Quando Trump si raccontava su Playboy

Nel 1990 il mensile glamour intervistò Donald, che si diceva poco interessato alla Presidenza. Ma in quelle righe era già condensato tutto il suo pensiero. Tanto che persino Angela Merkel le sta studiando con attenzione.

playboy trump 1Chi avrebbe mai potuto pensare che il 2017 era già stato raccontato sulle pagine di un numero di Playboy risalente al 1990? Quell’anno, infatti, tra una playmate e l’altra, la rivista fondata da Hugh Hefner mandava in stampa una lunga intervista al «biondo, giovane e milionario» Donald Trump. All’epoca si diceva molto restio all’idea di candidarsi, ma il giornalista che lo incontrò nel «gioiello bronzeo del suo impero, la Trump Tower», gli chiese comunque come si sarebbe comportato nei panni di inquilino della Casa Bianca.

MINIGUIDA A DONALD TRUMP
Nessuno poteva immaginare che, 27 anni dopo, Trump sarebbe entrato nello Studio Ovale come padrone di casa. Rileggendo quell’intervista a distanza di anni, si scopre che il Donald-pensiero era già tutto lì. E, infatti, persino Angela Merkel ha deciso di prepararsi all’incontro ufficiale col Presidente, in programma per venerdì 17 marzo, leggendo con attenzione le risposte che Trump diede al reporter Glenn Plaskin. Ma nel 2016 c’era già chi, a un passo dalla conclusione delle primarie, aveva ripescato l’intervista per paragonare il Trump di allora con il Trump del presente. Il New York Times, infatti, anche se non ha brillato per la sua capacità di prevedere come si sarebbero concluse le elezioni, aveva già notato le tante, tantissime somiglianze.

È SEMPRE COLPA DEL SOGNO AMERICANO
«I lavoratori mi eleggerebbero. A loro piaccio», diceva nel 1990 Trump. E aveva ragione da vendere, perché proprio sulla classe media ha costruito il proprio successo elettorale. Parlando invece dell’ostentazione del lusso, che in teoria fa a pugni con il suo messaggio di populista anti-élite, spiegava che aerei e grattacieli non erano altro che «oggetti di scena per il Trump-show», gli stessi che hanno irretito e fatto sognare chi l’ha votato, magari dal divano sgualcito di una catapecchia ipotecata dalle banche.

«NON VOGLIO ESSERE PRESIDENTE»
Ma, forse, per mutti Merkel sono più interessanti i passaggi in cui Trump dice(va) la sua sulla politica estera, sostenendo di dover lasciare a sé stessi Paesi come il Giappone e la Corea del Sud, piuttosto che impegnarsi a difenderli dai loro eventuali nemici, spendendo una consistente fetta del budget a stelle e strisce. Nel 1990, inoltre, Trump diceva che da Presidente non avrebbe fatto granché per la liberazione di ostaggi che si erano avventurati in territori ostili, per poi svelare la propria personale ossessione nei confronti della guerra nucleare. Allora se ne diceva spaventato, oggi chissà: perché, comunque, già all’epoca diceva che un eventuale Presidente Trump avrebbe rafforzato i propri armamenti e non si sarebbe fidato di nessuno, «nemmeno della Russia». Col tempo avrà cambiato idea. Così come, un paio d’anni fa, avrà ripensato alla propria candidatura: «Non voglio essere Presidente», diceva nel 1990. «Ne sono sicuro al 100%. Cambierei idea solo se vedessi questo Paese continuare ad affondare».

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , Data: 14-03-2017 06:07 PM


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