Australia deserta

di Anna Luciani
Il viaggio di Anna e Simone si fa sempre più avventuroso. Così, dopo spiagge, baie e foreste pluviali, è la volta delle desolate, insidiose e disabitate pianure del Paese.

L’avventura di Anna e Simone continua. Dopo il viaggio nella suggestiva cultura aborigena, il percorso prosegue nel cuore del Paese fino al deserto. L’11esimo racconto per la rubrica La mia Australia.

Dopo tre mesi di risalita verso Nord lungo la East Coast, percorsi circa 3 mila chilometri fatti di spiagge, baie e foreste pluviali da Sydney a Cairns, era giunto il fatidico momento di salutare l’oceano e dirigerci verso il cuore dell’Australia.
Ci attendevano 2500 km da Cairns ad Alice Springs attraverso una delle terre più aride e inospitali del mondo: d’estate, quando le temperature raggiungono tranquillamente i 45 gradi; durante la stagione delle piogge, quando la maggior parte delle strade sono soggette a inondazioni.
In molti, con un sorriso forzato a contorno di uno sguardo sgomento, hanno provato a dissuaderci, ma a noi le avventure piacciono. Coscienti dei rischi e dei possibili imprevisti, con un tocco di incoscienza ma forti delle nostre esperienze passate in altri deserti del mondo, siamo partiti pieni di entusiasmo.

IL KIT DI SOPRAVVIVENZA
In furgone avevamo caricato l’indispensabile: un litro di liquido per raffreddare il motore, in caso di perdite o ebollizioni da temperature troppo alte (Simone diceva che non era necessario e infatti per fortuna non lo è stato!), una tanica con dieci litri di acqua potabile, perché la disidratazione è uno dei principali pericoli; scorte di cibo per un reggimento; crema solare ad alta protezione e immancabile cappello. Mancava solo la «retina da cappello» contro le mosche, ma avremmo provveduto ad Alice Springs, perché laggiù senza di quella è impossibile sopravvivere. Eravamo pronti ad affrontare il sole caldo del deserto e a impolverarci di terra rossa per centinaia di chilometri senza incontrare anima viva. Il viaggio è stato lungo, ma non monotono: la vastità del paesaggio tutto intorno a noi dava una sensazione di infinitamente grande mai provata prima. Un’unica strada diritta come un fuso circondata dalla terra piatta, mai uguale ma ininterrotta fino all’orizzonte, fatta eccezione per quelle che noi abbiamo soprannominato le «metropoli di termiti», ovunque, enormi.
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Raramente incontriamo un’altra automobile, alcuni «Road Train» (ovvero camion da 50 metri con tre lunghissimi rimorchi), qualche treno con centinaia di vagoni. E noi. Poi ogni tanto qualche paese. Quattro strade, qualche casa e un pub che, nell’outback australiano, è il centro della vita: bar di paese, hotel, ristorante, posta, rivenditore di qualsiasi cosa.
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Tante volte mi sono chiesta cosa possa spingere una persona a vivere in posti tanto isolati, luoghi in cui il paese più vicino dista almeno 300 chilometri. Un giorno siamo arrivati a Hughenden, paese di mille abitanti, uguale a tutti gli altri, ma che vanta ritrovamenti fossili di grandissima importanza: ossa e resti di dinosauri marini e terrestri risalenti ad un’epoca (circa 100 milioni di anni fa) in cui il mare occupava gran parte dell’ Australia centrale.
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Ci siamo fermati all’Ufficio Informazioni e abbiamo chiesto alla signora che ci ha accolti se poteva consigliarci qualche luogo interessante da visitare lungo il percorso verso Alice Springs. «Non ne ho idea, non sono mai uscita da qui! », ci ha risposto. Dopo un attimo di stupore, ho pensato che in realtà il problema di come si possa vivere in quei posti tutta una vita me lo pongo io. Ma lei no. Perché non è mai uscita di lì, e non le interessa farlo probabilmente. In un certo senso è come se ciò che esiste fuori da Hughenden in realtà non esistesse, per lei. È incredibile la capacità di adattamento che abbiamo anche noi umani. Quasi come un gas dentro ad un palloncino, che si espande o si comprime in base allo spazio che ha a disposizione. E sta bene lì. (Forse il mio palloncino è esploso).

Io in realtà non amo esageratamente le città, sono cresciuta in un paese abbastanza piccolo, credo che la natura possa insegnare e donare molto di più di tanta tecnologia e «modernità». Ma la natura, nel centro dell’Australia, è una natura dura, difficile, estrema. Temperature calde e umidità da «respiriamo con le branchie». E poi piogge torrenziali talmente violente da allagare strade per giorni, che tradotto significa: collegamenti bloccati e obbligo di deviazioni da 400 chilometri. A noi è successo. È davvero difficile immaginare un’intera vita in questi posti.
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Partendo dal nord del Queensland la foresta pluviale ci ha accompagnato per parecchi chilometri. Proseguendo verso Ovest eravamo sicuri che il paesaggio sarebbe cambiato velocemente, invece il verde è stato il colore dominante di tutto il viaggio.
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Ma i colori più belli, nel deserto, sono soprattutto quelli del cielo, assumono tonalità che non esistono da altre parti: il nero della notte, la luce delle stelle, il rosa del tramonto, e i raggi del sole che spuntano all’orizzonte quando fa sera, fasci luminosi nel cielo ad Occidente, come fossero le punte di una corona appoggiate sulla terra. Poesia pura.
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E poi la terra, antica, dura, segnata dalla storia custode della trasformazione di questo continente durante i millenni.
Noi purtroppo non siamo geologi, ma sarebbe stato utile: in queste regioni ci avrebbe permesso di comprendere al meglio i paesaggi incredibili che abbiamo attraversato. Il Porcupine Gorge è un canyon, una ruga sulla superficie Australiana che ne racconta la storia. Profondo circa 120 metri è caratterizzato da pareti rocciose di vario colore che raccontano perfettamente le fasi geologiche di questa terra.
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Proseguendo verso lo stato del Northern Territory, 400 km prima di Alice Springs, ci siamo imbattuti in un altro luogo indescrivibile: il Devil’s Marbles Park. Sembra una foresta di rocce enormi, disposte a caso come se qualcuno si fosse divertito a giocarci a biglie, sparpagliandole un po’ ovunque. La formazione risale a centinaia di migliaia di anni fa, quando lo strato di basalto, sotto la pressione delle forze tettoniche, è emerso in superficie, rompendosi in grandi blocchi e fratturandosi. L’erosione meccanica, sia fisica che chimica, del vento e soprattutto dell’acqua, hanno poi dato la forma perfetta alle rocce che vediamo oggi. Questo è un posto dal fascino profondo, e non è un caso che sia uno dei luoghi sacri più importanti per gli aborigeni. Leggende narrano che le pietre siano uova del serpente arcobaleno, altri invece dicono che sia stato il diavolo, sputando, a creare queste enormi sfere di pietra rossa. Quello che è certo, è che passeggiando tra le rocce si ha la sensazione di entrare in un luogo magico.
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Anche ad Alice Springs è possibile ammirare alcuni di questi sistemi, che creano paesaggi aspri, ma dal fascino incredibile. La città è chiusa a Sud da una formazione rocciosa chiamata MacDonnell Ranges, lunga 640 chilometri da Est a Ovest e risalente a circa 340 milioni di  anni fa. È composta da quarzite, per lo più ossidata, ed è per questo che assume sfumature che vanno dal giallo al rosa all’arancione al rosso acceso. Montagne antichissime dal fascino rude, segnato e disegnato dal tempo, dal vento e dall’acqua. Noi abbiamo visitato la zona ad Ovest della città, attraversata nella sua lunghezza dalla bellissima Larapinta Drive, considerata una delle più belle al mondo.
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Lungo il percorso ci sono vari punti di interesse in cui fermarsi: canyon profondissimi, spaccature nella roccia provocate da movimenti tettonici antichissimi oggi attraversate da acque cristalline e ghiacciate: vere e proprie oasi nel deserto.
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La stagione delle piogge però non è proprio il periodo migliore per visitare queste zone: ci avevano avvisato in città che alcune strade potevano essere interrotte a causa di ruscelli in piena. Io però non avevo capito quanto improvvisa potesse essere la piena, e di che portata. Dopo poche ore lungo la Larapinta Road eccoci davanti al fatto compiuto: noi di qua dal fiume e un pulmino che accompagnava alcuni lavoratori in città (per prendere l’aereo) al di là del fiume, bloccato. In questi casi la solidarietà tra le persone scatta in automatico, e in men che non si dica, recuperati i bagagli e guadato il fiume a piedi, abbiamo caricato tre del gruppo sul nostro furgone, abbiamo fatto marcia indietro, e siamo tornati verso la città.
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Peccato che anche tornare indietro non fosse così semplice. Dopo una ventina di minuti infatti, eccoci di nuovo davanti ad un ruscello in piena: questa volta però eravamo noi al di là del fiume, e l’acqua continuava a salire! I tre potevano continuare «a staffetta», ma noi? Quando sarebbe scesa l’acqua? Per fortuna davanti a noi c’era un gruppo su un 4×4 con al volante un signore che sembrava esperto. Ha controllato con Simone l’altezza delle prese d’aria del nostro motore ed essendo sopra i 40 cm dell’acqua che stava scorrendo, ci ha detto che potevamo provare a seguirlo: per fortuna siamo riusciti a tornare in città.

CONSIGLI PER CHI VUOLE ATTRAVERSARE IL DESERTO
Viaggiando nel centro dell’Australia si ha la sensazione di essere nel nulla, a volte. Ma posso assicurare che da Cairns a Alice Springs, ogni 300 km (al massimo) c’è un piccolo paese o un distributore dove poter mangiare, bere e soprattutto fare rifornimento di acqua e benzina. Inoltre ogni due giorni circa trovavamo un supermercato ben fornito dove fare scorte varie a prezzi non eccessivi. Dopo Alice Springs la disponibilità per fare la spesa diminuisce e soprattutto i costi cambiano, consiglio qualche scorta prima di partire dalla città.

Benzina: consiglio di riempire il serbatoio ogni volta che se ne ha la possibilità. Ci aspettavamo di trovare ad ogni stazione di servizio le indicazioni relative alla distanza del distributore successivo, ma non è quasi mai stato così. Comunque riempiendo costantemente il serbatoio è difficile trovarsi in difficoltà. Sicuramente la benzina costerà molto di più rispetto alla costa, un po’ come qualsiasi altra cosa.
Condizione delle strade: potete controllare su questo sito l’agibilità delle strade (il link riporta i siti specifici dei diversi stati), ma per sicurezza io mi rivolgerei sempre al centro informazioni o al pub del paese.
Acqua: è facile trovare supermercati o stazioni di servizio dove comprare acqua potabile. Spesso anche i campeggi la mettono a disposizione. Nei campeggi inoltre è possibile riempire gratuitamente la tanica del veicolo. Noi, per sicurezza, abbiamo fatto scorta con una tanica di acqua potabile da 10 litri da tenere in furgone. Le temperature sono davvero calde, in estate.
Cibo: da Cairns ad Alice Springs non ci sono problemi. Quando si lascia Alice Springs verso sud consiglio di fare un po’ di scorta (soprattutto per una questione di prezzi).
Mosche e insetti: sono davvero ovunque. La retina da cappello diviene assolutamente necessaria a partire da Alice Springs!
E mi raccomando: cappello in testa, crema solare e acqua da bere sempre quando si esce.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 10-03-2017 03:00 PM


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