«Ragazzi, è solo l'inizio!»

di Floriana Rullo
Valerio Braschi, 18 anni e un talento pazzesco, ha vinto Masterchef battendo due donne. Ma il suo sogno, ci dice, è appena cominciato: ha già trovato lavoro nella cucina di Barbieri.

Masterchef: l'azzardo premia Valerio nella prima finale a 3La sua parola d’ordine è stata osare. Il suo motto «crederci sempre». Valerio Braschi, studente del liceo scientifico di Santarcangelo di Romagna, lo aveva detto fin dall’inizio: era entrato nella cucina di MasterChef solo per uscirne da campione. E così è stato. E quando Carlo Cracco con un filo di emozione lo ha nominato sesto vincitore del talent lui ha semplicemente urlato: «Ci ho sempre creduto. Vincere Masterchef a 18 anni si può!».
Una carriera pronta a decollare la sua: qualche puntata prima della finale aveva già svelato il suo sogno: lavorare a fianco di Cannavacciuolo, anche se ora invece si troverà a spadellare nelle cucine di Bruno Barbieri. Già, perché è stato lo chef bolognese a offrirgli la possibilità di farsi le ossa nel suo ristorante. Una vittoria che ha messo d’accordo tutti quella di Valerio, che ha esordito nel suo menù degustazione con un piatto a base di plancton per ricordare l’amico Andrea Ghedini (che era cascato proprio su quell’ingrediente), in balconata con gli altri concorrenti ad ammirare la finale dall’alto. Il 18enne – spassossissimo, diciamolo – ha rischiato molto, ha usato ingredienti inediti e innovativi (alcuni non li sapeva neppure nominare) e ha saputo sfruttare alla perfezione le loro caratteristiche. E, soprattutto, si è confrontato e battuto con due finaliste dal talento magistrale come Cristina Nicolini e Gloria Enrico.

Masterchef, la sfida finale tra gli aspiranti cuochiDOMANDA: Valerio, la sua è una vittoria arrivata con molti sacrifici, quale è stato il momento più bello di questa avventura?
RISPOSTA: La mia vittoria è stata del tutto inaspettata. Anche se alla fine devo dire che me la sono proprio meritata. Ho battuto due avversarie fortissime come Cristina e Gloria. Ero sicuro del mio menù anche se avevo paura di non riuscire a svilupparlo completamente. O di sbagliare qualcosa.
D: Che cosa l’ha portata alla vittoria?
R: Sicuramente la voglia di fare, di impegnarmi di mettermi in gioco. Sono contento di come è andata.
D: Come è nato il il suo menù «Valerio 18.0»?
R: «Il nome è nato grazie ai suggerimenti di alcuni amici. I piatti, invece, sono nati dall’esperienza che ho vissuto. «Valerio 18.0», racconta il percorso a MasterChef passando attraverso ciò che ogni singola persona mi ha lasciato: il basilico di Gloria, il raviolo di Giulia, le influenze asiatiche di Michele Ghedini e la salsa udon che l’ha fatto finire tra i peggiori riproposta come rivincita.
D: Come giudica l’esperienza di Masterchef?
R: Positiva e formativa, dove ho imparato tanto. E soprattutto dove ho conosciuto tanti amici con cui condivido la mia grande passione.
D: Come si è avvicinato alla cucina? Aveva un modello di riferimento?
R: È successo grazie alla mia famiglia, il mio cammino in cucina è iniziato tra le mura di casa. Spadello da quando facevo la seconda superiore. Una passione che non è mai passata. A casa cucinavo per i miei genitori… Adoro la cucina romagnola anche se la mia cifra è completamente diversa.
D: Ha qualche rimpianto?
R: No, nessuno. Durante il programma ho fatto i miei errori, fallito prove ma ho sempre imparato dai miei errori. Ed è quella la cosa importante.
D: Qual è il più bel ricordo che porta con sé?
R: È proprio la prova a staffetta con Michele, quella sul Timballo del Gattopardo, la sfida che ricordo con più nostalgia: è stata una grande soddisfazione fare un ottimo piatto! L’Eesterna preferita invece è quella a Napoli: Loredana, capo Brigata, mi ha lasciato carta bianca e ho potuto lavorare dando il meglio.
D: Cosa vorrebbe dire ai quattro giudici del programma? Chi è stato il suo preferito?
R: Li ringrazio assoluramente. Sono davvero brave persone e soprattutto ottimi chef da cui si può solo imparare. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Tra i miei preferiti ci sono sicuramente Bruno Barbieri e Carlo Cracco: con loro ho avuto bellissimo rapporto. Mi hanno trattato come un vero allievo».
D: Se non avesse vinto lei, avrebbe voluto vincesse Gloria o Cristina?
R: Semplicemente chi se lo meritava di più. In questo caso sono stato io a meritarlo. Ma se i menù di Cristina o Gloria fossero stati i migliori sarei stato felice per loro.
D: Chi è stato secondo lei il concorrente più competitivo all’interno della cucina?
R: Gloria. Lei era li per vincere, non per farsi delle amicizie. Aveva una sua strategia e voleva portarla a termine. Lei era li per la gara. Io invece me la sono giocata fino in fondo ma facendomi anche degli amici.
D: Ha già deciso cosa fare ora che l’avventura è terminata?
R: Voglio fare il cuoco. Quello è il sogno che voglio realizzare. Tanto che mio cugino mi ha sempre chiamato «piccolo Cannavacciuolo». Ma prima dovrò racimolare qualche soldo con qualche evento. Poi chissà, magari porterò avanti qualche progetto con i colleghi amici che mi sono fatta qui dentro. Magari aprire un ristorante, vedremo. Per ora è tutto in divenire. Ma soprattutto andrò da Bruno Barbieri a lavorare: la sua proposta per me è stata una grande soddisfazione.
D: Ora che progetto ha per il suo futuro?
R: Continuare a crescere, conoscere, sperimentare, ma sempre in cucina! Voglio diventare un grandissimo Chef. Parto da qui… ma è solo l’inizio.

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 10-03-2017 04:34 PM


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