Infiltrata tra gli aborigeni

di Anna Luciani
Il viaggio di Anna e Simone presegue verso Nord, dove si immergono nella natura mozzafiato e nella suggestiva cultura autoctona. Il decimo racconto per la rubrica La mia Australia.

L’avventura australiana di Anna a Simone continua. Dopo un tour all’insegna di isole mozzafiato il viaggio presegue verso Nord, tra natura e cultura autoctona. Il decimo racconto per la rubrica La mia Australia.

A1Siamo partiti da Townsville sotto un diluvio universale che dava ufficialmente il via alla stagione delle piogge, i tergicristalli si sono rotti dopo i primi 200 metri e nessuno dei couch contattati ci aveva risposto. Insomma, arrivare a Cairns è stata un’avventura. Avevamo quasi pensato di saltare la tappa e dirigerci verso il centro dell’Australia, ma per fortuna alla fine siamo rimasti fedeli ai piani originali: avremmo perso una delle tappe più speciali del viaggio. Il Nord del Queensland, Cairns e la Daintree Forest, sono luoghi importanti. Importanti paesaggisticamente, perché qui la natura australiana raggiunge uno splendore unico.

LO SPETTACOLO DELLA BARRIERA
Da Cairns o Port Douglas, poco più a Nord, è possibile raggiungere la Great Barrier Reef. È la barriera corallina più estesa del mondo, occupa una superficie pari a quella del Giappone e non vi dico cosa significhi immergersi nelle acque di uno dei mille e più atolli che costellano la costa. Coralli di ogni genere e dimensione, pesci coloratissimi, simpatici «nemo» (pesci pagliaccio) arancioni e bianchi, ma anche parrot fish, giant clams (conchiglie giganti) che si chiudono al passaggio di novelli sub, tartarughe marine in cerca di qualche prelibata medusa da mangiare… E qui le meduse certo non mancano! Per immergersi nelle acque a largo di Cairns è necessaria una muta totale (mani, piedi e testa compresi): d’estate, quando l’acqua diventa (piacevolmente) più calda, il rischio di meduse assassine è altissimo.
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Il mare e la vita subacquea di questa regione credevo fossero l’unica attrazione. Viaggiando con il couchsurfing invece, ci siamo resi conto che si tratta solo di quella più turistica e conosciuta. L’entroterra, nel Nord del Queensland, è ricco di paesaggi pazzeschi: montagne di origine vulcanica dalla forma perfettamente conica percorse da fiumi stracolmi di acqua e da imponenti cascate imponenti mozzafiato. Le nostre guide speciali sono stati Andrew e Relika, che vivono qui e ci hanno ospitato.
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LA VERA CULTURA AUSTRALIANA
Questi sono però anche luoghi importanti culturalmente. Qui la tradizione aborigena, nonostante gli stermini in termini di patrimonio umano e culturale, è stata preservata per generazioni, le leggende sono state tramandate di padre in figlio e ancora oggi la popolazione parla la propria lingua.
A Newell, 80 chilometri a Nord di Cairns, nella sua casa sul mare, circondati dalla rainforest e ai piedi del Daintree National Park, siamo stati ospiti di Jinkalmu, un australiano aborigeno. Bianco come il latte, occhi azzurri e capelli chiari, appartiene al popolo Kuku Yalanji, che da sempre vive nella regione compresa tra Mossman Gorge e Cape Tribulation. I suoi genitori sono nati in quella che storicamente è stata chiamata «epoca degli Stolen Children». Fino ai primi decenni del ‘900, i bambini nati da coppie aborigene o da relazioni tra aborigene e uomini bianchi, venivano sottratti alle famiglie e messi in orfanotrofi o presso famiglie bianche, in modo che potessero imparare la «vera» cultura, e impedendo così che le tradizioni aborigene potessero essere tramandate. In questo modo, regioni come la Tasmania, o l’isola di North Stradbroke Island, hanno visto lo sterminio culturale e umano quasi totale delle proprie popolazioni indigene. Nel Nord dell’Australia invece, nonostante l’oppressione e grazie soprattutto alla foresta, nella quale gli aborigeni potevano nascondersi e sopravvivere, gran parte della cultura è stata preservata. Ciò spiega perché da due genitori dai caratteri aborigeni (seppur non marcatissimi) sia nato un bimbo dai tratti europei. E spiega anche perché Jinkalmu, pur avendo un aspetto occidentale, appartiene alla tribù dei Kuku Yalanji, ne conosce le tradizioni e ne parla perfettamente la lingua (che uno dei suoi avi riuscì persino a tradurre in inglese realizzando personalmente un vocabolario). La lingua aborigena ha un suono affascinante, che sembra uscito dalla natura stessa. È composta di parole dalla musicalità rotonda, morbida: gorgheggi di uccelli avvolti da suoni più legnosi. Quando parli una lingua aborigena parli di natura, parli di fauna e flora, parli con l’ambiente e dell’ambiente. Ogni nome dato a luoghi o cose ne evoca le caratteristiche più intrinseche (a differenza dei nomi dati in lingua inglese, spesso semplici tributi a personaggi politici illustri completamente estranei ai luoghi cui prestano il nome!).
a6LA DAINTREE FOREST
Il nostro percorso è proseguito fino a una una delle foreste pluviali più antiche, importanti e inaccessibili del pianeta: laDaintree Forest
Qui sono state scoperte 11 delle 13 famiglie da cui deriverebbero tutte le piante del pianeta. La 12esima è in fase di accertamento: se fosse confermata la Daintree Forest diventerebbe la madre di tutta la vegetazione esistente sulla terra. La natura, qui, è davvero selvaggia e a volte inaccessibile: spiagge abitate da coccodrilli (vietatissimo fare il bagno), ma anche piante urticanti (Stinging Tree) che, se toccate inavvertitamente provocano dolori fortissimi che durano per mesi. Nonostante questo, osservando attentamente l’ambiente, ci si rende conto che la natura offre tutto il necessario per la sopravvivenza anche dell’uomo. Basta conoscerla e rispettarla, così come han sempre fatto gli aborigeni. Esistono piante, come la Black Palm, il cui legno veniva utilizzato per creare utensili e recipienti. Le foglie della Fan Palm invece, perfettamente rotonde e dalla superficie che sembra plastificata, erano utilizzate come «ombrello» di fortuna, in caso di acquazzoni improvvisi, o per costruire i tetti delle abitazioni.
a8LA CONDIVISIONE NON È SCONTATA
La cultura aborigena ha una spiritualità forte, che ha una dimensione spazio temporale diversa dalla nostra. Tutta la storia e la cultura aborigena iniziano nel Dreamtime, il tempo del sogno. Il tempo in cui il mondo è stato creato, e così tutti gli esseri viventi: l’uomo, gli animali e la natura. Il Dreamtime è il tempo a cui appartengono tutte le leggende che raccontano la creazione, ma che spiegano e regolano anche i rapporti tra le persone e tra l’uomo e la natura e l’ambiente in cui vive. Di questi racconti solo una parte può essere condivisa con le persone non aborigene. Jinkalmu appartiene a una popolazione la cui cultura è sopravvissuta allo sterminio e questo gli permette di condividere, anche con noi, parte della sua storia e delle sue tradizioni. Ma normalmente non è così, e finalmente abbiamo capito perché a North Stradbroke Island, Brian e Mark non potevano raccontarci nulla delle loro tradizioni: l’invasione europea ne ha cancellato quasi tutta la storia, e quello che rimane è custodito e tramandato unicamente da padre in figlio.

PURIFICARE GLI SPIRITI
La sera, davanti ad un falò acceso nel giardino, dopo aver purificato lo spirito avvolgendosi nel fumo che usciva dal fuoco, Jinkalmu ci ha raccontato che attorno a noi esistono tantissimi spiriti di bambini appartenenti al Dreamtime che ancora devono nascere. La madre e il padre aiutano questi spiriti a venire sulla terra nel luogo che hanno prescelto. Quello è il luogo a cui appartengono, in cui trovano il senso della loro esistenza. Nel momento in cui si viene sradicati dal proprio luogo si perde la direzione, il senso dell’andare, e questo è ciò che è successo a tanti aborigeni che oggi vivono in città, lontano dalle radici, dalle tradizioni e dalla propria cultura.

a11FAMIGLIA E TRADIZIONE
A differenza di tante persone aborigene incontrate lungo il viaggio, tutti gli aborigeni della comunità Kuku Yalanji che abbiamo conosciuto qui erano avvolti da una serenità evidente e positiva, integrati nella comunità e custodi orgogliosi e felici di una tradizione ricca e preziosa, legata a queste zone. Quando un bimbo nasce, solitamente la nonna pronuncia a voce alta diversi nomi ed è il neonato stesso a «scegliere» (urlando o piangendo nel momento in cui viene detto) quello che lo rappresenta. Ogni nome descrive particolari caratteristiche di forza, tenacia, intelligenza, riferendosi al mondo animale e vegetale. Le famiglie aborigene hanno una struttura complessa, fatta non solo di legami di sangue, ma anche di senso di responsabilità e rispetto. I più forti e i più giovani si prendono cura dei più deboli, siano essi piccoli, oppure molto anziani. E pensate che non esiste il bisnonno perché un nonno, col passare degli anni, diventa di nuovo nipote e figlio, proprio per la sua necessità, invecchiando, di cure e attenzioni. Sono famiglie in cui i fratelli e le sorelle non sono solo quelli nati dagli stessi genitori, ma anche persone in cui il nostro spirito riconosce un compagno, una condivisione spontanea di valori e sentimenti.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 24-02-2017 01:40 PM


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