Al Festival il suo cuore batte per due

di Andrea Cominetti
Non salirà sul palco, ma i suoi testi sì. Quelli scritti per Giusy Ferreri e Alessio Bernabei. Nonostante il successo da autore, però, Roberto Casalino ha ancora un sogno nel cassetto. L'intervista.

casalinoQuando il 7 febbraio il Festival di Sanremo aprirà ufficialmente i battenti, il cuore di Roberto Casalino sarà diviso a metà. Batterà da una parte per Giusy Ferreri, per cui ha scritto il pezzo Fa talmente male – «sono tre parole, non due come si era scritto all’inizio, anche se proprio su questo abbiamo giocato» -, dall’altra per Alessio Bernabei, di cui ha composto il testo di Nel mezzo di un applauso. Tra gli autori più prolifici e di successo della scena musicale italiana, fa sorridere pensare che Casalino, 37 anni, inizialmente non avesse alcuna intenzione di dare i propri pezzi ad altri: «Poi, però, ho visto X Factor, mi sono innamorato della voce di Giusy Ferreri e ho presentato una canzone che avevo scritto nel 2005 (Non ti scordar mai di me, ndr) e che è diventata un successo nel 2008».

DOMANDA: Se lo aspettava?
RISPOSTA:
No, assolutamente. Ero molto disilluso in quel periodo e anche se Giusy era evidentemente molto forte non ci trovavamo in un momento storico in cui chi usciva dal talent otteneva fortuna discografica. Con lei è successa una magia, sono quei miracoli che si verificano una volta ogni tanto. E, infatti, io e lei siamo molto allineati da un punto di vista emotivo. È come se ci fossimo lanciati a vicenda.
D: Prima non aveva mai scritto nulla?
R:
Soltanto una canzone per gli Mp2, un gruppo musicale di Torino, e un’altra per Syria, entrambe scritte a quattro mani con Tiziano (Ferro, ndr). Ma il successo e la notorietà li ho ottenuti con Non ti scordar mai di me.
D: Per Giusy ha poi scritto molte altre canzoni, tra cui quella che presenterà sul palco dell’Ariston.
R:
È un brano che in qualche modo unisce il gusto retrò dei suoi primi singoli, con un andamento molto energico. Una sorta di Novembre del 2017, in grado di far ballare e far cantare. Sono molto orgoglioso di questa canzone, firmata nella musica con Takagi e Ketra e Paolo Catalano.
D: Quella di Alessio Bernabei, invece, com’è?
R:
 È stata musicata con Dario Faini e Vanni Casagrande ed è il giusto seguito di Noi siamo infinito, con un atteggiamento un po’ più intimo e diversi momenti di atmosfera. Se quella di Giusy tratta la malinconia della rivalsa, quella di Alessio è un inno all’amore che viene scoperto nei dettagli. Ha un messaggio molto positivo e solare.
D: È proprio sicuro di non avere una preferenza?
R:
No, sono due parti del mio cuore, voglio bene a entrambe. Spero possano piacere, indipendentemente da Sanremo, che riescano ad avere una vita autonoma. È quello che auguro a ogni mio brano.
D: Non ha, in generale, una canzone a cui è più legato delle altre?
R:
Per un motivo o per un altro, ognuna si è ritagliata uno spazio dentro di me. Diciamo che emotivamente sono molto legato a Ti porto a cena con me (che Giusy ha cantato a Sanremo 2014), un brano che faccio fatica a cantare senza commuovermi ogni volta.
D: Con gli artisti a cui cede i suoi pezzi che rapporto si crea?
R:
Con alcuni leghi maggiormente, con altri instauri un semplice rapporto di lavoro basato sulla stima. Io sono comunque un tipo discreto, me ne sto molto al mio posto, non invado gli spazi altrui.
D: Neanche quando le sue canzoni vengono interpretate in modo totalmente diverso da quello che aveva in testa?
R:
Fortunatamente non è mai successo. Ho un rapporto molto stretto con il mio editore, che sente le canzoni e – quando deve decidere a chi darle – non pensa soltanto a chi può essere adatto, ma proprio a chi è in grado di ritrovarsi in quelle parole.
D: Come nasce un brano di successo?
R:
Chiaramente non ho la ricetta della canzone perfetta né del suo successo, che spesso non dipende neppure solo dalla canzone. Il mio compito, per me stesso, è di scrivere in modo autentico, riuscendo a raccontarmi e a capirmi. È il mio messaggio che arriva alle persone, per questo non credo nei pezzi nati a tavolino.
D: È difficile staccarsi da un proprio brano?
R:
Non ti stacchi mai da nessun brano, anche se è un altro a interpretarlo rimane tuo. Arriva a diventare, anzi, la canzone di tutti quelli che l’ascoltano e l’apprezzano. Si trasforma in un bene universale.
D: Lei, oltre che autore, è anche cantante. Come sceglie quali brani dare e quali tenere?
R:
Ci sono canzoni che scrivo appositamente per quello che è il mio progetto e quelle me le tengo. Le altre, invece, le propongo e vedo se trovano l’interprete giusto. Infatti è anche capitato che tornassero da me: le canzoni sono una fotografia di un determinato momento della vita, possono passare, ma risultare anche sempre molto attuali.
D: Su questo fronte, quello del canto, ha qualcosa in ballo?
R:
Sto lavorando a delle cose, mi sto riappropriando di sonorità che avevo lasciato in cantina da diversi anni, ma è ancora tutto in cantiere. Mi sto prendendo il mio tempo, in totale tranquillità, ora professionalmente sono sereno.
D: Al Festival come cantante, invece, ci ha mai pensato?
R:
Sì, ci ho pure provato, ma non ci sono mai riuscito. Ora, in verità, sono diversi anni che non tento più, per i Giovani sono pure fuori target d’età, però mai dire mai.
D: Le piacerebbe?
R:
Sì, chiaramente. Vivo bene anche senza, ma è uno dei miei sogni.
D: Ormai manca poco al debutto. Già ce l’ha un po’ d’ansia?
R:
No, non ancora, penso che quella arriverà direttamente la sera del 7. Voglio essere anche un po’ fatalista: in fondo, l’esito di una gara e di una canzone è qualcosa che non posso controllare.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 07-02-2017 03:50 PM


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