«Le Iene, adesso raccontate la realtà»

di Giusy Gullo
Un servizio del noto programma rischia di far saltare alcuni importanti progetti contro le discriminazioni. Intervista a Cathy La Torre, vicepresidente del Movimento italiano transessuali.

cathy la torreChe Le Iene in alcuni casi trattino gli argomenti di cui si occupano con un po’ di superficialità non è cosa del tutto nuova. E un servizio andato in onda di recente sembra darne conferma. Durante il programma di Italia Uno, infatti, Filippo Roma ha accusato l’Unar (Ufficio antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio) di aver finanziato con un bando – tra le altre – un’associazione gay (Anddos) a cui fanno capo circoli nei quali sembra si pratichi prostituzione maschile. Inoltre, secondo la trasmissione, il direttore dell’Ente Francesco Spano – che dopo il polverone si è dimesso parlando di ‘macchina del fango’ – sarebbe socio della stessa associazione e quindi in conflitto di interesse.

LE REAZIONI
Un servizio, quello mandato in onda, che ha attirato numerosi attacchi da parte del centrodestra e del M5s i quali, veloci come la luce, hanno colto l’occasione per ‘sparlare’ dell’ente coinvolto: «l’Unar è una vergogna da abolire», ha detto il senatore di Forza Italia Lucio Malan. «È  inutile, costoso e dannoso», ha aggiunto Gaetano Quagliarello di Idea. Dall’altra parte, è intervenuto Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, il quale ha affermato che il servizio delle iene ha «innescato una macchina del fango ignobile, subito cavalcata dagli omofobi di professione, dentro e fuori il Parlamento». E sul ritiro del direttore ha aggiunto che «serve a ristabilire la serenità necessaria a far proseguire il lavoro importante di Unar».

ORA RISCHIANO DI SALTARE DECINE DI PROGETTI IMPORTANTI
Sulla stessa linea Cathy La Torre, avvocata, cofondatrice di Gay Lex e vicepresidente del Movimento italiano transessuali (Mit, una delle associazioni che hanno partecipanto – e vinto – al bando), che con un post su Facebook ha sottolineato il rilievo di un bando che finanzia con un milione di euro decine di progetti volti alla lotta delle discriminazioni, basate sulla razza, sull’origine etnica, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere: «Fra gli aggiudicatari ci sono anche Croce Rossa Italiana, Cospe, Comunità di Sant’Egidio, Romni Onlus, A Buon Diritto, Uisp, Zero Violenza, Mondo Movimenti Laici, tutte realtà che hanno presentato progetti di altissimo valore sociale e la cui finalità è migliorare la vita di tutti/tutte noi combattendo le discriminazioni».

RISE THE DIFFERENCE
E soprattutto c’è, primo arrivato in graduatoria, Rise the Difference, un progetto pilota  - ideato proprio dal Mit in collaborazione con la cooperativa Camelot, il Centro risorse Lgbt e sostenuto dal Comune di Bologna – sulla nascita di una casa di accoglienza per persone LGBT richiedenti asilo perché in fuga da territori nei quali la loro identità può condurle a discriminazioni e violenze di ogni tipo e, in alcuni casi, anche alla morte.

«SIAMO AL BUIO»
Il polverone che si è alzato dopo il servizio delle Iene, dunque, potrebbe far saltare non soltanto il progetto relativo all’Anddos, ma anche tutte le altre iniziative – in alcuni casi di importanza vitale – promosse dalle associazioni appena citate. Per ora, ha detto La Torre a LetteraDonna, sembra che l’intezione sia quella di revocare i fondi solo all’associazione ‘incriminata’ ma ,sottolina l’avvocata «noi altri vincitori non abbiamo ancora avuto nessuna notizia quindi speriamo che non venga sospeso anche il nostro progetto che non c’entra nulla con il servizio delle Iene. In ogni caso allo stato attuale non siamo stati rassicurati su questo, siamo al buio».

«NOI NON ABBIAMO SCOPO DI LUCRO»
Il bando, precisa La Torre, era rivolto solo ad associazioni iscritte a una lista (depositata presso l’Unar) di 550 associazioni attive nel campo della discriminazione, dalla disabilità ai diritti Lgbt. Ognuno degli iscritti dichiara di avere finalità conformi alle richieste, tra cui c’è anche quella di essere associazioni senza fini di lucro. È probabile, quindi, che Anddos sia stata ‘scartata’ perché è venuto fuori che «non risponde ai requisiti, avendo, forse, scopi commerciali». Qualcosa che però non riguarda assolutamente il Mit: «Noi viviamo finanziamente pubblici o privati, siamo un consultorio».

L’IMPORTANZA DI UN ‘CONTROSERVIZIO’
La vicenda inoltre dà una fotografia molto parziale del mondo LGBT, mostrandolo soltanto nel suo aspetto ludico-ricreativo, che pure c’è, ma non è il solo. La richiesta che quindi La Torre fa alle Iene, è quindi quella di fare un’informazione corretta e quindi completa, attraverso un controservizio che mostri anche tutti gli altri aspetti di cui si occupano le associazioni Lgbt, a partire, ad esempio, dall’attenzione alla sicurezza e alla saluteAltrimenti «si rischia di assimilare tutto a una parzialità» rischiando, in questo caso, di far saltare progetti che hanno impatto reale sulla vita della gente: «Se questa cosa non dovesse partire, due persone che eravamo pronti ad accogliere si troverebbero bloccate in Giordania e in Libia, dove sono agli arresti domiciliari in quanto trans. Un rischio reale per la loro vita».

SAREBBE IL SECONDO IN EUROPA
L’iniaziativa doveva prendere piede concretamente ad aprile, ma è probabile che, anche nel caso in cui tutto andasse bene, i tempi possano allungarsi un po’. Se invece i fondi non dovessero arrivare, si perderebbe la chance di portare avanti un progetto importante che darebbe all’Italia il vanto di ospitare il secondo centro d’accoglienza in Europa per persone LGBT in cerca di riparo. Ce n’è soltanto un altro, ed è a Berlino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 23-02-2017 06:51 PM


Lascia un Commento

*