Anche Mrs Gabbani è una creativa

di Caterina Belloni
Da estetista a tatuatrice appassionata: Dalida Iardella ci racconta questo mondo al femminile. «Nel settore siamo molte, ma gli uomini a volte scoprono che non sono la segretaria e non si fidano».

iardellaSe pensate ai tatuatori come a uomini muscolosi, con la barba scura e la faccia truce, vi sbagliate di grosso. Dentro gli studi che disegnano storie sulla pelle di ragazzi e aduulti, ormai, sono sempre di più le artiste donne. Che usano inchiostri e colori per trasformare il dorso di una mano o un polpaccio in un disegno che prende vita al minimo movimento. Un modo per capire cosa le ragazze possano inventarsi in questo ambito arriva dalla manifestazione The Other Side of the Ink, che si svolge a Roma nel weekend dell’11 e 12 marzo e accoglierà oltre 100 artiste da tutto il mondo negli spazi dello Sheraton Roma Hotel di Roma. Tra loro ci sarà anche Dalila Iardella, nota al pubblico degli appassionati per le sue opere dalla forte carica sensuale e, adesso, anche agli altri perchè è la compagna di Francesco Gabbani, che ha trionfato a Sanremo e impazza in radio e via web con il suo Occidentali’s Karma. A lei, che da dieci anni compone linee sul corpo e non canzoni, abbiamo chiesto cosa significa essere una tatuatrice. Scoprendo trucchi, passioni e debolezze degli italiani alle prese con segni e disegni.

DOMANDA: Cosa si aspetta dall’iniziativa?
RISPOSTA: Non è la prima volta che partecipo e mi sono sempre trovata bene. In generale mi piace andare alle convention di tatuatori, perché si respira un’aria di arte e di condivisione. In questo mestiere esistono colleghi che stanno chiusi nel loro studio, quasi gelosi di quello che fanno, e altri che amano mettere in comune esperienze e scoperte. Le convention sono il luogo ideale per farlo, perché funzionano come mostre in cui gli artisti mettono a disposizione le loro opere per la visione degli altri. Si tratta di un momento di incontro della nostra comunità.
D: Sembra di capire che per lei disegnare un tatuaggio sia un processo creativo come comporre musica, dipingere un quadro o scrivere un libro.
R: Certo. Il tatuaggio è una forma d’arte come la scultura o la composizione musicale. Ogni tatuatore ha un suo stile e una sua tendenza. Ci sono espressioni specifiche e forme di comunicazione in un tatuaggio. Quando una persona viene in studio è perché cerca il mio tratto e insieme studiamo un progetto che unisce la mia ispirazione e il suo desiderio.
D: Il suo lavoro funziona così?
R: In genere sì, ed è davvero piacevole. Il cliente mi sceglie perché ha visto qualcosa di mio che lo ha colpito. Spiega quello che desidera, magari mostra un bozzetto e insieme lo adattiamo e lo definiamo. Altre volte, invece, ci sono persone che hanno già qualcosa di preciso in mente, scritte o disegni, e mi chiedono semplicemente di seguire in modo preciso la loro richiesta.
D: Come mai una persona decide di farsi un tatuaggio?
R: Perchè vuole rappresentare in un disegno uno stato d’animo o una parte della sua vita che sono importanti e non vanno dimenticati. Per quanto mi riguarda, i tatuaggi sono il segno di qualcosa che ho vissuto e che rimarrà sempre con me, anche con il passare del tempo. Ogni disegno è parte di me. Quando un tatuaggio nasce con questo spirito e rappresenta una fase chiave della nostra vita viene vissuto e portato con gioia ed eleganza.
D: Lei ha tatuaggi?
R: Certo, molti. E nei punti del corpo dove non li ho mi sento nuda. Il primo l’ho fatto quando avevo 18 anni ed è da lì che ho deciso di dedicarmi questo lavoro.
iardella2D: Cioè?
R: Sognavo da tempo di averne uno, ma i miei non erano molto convinti. Così ho aspettato il giorno della maggiore età, sono uscita da scuola, ho chiamato a casa dicendo che rientravo tardi perchè andavo a fare un tatuaggio e ho raggiunto uno studio che avevo adocchiato. Era il regalo dei miei compagni di classe. Ero agitata, anche perché all’epoca il mondo dei tatuarori sembrava trasgressivo, rock, difficile. Mi immaginavo pareti rosse, un ambiente buio. Invece quando sono entrata ho trovato un posto dai colori chiari, un’atmosfera rilassante, quasi spirituale e zen. Ho capito che tatuare significa avere testa, calma, professionalità, precisione, e ho provato un tale senso di benessere, che ho deciso che volevo diventare anch’io una tatuatrice.
D: Come ci è riuscita?
R: Ho iniziato a informarmi sul percorso di formazione appena sono uscita da quello studio. Io ho 30 anni e all’epoca si doveva fare la scuola per estetiste. Ho cominciato a seguirla, ma quando dopo tre anni l’ho finita è cambiata la legge e hanno aperto la scuola per tatuatori, che durava un anno e costava un sacco. Così per quel periodo ho fatto massaggi e cerette in un centro estetico per pagarmi gli studi. Poi ho preso la qualifica e per due anni ho tatuato in giro, lavorando con amici, conoscenti, persone raggiunte via passaparola, fino a quando non ho aperto il mio studio.
D: Come definirebbe il suo stile?
R: Minimale, fumettistico, blackwork. Sono partita dal realistico bianco e nero, poi ho cambiato creando immagini sospese. Anche se i miei vecchi disegni mi piacciono, hanno conquistato tanto pubblico in Italia e all’estero e quindi ho deciso di lasciarli a disposizione di tutti e a volte di usarli.
D: Può dirci qualcosa delle nuove tendenze per i prossimi mesi?
R: Ci sono molte variabili e indirizzi, quindi non è semplice rispondere a questa domanda. Ma credo che andranno molto il blackwords, con disegni monocromi neri che richiamo un po’ i tribali, il traditional americano a colori e il new traditional.
D: Quello dei tatuatori è un settore difficile per una donna?
R: Direi di no, anche perché negli ultimi anni il numero delle donne che ci lavorano è in costante aumento. Certo, a volte capitano cose strane. A me, ad esempio, è successo di avere uomini che venivano per un appuntamento, spiegavano richieste e desideri e poi, quando capivano che non ero la segretaria ma il tatuatore, si tiravano indietro. Spesso ci sono anche quelli che ci provano, donne e uomini. Pensano che il nostro sia un ambiente strano, chiedono il tatuaggio all’inguine o in zone un po’ intime e tentano l’approccio. Ma non si tratta di un problema per me, perché so come rimettere queste persone al loro posto.
Processed with Snapseed.D: A suo parere il fatto si essere donna incide in qualche modo nel suo lavoro?
R: Non credo che cambi moltissimo le cose, perchè ci sono tante variabili. In genere gli uomini hanno la mano più pesante e il tratto più duro e deciso, le donne invece sono più leggere e preferiscono al nero colori più chiari o brillanti. Anche se in qualche caso accade esattamente il contrario.
D: Ci sono coppie che per celebrare il loro rapporto si fanno un tatuaggio uguale oppure scrivono il nome del partner sulla pelle? Cosa pensa di questa tendenza?
R: Se due innamorati decidono di farsi un tatuaggio simile come simbolo del loro amore non ho nulla da obiettare, anche perché, comunque vadano le cose, rimarrà il ricordo di qualcosa di importante nella loro vita. La questione cambia quando chiedono di tatuarsi il nome del partner. Io cerco sempre di dissuaderli, perché poi se la relazione non funziona, sulla pelle rimane un nome che va cancellato. In genere, a fronte delle mie perplessità, non cambiano idea e insistono. Salvo poi magari tornare, dopo qualche mese, per chiedermi di coprire il nome e trasformarlo in qualcosa di diverso…
D: Lei è fidanzata con Francesco Gabbani, il vincitore di Sanremo. Gli ha fatto qualche tatuaggio?
R: Stiamo insieme da cinque anni e l’ho anche seguito a Sanremo. Quando ha vinto mi sono commossa e sono stata felice. Per quanto riguarda i tatuaggi, Francesco non ne ha, anche perché prima di conoscermi non si era mai avvicinato a questo mondo. Poi, grazie a me, ha conosciuto i tatuatori, il loro stile e ha cominciato ad apprezzarli. Non escludo che un giorno gli venga voglia di avere un tatuaggio. Quando accadrà, sarò felice di disegnarlo per lui.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 10-03-2017 10:39 AM


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