«Eutanasia? Gli italiani sono pronti»

di Matteo Mazzuca
L'Aula della Camera riprende l'esame del ddl sul biotestamento. La vedova di Piergiorgio Welby aveva commentato con noi il testo che divide la politica. «Una buona legge. Ma non parla di suicidio assistito».

mina welbyEluana, Piergiorgio, Max, Giovanni. Fabo. Sono i nomi delle persone che hanno combattuto per decidere come morire, mentre lo Stato li ostacolava o li ignorava. Ma forse, alla fine, qualcosa è successo. L’ultimo viaggio di Fabiano Antonini, quello in cui si è dato la morte mordendo un pulsante che gli ha somministrato la dose letale, sembra aver scosso anche il mondo della politica. Il 13 marzo 2017, infatti, è arrivata alla Camera la proposta di legge sul consenso informato e le dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. In altri termini, il testamento biologico. L’Aula della Camera ha ripreso il 5 aprile l’esame del ddl sul biotestamento, ma la politica è divisa.
Nelle parole della relatrice Donata Lenzi (Pd) si tratterebbe di un testo «equilibrato» che «valorizza la relazione tra medico e paziente, nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e non si occupa del problema dell’eutanasia». Una prima proposta che potrebbe aprire la strada alla conquista di un diritto invocato da molti, e rivendicato da persone come Mina Welby, che al calvario di un fine vita troppo a lungo negato ha assistito in prima persona. L’abbiamo intervistata per commentare questa proposta di legge.

D: Che cosa pensa del testo che arriva alla Camera?
R: È una buona legge. Spero che sulla sua strada non le vengano opposti troppi emendamenti. Ma, così com’è, è buona. È un testo molto asciutto, molto semplice. Trovo assolutamente positivo che l’espressione del consenso possa essere espressa tramite strumenti informatici, venendo così incontro alle esigenze di chi è malato di Sla, ad esempio. Importante che si possano rifiutare l’alimentazione e l’idratazione artificiali, perché da quel punto di vista ci sono ancora delle difficoltà.
D: Sotto quali aspetti potrebbe essere migliorata?
R: L’attuale proposta di legge non parla di suicidio assistito. Le cure palliative, come la sedazione profonda e prolungata, possono essere un aiuto per molti, ma non per tutti. Ci sono casi particolari di persone che non vorrebbero essere sottoposte a trattamenti simili. Inoltre qua e là ci sono piccole parole, dei cavilli che possono svuotare la legge. Come, ad esempio, dove si afferma che «il medico assicura assistenza sanitaria indispensabile ove possibile nel rispetto della volontà del paziente». Quell’«ove possibile» non dovrebbe esserci. Conta solo la volontà del paziente, come già sancisce la Costituzione.
D: E l’eutanasia?
R: Non sarebbe male un emendamento per ottenerla. La depenalizzazione del trattamento medico che provoca la morte della persona, che urgentemente e ripetutamente lo chiede, sarebbe auspicabile. Secondo il codice vigente, un atto del genere deve essere punito con il carcere. Non so se il parlamento sia pronto. Gli italiani lo sono.
D: La vicenda di Dj Fabo ha sensibilizzato ulteriormente gli italiani sul tema del fine vita?
R: La sensibilizzazione dei cittadini è andata molto avanti. Ho avuto riscontri da parte di persone che prima erano profondamente contrarie. Le ho risentite di recente e mi hanno detto che in nessun modo possono tollerare l’idea che si debba andare fino in Svizzera per morire. Per me è stato un segnale importantissimo. Credo che in Italia ci siano moltissime persone che vogliono una legge sul fine vita, anche per chi ha malattie inguaribili. L’importante è che la legge depenalizzi e non entri nella camera del paziente.
D: L’impressione è che depenalizzare le decisioni dei medici sia un punto cruciale.
R: I medici devono ancora imparare molto dal contatto con i pazienti, e capire che la propria dignità non è superiore a quella del paziente, ma esattamente alla pari. La legge deve anche permettere al medico di prendere decisioni estreme, quando il paziente non ce la fa più. È un atto profondamente umano, come dovrebbero appunto essere i medici.
D: Lei ha assisitito in prima persona alle conseguenze di questo ‘vuoto’ legislativo.
R: Riccio, il medico di Welby, è stato accusato di omicidio del consenziente. Ma Welby è stato ucciso dalla propria malattia. L’intervento del medico è stato necessario per sedarlo e non farlo soffrire di soffocamento. La decisione di un paziente che sceglie di addormentarsi sapendo che non si sveglierà più è un atto di grande coraggio, è una morte consapevole.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 05-04-2017 04:30 PM


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