Anche Airbnb sfida Trump

di Enrico Matzeu
Il portale online si scaglia contro le politiche restrittive del presidente e offre alloggi temporanei ai migranti respinti dal nuovo ordine esecutivo. «Le porte dell'America devono rimanere aperte».

FRANCE-TOURISM-ACCOMMODATION-INTERNET-AIRBNBGli Stati Uniti non ci stanno e alzano la testa davanti ai provvedimenti del presidente Donald Trump, che da venerdì 27 gennaio ha firmato un ordine di blocco agli ingressi per 90 giorni ai cittadini provenienti da sette Stati di fede musulmana quali Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Se è vero che il cuore centrale degli States, quello composto soprattutto da agricoltori e operai sta con Trump, è anche vero che molte aziende, che della diversità hanno fatto la propria arma di successo come Google e Starbucks, stanno insorgendo con iniziative a tutela dei propri dipendenti non americani e in favore soprattutto dei rifugiati, i più colpiti da questa imprudente manovra.
Anche Airbnb, la piattaforma di house sharing più usata nel mondo non è stata con le mani in mano come ha sottolineato l’amministratore delegato Brian Chesky in una lettera rivolta a tutta la sua comunità: «Questa è una politica con la quale sono in profondo disaccordo, e che rappresenta un ostacolo diretto alla missione di Airbnb». La prima cosa di cui si sono preoccupati è che i membri del loro team colpiti da queste restrizioni «non solo ricevessero aiuto e le adeguate risorse, ma che fosse anche chiaro che hanno un fortissimo supporto da parte di tutti in questa azienda», così come per quelli con regolari visti o con la green card. «Le porte dell’America devono rimanere aperte e quelle che sono chiuse non lo saranno per molto», ha chiosato Chesky, che è passato dalle parole ai fatti.

ALLOGGI GRATIS AI RESPINTI
Come succede in casi di emergenza – e come accaduto anche dopo il terremoto in Centro Italia – Airbnb si attiva con i propri mezzi per supportare chi è in difficoltà.
«Il nostro obiettivo è fornire delle abitazioni temporanee alle persone colpite dall’ordine esecutivo del presidente Trump e in particolare a coloro che stavano viaggiando verso gli Stati Uniti e sono stati bloccati», hanno spiegato da Airbnb a LetteraDonna. L’iniziativa funziona in modo molto semplice: «Coloro che hanno la propria abitazione in affitto sulla nostra piattaforma possono metterla a disposizione gratuitamente a chi ne ha bisogno». Il compito dell’azienda in questo momento è quello di vagliare tutte le richieste che arrivano e di mettere in contatto le persone rimaste bloccate negli scali del mondo con gli ospiti. «Nel caso in cui in una determinata zona nessuno dei nostri host abbia offerto una dimora, Airbnb sostiene i costi di affitto e si assicura che quelle persone abbiano un posto gratuito dove restare», hanno precisato da San Francisco. Chiunque quindi può aiutare altri cittadini in difficoltà, inserendo il proprio profilo in una lista appositamente creata.

AIUTI CONCRETI
La risposta alle politiche anti immigrazione che Trump sta attuando e che molti colleghi europei da Le Pen a Salvini auspicano anche nei propri Paesi, si è tradotta anche in azioni più profonde dal forte significato politico oltre che sociale. Se Starbucks ha promesso 10 mila posti di lavori ai rifugiati nei prossimi cinque anni, Airbnb ha «fornito 3 mila notti gratuite a tutti i soccorritori che hanno lavorato nei campi profughi di Kos, Lesbo, Giannina, Atene, Serbia e Macedonia, oltre che raccogliere dalla nostra comunità circa un milione di dollari da donare all’UNHCR». La condivisione, si sa, è alla base della sharing economy e nonostante le resistenze dei più reazionari, si sta facendo sempre più strada come segnale di un’altra parte di mondo che si oppone silenziosamente al divisionismo. Un esempio su tutti sono «gli oltre 350 host di Airbnb e le famiglie di rifugiati che dal novembre 2016 hanno condiviso i pasti per trovare un terreno comune e per conoscersi a vicenda. Nel corso del 2017 questa iniziativa si espande anche in Canada e in Europa, per permettere alla nostra comunità di offrire pasti caldi e creare nuovi legami con i futuri cittadini». Questa è forse la parte di America che vogliamo continuare a raccontare.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , , , Data: 31-01-2017 07:20 PM


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