Nostre signore della Cultura

di Francesca Guinand
Alla vigilia dell'8 marzo nasce la Consulta femminile del Vaticano promossa dal cardinale Ravasi: 37 donne di fedi e mestieri diversi, da Monica Maggioni a Nancy Brilli. A tu per tu con una di loro.

bodaSono cristiane, musulmane, ebree, non credenti e poi ricercatrici, giornaliste, dirigenti, suore, esperte di digitale e docenti, sportive, intellettuali e manager. Lavinia Biagiotti, Nancy Brilli, Maria Rita Parsi, Fion May, Monica Maggioni. Sono sono alcune della carica delle 37 donne neo nominate che il monsignor Ravasi ha voluto per la «Consulta femminile» appena nata presso il Pontificio Consiglio della Cultura. Poi Giorgia Abeltino, Direttore Public Policy del Google Cultural Institute, Ida Del Grosso, Direttore Reggente della Casa Circondariale Femminile Roma Rebibbia, Shahrazad Houshmand, teologa Iraniana e tante altre.
«Nel mio Dicastero», ha spiegato il Cardinale all’agenzia Sir, «non avevamo nessuna donna a livello dirigenziale, ma, stando alla Bibbia, in questo modo mancava l’immagine di Dio. Come ben sapete, in Genesi si dice che Dio creò l’uomo a Sua immagine, maschio e femmina li creò. E questo non perché Dio sia bisessuale o sessuato, ma perché la relazione di coppia è generativa in tutti i sensi ed è radice di amore,». Così, nel 2017, nasce la Consulta femminile in un Consiglio Pontificio.

UNI SGUARDO FEMMINILE SULLA REALTÀ
Nel gruppo delle 37 c’è anche Giovanna Boda, capo dipartimento del Dipartimento della Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha raccontato a LetteraDonna che «la nuova Consulta si propone di portare uno sguardo femminile su una realtà contemporanea che vede tante diversità: nel lavoro, nella società, nelle religioni».

DOMANDA: Siete 37 donne. Che cosa avete in comune?
RISPOSTE: Siamo impegnate in vari settori e di fedi diverse, ma unite nel dialogo e nell’ascolto delle tante e nuove istanze sociali nell’ottica dell’impegno verso l’altro e verso i giovani. Come ha spiegato la presidente della Consulta Corradi, ci poniamo in dialogo per un nuovo patto con gli uomini sia nel pubblico che nella famiglia.
D: A quando il primo incontro ufficiale?
R: Entro marzo i quattro tavoli di lavoro aperti alla vigilia dell’8 marzo dovranno riunirsi: ognuna di noi ha dato la sua disponibilità, dobbiamo solo fissare una data.
D: Tra i quattro tavoli – andare incontro ai giovani, superare le disparità di accesso al lavoro e di remunerazione, sostenere la presenza positiva delle donne nelle religioni e gettare un ponte verso le culture maschili a quale tiene di più?
R: A quello sui giovani, anche perché anche il Piano Antiviolenza ha al suo interno un’azione sui ragazzi. Per me, ex direttore generale al MIUR, questi tavoli di lavoro sono un’occasione e un’opportunità per far progredire il dialogo.
D: Questo dialogo è stato messo in stand by per un giorno dallo sciopero mondiale, in Italia accolto dal Movimento Non Una di Meno, per l’8 marzo. Che ne pensa?
R: Non mi permetto di giudicare chi aderisce a questa grande manifestazione, ma nella Festa della donna io lavorerò: sarà un onore essere presente ai festeggiamenti al Quirinale. Quindi sono d’accordo con la ministra Valeria Fedeli: non aderisco e preferisco lavorare perché le donne possano così realizzare i loro percorsi, per aiutare quelle in difficoltà, vittime di violenze a trovare risposte forti. Ho chiesto anche un confronto con la delegazione di Non Una di Meno: voglio ascoltarle.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 07-03-2017 05:52 PM


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