Con Dj Fabo fino all'ultimo

Gli studi di criminologia, l'impegno in cause sociali a favore dei bambini più poveri. Poi l'incidente del fidanzato Fabiano Antoniani, che l'ha spinta a tornare sul ring come pugile. Chi è Valeria Imbrogno.

fabo-libero-2-1024x538«Vorrei che questa notte non finisse mai». È il messaggio d’addio, affidato a Facebook, con cui Valeria Imbrogno ha salutato il suo fidanzato Dj Fabo, diventato cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, e morto in Svizzera il 27 febbraio 2017 per propria scelta. Valeria, però, non ha potuto accompagnare l’uomo che amava nel suo ultimo viaggio o, come Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni, al ritorno in Italia avrebbe rischiato dodici anni di carcere per aiuto al suicidio.

IL RITORNO AL PUGILATO
Una scelta che deve essere costata tantissimo a Valeria, donna abituata a lottare e a non cedere di un millimetro. Nella sua vita, infatti, c’è anche il pugilato: il suo ultimo successo risale a giugno 2016, quando ha conquistato il titolo di campionessa europea nella categoria minimosca. Ma già da un anno, se non più, nelle cronache era nota come «la pugile che lotta per l’eutanasia» (tema su cui ci siamo confrontati con il giurista Francesco D’Agostino).

GLI RACCONTAVA OGNI INCONTRO
Anche se, in realtà, dopo un primo approccio al ring all’età di 18 anni, aveva smesso di lottare. Ha ricominciato proprio dopo l’incidente di Dj Fabo: «Io, dopo ogni allenamento e ogni incontro, corro a casa e gli racconto tutto. Mi sforzo di non dimenticare nessun particolare, affinché possa ricostruirsi le scene», raccontava nel 2015 in un’intervista al Corriere della Sera.

INCANALARE LA RABBIA
«Ne ho all’infinito, di rabbia, per quanto è capitato al mio compagno e per altre disgrazie che hanno riguardato la mia famiglia…», diceva allora, raccontandosi. E spiegando come anche grazie al pugilato è riuscita a incanalarla, quella rabbia, mutandola in uno stile di boxe attendista, che studia l’avversario per sferrare pochi colpi, ma ben piazzati.

DA UNA BATTAGLIA DI CIVILTÀ ALL’ALTRA
Prima di tornare alla boxe, però, Valeria aveva studiato psicologia per specializzarsi poi in criminologia, lavorando anche nel carcere di Bollate in una sezione particolarmente impegnativa, quella dei detenuti per reati sessuali. Non solo: Valeria aveva dato vita a diversi progetti che si propronevano, attraverso lo sport, di aiutare i bambini delle aree più povere del mondo. Poi è arrivato l’incidente di Fabo, che ha cambiato radicalmente i progetti di entrambi e li ha uniti in una nuova battaglia. Che hanno combattuto insieme fino alla fine, o quasi. Sconfitti solo da un Paese che non voleva lasciare a Fabo la libertà di decidere di che morte morire.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 28-02-2017 12:42 PM


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