vita.

Era il 1991 quando il personaggio di Belle irruppe per la prima volta nell’immaginario collettivo di milioni di bambine abituate a una lunga serie di principesse Disney che ricalcavano fedelmente lo stereotipo della damigella in pericolo, in perenne attesa di quel Principe azzurro che in sella a un cavallo bianco le avrebbe dato il bacio della salvezza o le avrebbe sposate salvandole da una misera vita da sguattera.

Belle, che torna al cinema dal 16 marzo in una nuova versione live action diretta dal regista Bill Condon, era diversa. Mentre le sue coetanee pensavano solo ad accasarsi guardando con occhi sognanti Gaston, lei immaginava una vita fatta di avventure e passava ore e ore sui libri. «Questo è il giorno in cui si avvereranno i tuoi sogni», le dice Gaston sicuro che anche lei, come tutte, non potrà resistergli, «immaginati la scena: una rustica casina di caccia, la mia ultima preda che arrostisce sul fuoco, la mia mogliettina che mi massaggia i piedi mentre i piccoli giocano sul pavimento con i cani. Naturalmente ne avremo sei o sette». «Cani?», chiede lei, «Ma no, ragazzi robusti, come me». Perché quale destino può aspettare una donna, se non quello di essere moglie e madre? Ma Belle ha altri programmi: «Mi dispiace Gaston, ma io proprio non ti merito», e gli sbatte la porta in faccia mandandolo col muso giù nel fango.

Belle era diversa anche perché non aveva bisogno di nessuno che la salvasse, anzi, era lei a salvare gli altri. Il papà, sacrificandosi per ben due volte, e la Bestia, con un atto d’amore totalmente disinteressato, puro, capace di andare al di là delle apparenze. Belle è la capofila di una nuova generazione di principesse Disney capaci di ribaltare gli stereotipi di genere, la sorella maggiore delle Mulan, Rapunzel, Merida, Vaiana che sarebbero venute poi. Una donna forte che sceglie la sua vita, in grado di ribellarsi alle convenzioni del suo tempo. È l’eroina che ha formato la generazione di ragazze nate a cavallo tra gli Anni ’80 e i ’90 e che anche le bambine di oggi meritano.

E non è un caso che a interpretarla nel nuovo film nelle sale italiane da giovedì 16 marzo sia Emma Watson, giovane femminista moderna convinta, cresciuta – per sua stessa ammissione – nel mito di Belle, prima ancora di dare forma a un altro straordinario personaggio femminile come la Hermione della saga di Harry Potter. Emma Watson è una che i libri li ha sempre amati, come Belle, si è laureata in Letteratura e da anni si impegna per il diritto all’istruzione delle bambine del Bangladesh. Dal 2014 è Ambasciatrice di Buona Volontà per Un Women, l’Ente per l’Uguaglianza di genere delle Nazioni Unite, e recentemente è stata accusata di tradire gli stessi valori che difende per aver posato a seno seminudo su Vanity Fair America. «Femminismo significa dare alle donne la possibilità di scegliere, non è un ramoscello con il quale frustare altre donne», ha spiegato. «Femminismo significa libertà, liberazione, uguaglianza. Davvero non capisco cosa le mie tette abbiano a che fare con tutto questo». Belle non l’avrebbe saputo dire meglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 16-03-2017 07:15 PM


Lascia un Commento

*