Storie di sopravvivenza

Sono scampati alla Shoah. Chi nascondendosi sottoterra, chi invece travestendosi da SS. Cinque storie vere di ebrei che si sono salvati dalla follia nazista.

72nd Anniversary of the liberation of AuschwitzQuando il 27 gennaio 1945 le porte di Auschwitz il mondo venne a conoscenza dell’orrore dell’Olocausto. Dal 1939 alla fine della Seconda guerra mondiale la follia nazista aveva infatti eliminato sistematicamente 15 milioni di persone. Di queste quasi 6 milioni erano di religione ebraica. Non tutti però conobbero gli orrori dei campi di sterminio. Alcuni, i più fortunati, tra stenti e sotterfugi, riuscirono a nascondersi, unirsi alla resistenza armata e salvarsi dalle camere a gas. Ecco le loro storie.

LE FINTE SS
Aveva solo 19 anni quando, nel 1939, i nazisti invasero la Polonia. Kazimierz Piechowski era un ragazzo forte e pieno di vita. Tra i primi deportati ad Auschwitz, fu uno dei prigionieri che venne obbligato a costruire parte di quella fabbrica della morte che oggi è il simbolo principe della shoah. Ma la storia di Kazimierz è davvero singolare. Avvertito da un amico che era finito nelle liste delle esecuzioni, il ragazzo, insieme ad altri uomini, architettò un piano per fuggire. Il 20 giugno 1942, era un sabato, lui e i suoi compagni approfittarono dell’assenza di molte guardie, in congedo per il fine settimana, per insinuarsi nei magazzini del campo. Qui rubarono quattro divise delle SS e la macchina dell’ufficiale che gestiva Auschwitz. Con questo travestimento, e un bel po’ di fortuna, riuscirono a passare anche il cancello principale. Dopo due ore di viaggio su strade secondarie i quattro abbandonarono la vettura e si separarono. Piechowski poi si arruolò nelle fila dei combattenti partigiani polacchi che da tempo stavano combattendo i nazisti.

SOMMERSI E SALVATI
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, e ancor di più con l’arrivo delle truppe tedesche in Ucraina, molte famiglie ebree decisero di vivere sotto terra pur di salvarsi. E lo fecero in grotte naturali. Succedeva nel 1943 quando 38 ebrei decisero di nascondersi sotto i campi di grano dell’Ucraina occidentale. Sopravvissero lì per 334 giorni. Il tutto grazie a una pozza d’acqua dolce e all’abilità degli uomini di procacciarsi il cibo rubando qualche verdura o cacciando (quando andava bene) piccoli animali selvatici. Ma quando un giorno la polizia ucraina scoprì il loro rifugio, le persone restarono per sei settimane nei cunicoli della grotta per paura di venire arrestati. Poi, quando i tedeschi abbandonarono il Paese incalzati dall’Armata Rossa, le 38 persone uscirono di nuovo all’aperto capendo di essere scampati all’orrore dell’olocausto.

LA LUNGA CORSA
Una fuga durata sette anni. È questa invece la storia di Leo Bretholz che nel 1938, all’età di 17 anni, abbandonò l’Austria in direzione del Belgio. Dormiva nei fossi, trovò rifugio in monasteri, si nascose in ghetti ebraici. Quando venne arrestato nel 1940 riuscì a fuggire scavando un buco sotto al recinto. Negli anni venne catturato dai nazisti altre sei volte e per altre sei volte riuscì a far perdere le sue tracce. Ma la sua fuga più spettacolare è quella del 1942. Il 5 novembre venne stipato in un convoglio diretto ad Auschwitz. Quando calò il buio saltò giù dal treno in corsa svanendo nel nulla per poi unirsi alla resistenza ebraica

L’ORFANOTROFIO LE HA SALVATE
Quando nell’inverno del 1941 le truppe naziste invasero la città ucraina di Kharkov, fecero strage di ebrei. Quelli catturati e non trucidati vennero condotti fuori dalla città e stipati in una fabbrica. Tra i 13 mila prigionieri c’era anche la famiglia Arshanskaya composta da madre padre e due sorelle: Zhanna di 14 anni e Frina di 12. In quella galera improvvisata, la famiglia Arshanskaya riuscì a corrompere una guardia per lasciare fuggire la figlia maggiore. Nel giro di pochi giorni, misteriosamente, anche Frina riuscì a fuggire, ricongiungendosi con Zhanna. Le due in seguito sono finite in un orfanotrofio, dove il personale creò false identità per tutelarle.

L’EBREO CHE SI FINSE CRISTIANO
Yoram Friedman aveva invece solo 5 anni quando le truppe naziste arrivarono nella sua città natale. Era 1939 e la Polonia era finita tra le grinfie dei nazisti. In breve tempo la famiglia Friedman venne segregata nel ghetto di Varsavia con altri 400 mila ebrei. All’età di 8 anni venne fatto scappare nella speranza che riuscisse a sopravvivere da solo in un mondo in mano al Nazismo. Dopo aver girovagato per le campagne polacche, e soprattutto essere stato respinto da diverse famiglie, venne accolto da una donna cattolica di nome Magda. Quell’anima misericordiosa le insegnò le preghiere cristiane e gli cambiò il nome. Quando il trucco venne scoperto dalle SS, il bambino fu costretto a fuggire. Visse per giorni nei boschi sino a quando, sotto la sua falsa identità cristiana, non riuscì a trovare un lavoro come garzone di una fattoria. A causa di un incidente perse un braccio e di conseguenza il lavoro. Di nuovo solo approdò in un orfanotrofio giusto il tempo per vedere i sovietici liberare la sua Polonia.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , , Data: 27-01-2017 04:04 PM


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