Da una piazza al mondo intero

Mercedes Funes, tra le donne fondatrici di Ni Una Menos, fa un bilancio sulla storia del movimento nato contro la violenza di genere: dall'Argentina si è diffuso ovunque, e sta sensibilizzando anche le forze dell'ordine.

mercedes funesNon c’è da esultare se tra il 2016 e il 2017 si è tornato a parlare dello slogan, poi diventato movimento, Ni Una Menos. Era stato coniato in Argentina per protestare contro la violenza di genere e si era poi esteso a tutto il Sudamerica. Ma negli ultimi tempi i femminicidi non si sono arrestati: tra i casi più eclatanti, il barbaro assassinio di Lucía Pérez, in Argentina, dove ogni 31 ore una donna viene uccisa. Per questo le donne sono state costrette a tornare in piazza e a gridarlo ancora più forte: «Ni Una Menos». Qualcosa, però, forse sta cambiando: «Ora le autorità argentine ci danno più ascolto».

UN PASSO ALLA VOLTA
A dirlo in un’intervista all’Ansa è Mercedes Funes, tra le dieci donne fondatrici del movimento: «Manca molto, ma i passi avanti ci sono stati». All’inizio, dietro quell’idea c’era solo un pugno di giornaliste che comunicava via chat. Pochi anni dopo, il movimento ha invaso le strade e le piazze di tutto il mondo. Ed è tornato a farsi sentire forte, fortissimo, l’8 marzo, in occasione della festa della donna. Ma Mercedes non vuole prendersi meriti che non sono suoi: «In realtà non è nata da noi ma l’anno scorso in Polonia».

TUTTE UNITE
Poco importa. L’aspetto fondamentale è che le donne di tutto il mondo, pian piano, sembra che si stiano finalmente rendendo conto le une delle altre. Perché, alla fine, sono vittime tutte di quei drammi che scaturiscono dalla violenza di genere, come dimostra l’estendersi «dei contatti con altri Paesi, inclusi i gruppi femministi italiani», continua Mercedes. In un’intervista a Ohlalà, Mercedes nel 2015 ripercorreva come all’interno del movimento sia sempre facile trovare un accordo, anche quando passa per discussioni accese che scaturiscono dall’eterogeneità delle donne che vi prendono parte. Una caratteristica che non è cambiata, ma forse è proprio per questo che il movimento è così vitale e agguerrito: «Solo per fare un esempio, c’è chi è favorevole all’aborto e chi no». Ma tutte, tutte, sono d’accordo su una cosa: la violenza di genere deve finire.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 08-03-2017 06:55 PM


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