La sottomissione è negli occhi di chi guarda

di Giusy Gullo
Scandalo in Francia. La nuova campagna di Yves Saint Laurent ha scosso fortemente le coscienze che abitano il pudico Paese d'oltralpe (e non solo). Ma perché? L'opinione.

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Attenzione, attenzione. Scandalo in Francia. La nuova campagna di Yves Saint Laurent ha scosso fortemente le coscienze che abitano il pudico Paese d’oltralpe (e non solo). Due le immagini contenute nel lancio pubblicitario finite sul banco d’accusa. In una si vede una modella in pelliccia che posa sdraiata a gambe aperte, con calze a rete e rotelle sui tacchi, nell’altra l’indossatrice è a faccia in giù su uno sgabello.

Le scene in questione sono state considerate da molti «umilianti e degradanti per le donne» e hanno scatenato una vera e propria rivoluzione (a colpi di tweet, of course). Sulla questione è intervenuto anche Stephane Martin, a capo dell’autorità che controlla la pubblicità in Francia: «La réclame rappresenta una grave violazione delle norme stabilite dall’industria della pubblicità per mantenere ‘la dignità e il rispetto della persona’».

Tra gli indignati dentro e fuori dal web, le ‘femministe’ sono ovviamente in prima linea. Per Raphaëlle Rémy-Leleu, portavoce dell’associazione Osez le féminisme, «questa campagna spunta tutte le caselle di una pubblicità sessista: ipersessualizzazione, donna ridotta a oggetto e posizione di sottomissione». È proprio su questo ultimo elemento, quello della ‘sottomissione’, che si sono concentrate la maggior parte delle critiche.

Ora la domanda è una e una sola: perché? Le immagini a occhio ‘nudo’ (privo cioè di pregiudizi e convinzioni) sono bellissime e le modelle sembrano tutt’altro che sottomesse: in una, la protagonista guarda in camera con un atteggiamento sensuale e sicuro di sé. Nell’altra, più ‘artistica’, la modella è curva sullo sgabello, in una posizione che sottolinea tutta l’armonia del suo corpo. È molto magra, sì: e allora? Chi parla di ‘sottomissione’ fa ovviamente poi riferimento all’erotizzazione dello scatto, che richiamerebbe una sorta di ‘supremazia’ maschile. Ma siamo seri: davvero qualcuno pensa ancora che il ‘potere’ degli uomini possa esprimersi in una posizione sessuale? Poteva essere così a inizio ’900, quando un marito tornando a casa poteva imporre alla moglie di far sesso come, quando e quanto voleva lui. Ma oggi questo tipo di considerazione non ha senso, la donna vive la sua sessualità da parte ‘attiva’: spesso ama ‘dominare’ il suo uomo e altrettanto spesso adora sentirsi dominata, lasciandosi andare al più totale, liberatorio, piacere. Lo scambio è reciproco, e in entrambi i casi, la volontà e la ‘gioia’ di lei sono centrali non meno di quanto lo siano quelli di lui. Volgarmente: mettersi a ‘pecorina’ non significa ridursi a sex toy, tutt’altro.

Se poi quando si parla di «donna ridotta a oggetto» si sta criticando, inconsapevolmente, il lavoro di mannequin (indossatrice, in francese), forse il problema è più grave di ciò che sembra. Le modelle, per lavoro, fanno questo: pubblicizzano un marchio tramite il loro corpo e la loro sensualità. Inutile star sempre a fare polemica: sarebbe anche arrivata l’ora che le sedicenti femministe smettessero di moralizzare tutto ciò che passa sotto il loro occhio rigido. Evidenziare la sensualità e la bellezza della donna non è degradante, né in alcun modo rivela un qualche tipo di sudditanza o subordinazione. Anzi.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 07-03-2017 05:20 PM


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