Il femminismo in una stanza

di Giulia Mengolini
Il 28 marzo 1941 si suicidava Virginia Woolf. Un'intellettuale tormentata, che raccontò anche la subordinazione femminile: «Per scrivere, alle donne servono una camera e del denaro».

Virginia WoolfFu una delle scrittrici più talentuose del Novecento, Virginia Woolf. Artista di pregio, bambina e donna estremamente intelligente e colta quanto tormentata. La conosciamo per i suoi romanzi (da La signora Dalloway a Orlando) e per la sua storia sempre al confine dell’infelicità, ma probabilmente non tutti sanno che fu anche una femminista, attivamente impegnata nella lotta per la parità di genere. Una letterata rivoluzionaria.
Nata a Londra nel 1882 da genitori colti ed entrambi vedovi, la Woolf crebbe in un ambiente colmo di influenze della società letteraria vittoriana.
Sia lei che uno dei fratelli, Thoby, manifestarono presto la loro inclinazione letteraria, tanto che diedero vita insieme a un giornale domestico, Hyde Park Gate News. Secondo le memorie della scrittrice, i ricordi più sereni della sua infanzia non erano quelli di Londra, ma di Saint Ives in Cornovaglia, dove la famiglia passò le estati fino al 1895. Il periodo felice, però, ebbe vita breve: nello stesso anno la Woolf perse la madre, due anni dopo morì la sorellastra Stella e nel 1904 il padre. Eventi che casusarono il suo primo crollo nervoso. Non solo: nel racconto autobiografico Momenti di essere e altri racconti riportò che lei e la sorella Vanessa subirono abusi sessuali da parte dei fratellastri George e Gerald. Episodi che la portarono a diversi tentativi di suicidio prima, e al suicidio poi il 28 marzo del 1941, quando con le tasche piene di sassi si lasciò annegare nel fiume Ouse, lasciando una lettera toccante e dolorosa al marito Leonard.

L’ODIO PER GLI UOMINI NON SERVE
La Woolf si si scontrò, nel corso della sua vita, con i limiti di genere che la sua epoca imponeva alle donne. Per esempio, il padre Leslie le vietò di studiare in un istituto scolastico come era invece permesso ai suoi fratelli (prese comunque lezioni di latino e francese e le fu permesso di leggere i libri presenti nella biblioteca del padre). Virginia diventò attivista all’interno dei movimenti femministi per il suffragio delle donne e rifletté più volte, nei suoi scritti, sulla condizione femminile dell’epoca. Lo fece in particolare in due suoi scritti: in Una stanza tutta per sé (1929) trattò il tema della subordinazione del ruolo femminile, mentre in Le tre ghinee (1938) approfondì e denunciò quello della figura dominante dell’uomo nella storia contemporanea. Un argomento che le stava molto a cuore era quello della ristretta possibilità di accesso alla cultura per le donne. Tuttavia, scriveva, «l’odio nei confronti degli uomini rende la produzione letteraria delle donne peggiore, in quanto risulta ostacolata e condizionata dalla rabbia repressa. È proprio per questo che è necessario ricercare l’autonomia, per liberarsi dalla sensazione di dipendenza e dalle possibilità di provare risentimento».

BASTAVANO DENARO E UNA STANZA
88-07-90060-0_Woolf_Una stanza tutta per sé.inddIl femminismo della Woolf si racchiude in una della sue più note citazioni: «Una donna per poter scrivere ha bisogno di avere soldi e una stanza tutta per sè». Ovvero: a una donna per potersi esprimere bastano del denaro e una porta chiusa. Solitudine e indipendenza. La Woolf individuava due motivi principali che spiegavano l’assenza delle donne dalla letteratura: la dipendenza economica dagli uomini e l’impossibilità di condurre una vita autonoma, dovendosi occupare dell’ambiente domestico. Una situazione penalizzante che ha privilegiato gli uomini, che hanno goduto del tempo e delle condizioni economiche per dedicarsi alla scrittura, mentre le donne sono state limitate nella libertà di affermare le proprie idee. «Se guarderemo in faccia il fatto – perché è un fatto – che non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci», si legge in Una stanza tutta per sé, «ma che dobbiamo camminare da sole e dobbiamo entrare in rapporto con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà l’opportunità». Nel gennaio del 1928 le venne chiesto di tenere due conferenze ai collegi femminili di Girton e Newnham, a Cambridge, sul rapporto tra le donne e la scrittura.

Per anni le donne sono state gli specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo, raddoppiata. […] quegli specchi sono indispensabili ad ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono sull’inferiorità delle donne, perchè se queste non fossero inferiori, non potrebbero raddoppiare la forza degli uomini. […] Questo spiega perchè gli uomini spesso non accettano le critiche da una donna: questa susciterebbe più rabbia rispetto ad un qualsiasi altro individuo di sesso maschile.

 
ghinee
Nell’inverno tra il 1937 e il 1928 La Woolf scrisse Le Tre Ghinee, altro romanzo in cui affrontava il tema della condizione femminile dell’epoca, dove immaginava di rispondere ad un gentiluomo che le chiedeva di contribuire alla lotta contro la guerra con una donazione, appunto, di tre monete britanniche.
La Woolf ne fa un’analisi di quella che è la condizione femminile del tempo e dei valori che sottostanno al modello di una società che, come dimostrerà nel saggio, rispondono alla cultura di un mondo tipicamente maschile.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 28-03-2017 11:50 AM


Una risposta a “Il femminismo in una stanza”

  1. cristina scrive:

    ‘camminare senza avere un braccio dove appoggiarsi..’ comprendo bene il significato di queste parole.

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