«Non siamo la clinica della morte»

di Eloisa Covelli
La dipartita di Dj Fabo ha acceso i riflettori su Dignitas, la onlus che si occupa del suicidio assistito. Li abbiamo contattati per avere qualche chiarimento: ecco che cosa ci hanno spiegato.

dignitasLa vicenda di Dj Fabo, che è dovuto andare in Svizzera per vedere rispettata la propria volontà di morire dopo anni passati in uno stato di cecità e tetraplegico, ha portato sotto i riflettori Dignitas, l’associazione che ha aiutato Fabiano Antonini a porre fine alla propria vita. Negli stessi giorni, però, sono circolate molte notizie approssimative, se non addirittura false. Poiché quello del fine vita è un tema delicato, che può e deve essere affrontato da diversi punti di vista e dove le sfumature di significato sono importanti ai fini della discussione, abbiamo contatto la stessa Dignitas, che ha voluto fare chiarezza su alcuni aspetti.

VIVERE E MORIRE CON DIGNITÀ
«Dignitas non è una clinica, ma un’associazione senza scopo di lucro», precisano via mail. Il nome completo, che la dice lunga sul suo operato, è ‘Dignitas – Vivere con dignità, morire con dignità’. Non ci sono medici, né infermieri. In Svizzera, infatti, il suicidio assistito viene praticato a casa.

NON SI PRATICA L’EUTANASIA
La morte scelta da Dj Fabo, così come da tanti altri che si rivolgono a Dignitas, «non è eutanasia, ma suicidio assistito (per capire la differenza leggete anche la nostra intervista a Francesco D’Agostino, ndr)». Sostanzialmente non c’è nessun operatore della morte, ma è il paziente stesso a porre fine alla propria vita. Il termine che Dignitas preferisce è «accompanied suicide», suicidio accompagnato: ovvero un suicidio consapevole, su cui si è ampiamente riflettuto. Nel caso di Dj Fabo, infatti, è stato lui stesso con un morso ad azionare il pulsante che ha messo in circolo nel suo organismo la dose letale.

PIENA CAPACITÀ DI GIUDIZIO
In Svizzera, precisano ancora quelli di Dignitas, viene consentito il ‘suicidio accompagnato’ solo appunto a coloro che sono in grado di procurarsi la morte da soli e hanno piena capacità di giudizio. La persona non è lasciata in solitudine, ma mette fine alla propria vita «in compagnia di parenti e amici (anche se, per evitare problemi con la giustizia italiana, la fidanzata di Fabo non ha potuto accompagnarlo, ndr)».

PREVENZIONE DEL SUICIDIO
Contrariamente a quello che si pensa, il principale lavoro di Dignitas è quello di prevenire i suicidi. Ogni giorno, l’associazione viene contattata da persone che vogliono informazioni. Alcuni soffrono di malattie terminali e vengono dirottati verso le cure palliative, che lasciano in vita il paziente alleggerendo o eliminando il dolore. Anche i medici si rivolgono a Dignitas per capire come aiutare i pazienti che soffrono.

I TURISTI DELLA LIBERTÀ
L’obiettivo dell’associazione non è quello di attrarre turisti del suicidio in Svizzera. «Termine orribile», che secondo Dignitas andrebbe sostituito con ‘turisti della libertà’. La finalità è spingere gli altri Paesi ad adottare delle norme sul fine vita. Quindi Dignitas mira a «scomparire» una volta portato a termine il proprio obiettivo.

QUESTIONI IRRISOLTE
La onlus svizzera, malgrado il risalto mediatico, è composta da poche persone. Non ha un complesso apparato amministrativo ed economico alle spalle. È nata anche per porre l’accento su alcune questioni irrisolte. Come l’eccessivo costo delle cure, la presa in carico degli anziani, e ovviamente, come la chiamano loro, «the power question». Ovvero chi decide su chi. Politici e chiesa? O i cittadini stessi? Tema che, forse, sarebbe ora di trattare seriamente anche in Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 28-02-2017 03:03 PM


Lascia un Commento

*