«Nessuno calpesti i nostri diritti»

di Giovanna Pavesi
L'8 marzo come occasione per scendere in piazza, scioperare e manifestare. È successo anche a Milano, dove abbiamo incontrato tante giovani donne. Arrabbiate e molto determinate.

Foto1Aveva i capelli rossi, gli occhi grandi e un neo proprio sotto le labbra. Ed era bella. È stata drogata, torturata, impalata e, infine, rivestita. Dopo averla ripulita, l’hanno lasciata morire. Davanti all’ospedale di Mar del Plata. Una violenza sessuale disumana. È accaduto a Lucia Perez, l’8 ottobre 2016, in Argentina, dove sono state uccise, solo nel 2015, 286 donne.
Il giorno seguente le strade si sono riempite di migliaia di persone. Ni una menos, non una di meno. Una voce che ha attraversato due oceani e ha sfiorato tanti stati del mondo. Ed è arrivata a Milano, nella Giornata Internazionale della Donna. In Largo Cairoli, l’8 marzo 2017, erano in tante: studentesse, madri, nonne, sorelle, lavoratrici, amiche. Ma anche molti uomini. Reggevano cartelli. E sorridevano.
Erano tutti lì, per onorare i diritti delle donne. Che sono i diritti di tutti.

Foto2«PER I NOSTRI DIRITTI CALPESTATI»
«Frequento una scuola di meccanica: continuamente mi sento ripetere che questa non è una cosa per donne, che quello non è il mio posto». L. indossa un turbante colorato, una gonna lunga e una giacca di jeans. Ha gli occhi azzurri e la pelle chiara. Tiene stretto tra le mani un cartello, che cerca di tenere alto perché tutti lo possano leggere. È molto timida. Con un filo di voce, però, racconta il suo quotidiano con decisione: «È necessario difendere a voce alta i diritti delle donne, calpestati in ogni frammento del nostro vivere». Insieme a lei, altre due ragazze. Anche loro hanno dei cartelli: «Never doubt that you are and powerful and deserving of every chance in the world (Non dubitare mai di essere forte e di meritare ogni possibilità nel mondo, ndr)».

Foto3UNA GIORNATA PER TUTTI
«Sono qui perché gli effetti della discriminazione ci sono ancora, anche se siamo nel 2017». M. ha lo sguardo mite. Osserva da un marciapiede il corteo colorato che sfila di fronte al Duomo. «Venire in piazza vuol dire testimoniare la nostra presenza. Sono felice che oggi ci siano tanti uomini. Significa, forse, che qualcosa può cambiare».
G. si aggiusta i capelli, mentre la musica avvolge i portici e le strade del centro: «Sono molto felice che ci sia tutta questa mescolanza: oggi non è solo l’8 marzo, siamo qui per manifestare solidarietà a tutti, dalle donne che subiscono violenza e maltrattamenti a chi è senza lavoro e si trova in difficoltà. Questa è una giornata per tutti».

Foto4LIBERA DI PORTARE IL VELO
T. indossa una maglietta blu e porta gli occhiali da sole. Glieli ha regalati la madre, che li portava quando aveva la sua stessa età. Ha 24 anni, studia architettura ed è venuta a sfilare da sola: «La discriminazione passa, oggi, anche dalla richiesta di ‘bella presenza’ per lavorare in un locale. A un uomo, sicuramente, non viene chiesta la stessa cosa».
In mezzo alla folla, con la sua bicicletta, cerca di farsi strada A. Ha 16 anni ed è nata in Italia. Ha le labbra carnose e le ciglia lunghe. Il suo sguardo profondo è incorniciato da un velo chiaro, color panna: «Sono qui per ribadire, ancora una volta, a voce alta, che io valgo esattamente quanto un uomo». È musulmana e porta il velo: «Spesso vengo accusata di farmi sottomettere solo perché ho fatto questa scelta, ma vorrei che fosse chiaro che io non mi faccio mettere i piedi in testa proprio da nessuno». Indossa l’hijab per scelta, per un forte senso di appartenenza: «Per me è un simbolo: voglio distinguermi dalla massa e lo faccio portando il velo. Sono donna e ragiono con la mia testa: noi musulmane dobbiamo essere le prime ad allontanare l’idea che le donne velate siano sottomesse, non è così».

Foto5 FEMMINISTI PER UN MONDO MIGLIORE
Tra i binari arrugginiti del tram, E. tiene in mano un cartello. Resta fermo, per qualche secondo in mezzo alla strada. Mostra a tutti uno slogan: «Feminist is a person who believes in the social, political and economical equality of sexes (Il femminista è una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica tra i sessi, ndr)». Ha 15 anni, frequenta il liceo scientifico ed è femminista. È italiano ma ha origini marocchine: «Sono in piazza per l’uguaglianza e contro ogni discriminazione, che purtroppo sono tante. Io sono femminista e lo sono anche molti amici miei». Spiega che la frase scritta sul suo cartello è della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, citata anche da Beyoncé nel brano Flawless.
G. frequenta la stessa classe di E., al liceo scientifico. È sua amica. «Il femminismo è una grossa responsabilità perché si batte per creare ciò che non abbiamo e che, invece, dovremmo avere, in quanto persone, esseri umani. Non è mai un peso, ma qualcosa che rende orgogliosi, perché stai rendendo questo mondo un luogo migliore».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 08-03-2017 08:14 PM


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