Orgoglio cougar

di Michi Gioia
Sempre più giovani preferiscono accompagnarsi a donne mature, considerate più assertive, consapevoli, meno timide, e più 'esperte' delle loro coetanee. Michi Gioia racconta la sua esperienza.

michi gioiaSe potessi raccontarvi la mia vita e voi, seguendo passo dopo passo le mie peripezie le ‘replicaste’ esattamente al contrario, conquistereste il mondo. Over sixty - ben portati grazie a un sapiente lifting fatto in America una ventina d’anni fa e non ancora del tutto ammortizzato – ho fatto la fortuna delle persone che mi stavano vicino, ma essendo masochista non certo di me stessa. Mi considero un po’ un’araba fenice, risorgo sempre dalle mie ceneri, ma come direbbe Forrest Gump, a questo punto «sono un po’ stanchina». (Micaela Gioia, scrittrice, signora dei salotti milanesi, ex Isola dei Famosi)

Di recente il DailyMail ha riportato i dati di uno studio americano secondo il quale un terzo delle donne single fra i 40 e i 69 anni frequenta uomini di almeno 10 anni di meno. Una notizia di certo non ‘nuova’ che mi ha subito riportato alla mente una ricerca condotta da CougarItalia qualche anno fa su un campione di maschi tra i 18 e i 28 anni. Da quell’indagine emergeva che più della metà dei giovani si innamora almeno una volta di una donna più grande e di questi una buona parte ha visto concretizzarsi tale desiderio in qualcosa di più serio. Gli intervistati sostenevano che gli uomini sono attratti dalle cougar perché le trovano più sicure, esperte e indipendenti. In particolare emergeva che per i più giovani le donne mature sono attraenti perché assertive, consapevoli, meno timide e meno inclini a giocare con  le emozioni maschili. Hanno aspettative più realistiche, nessuna ansia o insicurezza, non hanno bisogno del fidanzatino che le porti in giro e, ultimo per ordine ma non per importanza, sanno come rendere la camera da letto un luogo caldo e stimolante.

La disamina che ho fatto su questo argomento, nel prosieguo del mio viaggio, mi sarebbe stata molto utile per capire la psicologia dei miei corteggiatori ‘virtuali’, di cui il 30% aveva dai 20 ai 30 anni meno di me e tutte lo volte che glielo facevo notare rispondeva: «Per me non è un problema». Purtroppo per me sì (ma con riserva).

In effetti, nella mia onorata carriera alla ricerca del grande amore, la storia più importante era stata con un persona che aveva 20 anni più di me. Per me questo era ininfluente, tolto il fatto che essendo lui tutto proiettato sulla sua carriera aveva accantonato, fino al nostro incontro, la sua vita sentimentale. Dopo un po’ di anni capì che ogni lasciata è persa e tradendomi regolarmente recuperò tutto il tempo perduto, lasciandomi in un mare di lacrime. Fino a quando, come Celestino V, feci il ‘gran rifiuto’ e me ne andai per la mia strada.

Dopo una decina di anni, durante i quali c’erano stati alcuni giri in giostra (ma senza molta sostanza), la sera del’11 novembre, giorno del mio compleanno, sei amici mi invitarono al ristorante. Cinque li conoscevo da tutta la vita, mentre l’ultimo mi era sconosciuto, però essendo loro dichiaratamente gay, pensai che anche lui appartenesse alla stessa famiglia. La serata fu molto divertente, anche perché non dovendo fare la tacchina con nessuno fui particolarmente simpatica ed effervescente complice anche un ottimo champagne che mi avevano offerto. Lo sconosciuto si offrì di accompagnarmi in albergo e mentre guidava lo ispezionai con crescente curiosità. Alto un metro e 80, palestrato, viso simpatico e capelli sale e pepe, a mio parere poteva avere una decina di anni meno di me. Particolare importantissimo per i mie gusti: era napoletano. Arrivati all’albergo, dopo avermi aperto galantemente la portiera, mi accompagnò alla porta girevole e, senza darmi il tempo di ritrarmi, mi baciò con trasporto sulle labbra. Si voltò senza dire una parola e si infilò in macchina. Io entrai nella hall pensando che questo fosse il regalo di compleanno del mio santo protettore. Avevo tratto conclusioni troppo precipitose: no, non era gay per nulla. Una settimana dopo mi chiamò per dirmi che veniva a Milano e io lo invitai a casa mia. Il bacio era rimasto incollato nel mio cervello e aveva poi passato molto tempo in solitudine. Mentre in camera degli ospiti disfaceva la valigia vidi che aveva lasciato il portafogli sul cassettone dell’entrata. Ero curiosa di sapere quanti anni aveva. Detto, fatto. Presi la carta di identità: 30 di meno. Avevo appena letto l’articolo sulle cougar che ho citato in apertura, e trovandomi in quella situazione ebbi quasi un moto di compiacimento: come al solito stare negli schemi mi stava stretto.

La nostra storia iniziò per gioco e quando gli dissi la mie età rispose: «Allora? Hai due anni meno di mio padre e sei più grande di mia madre». Siamo stati insieme cinque anni e la prima cosa di cui mi convinsi fu che ogni giorno del nostro stare insieme poteva essere l’ultimo. Dopo un po’ di tempo trovò lavoro e (primo tra tutti quelli che avevo conosciuto) iniziò a versare ogni mese metà del suo stipendio per il nostro ménage. Non ho mai avuto problemi, né imbarazzi a uscire con lui, anche perché il lifting fatto 20 anni prima non era stato ancora ammortato del tutto. Un po’ di invidia da parte delle mie amiche e alcuni ammiccamenti più smaccati erano da lui rimbalzati con grande classe, con la certezza che ogni lasciata a quell’età è recuperabile.

Ovviamente nulla è per sempre e a poco a poco intuivo che l’attrazione iniziale si stava affievolendo. Una deliziosa 35enne era un po’ troppo presente in incontri del tutto casuali sulla nostra strada. Era l’11 novembre, quinto anniversario del nostro incontro, nel bel mezzo della notte mi era venuta sete, andai in cucina e sorseggiai il fondo di una bottiglia di champagne. Tornando in camera da letto vidi il suo computer sul divano dello spogliatoio e contrariamente a quanto dice il ‘libretto di istruzioni’ della perfetta cougar entrai nel ruolo della moglie ‘rompicoglioni’. «Dove è la tua compagna?», chiedeva su Facebook un’avvenente signorina. Risposta: «La vecchia dorme!». Avevo compiuto quella sera 60 anni, lui a luglio ne avrebbe fatti 30. La mattina dopo additando il computer gli dissi col mio miglior sorriso avvelenato. «Hai ragione!» E lui, da bravo napoletano figlio di buona donna, fece spallucce e mi diede un bacio sulla guancia.

In quel periodo stavo per cambiare casa. Raccontai l’episodio a mia figlia, sua coetanea, che con il cinismo dei giovani replicò: «Lo sapevi dal primo momento, è durata fin troppo. Ora cerca di non stressarlo prima di aver terminato il trasloco e soprattutto fatti attaccare i quadri».
Siamo rimasti grandi amici perché, in fondo, tutti e due sapevamo che sarebbe finita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 03-02-2017 07:06 PM


Lascia un Commento

*