È lo 007 della plastica

di Francesca Guinand
Ha iniziato nel 1998. Oggi Claudia Salvestrini dirige il principale consorzio che vigila sul riciclo dei rifiuti. Nonostante le minacce ricevute, non si sente un'eroina: «Faccio il mio dovere».

sialvestriniÈ la 007 della plastica: si accerta che questo materiale venga smaltito correttamente e non sia venduto a chi, questo lavoro, fa solo finta di farlo.
Lei si chiama Claudia Salvestrini ed è la prima (e fino ad ora unica) donna a guidare operativamente, come sottolinea lei, il principale consorzio obbligatorio che vigila sul corretto riciclo dei rifiuti di plastica, il Polieco. «All’inizio, circa 15 anni fa, quando mi sono accorta che le cose non andavano e che i rifiuti non venivano smaltiti legalmente, ho iniziato a fare denunce, ma nessuno mi dava retta. Ero una donna, ero giovane, il consorzio era piccolo. Allora ho preso un aereo, sono andata in Cina e ho riportato in Italia le prove: hanno dovuto ascoltarmi per forza: i rifiuti plastici in alcuni casi venivano venduti dalle aziende italiane a chi li trasportava fino in Cina per poi farli ritornare in Europa sotto forma di bottiglie, giocattoli, oggetti per bambini», ha raccontato la direttrice del consorzio lei a LetteraDonna, che in passato ha incontrato diversi ostacoli, come una minaccia tramite un incendio doloso.

DOMANDA: Come è iniziata la sua carriera?
RISPOSTA: Per caso, a 25 anni. Mi ero appena separata e avevo voglia e l’esigenza di riscattarmi. Anche se ero a pezzi a livello sentimentale, volevo ricostruirmi una vita nuova. Per delle circostanze fortunate ho incontrato delle persone molto preparate che mi hanno permesso di entrare in questo mondo. All’epoca, nel 1998, non c’era sensibilità per l’ecologia o la raccolta differenziata.
D: E poi?
R: Con il decreto Ronchi si sono creati i primi consorzi di filiera e così è nato Polieco. Da lì è iniziato il mio percorso. Ho un carattere esuberante e la mia curiosità mi ha portato ad occuparmi della situazione dei rifiuti. Le aziende mi segnalavano che il rifiuto spariva e non capivo. Così mi sono affacciata sul mondo delle esportazioni e ho scoperto i traffici illeciti.
D: Ci spiega meglio chi siete voi di Polieco?
R: Noi siamo privati con responsabilità pubblica. Seguiamo il flusso dei rifiuti e il mio consorzio si occupa dei rifiuti a base di polietilene. Parliamo, per esempio, dei tombamenti nella terra dei fuochi. Dobbiamo seguire il flusso da dove partono e dove finiscono, come vengono recuperati o riciclati. Le aziende hanno l’obbligo di essere iscritte e io devo verificare che loro facciano quello per cui sono iscritte, che si comportino virtuosamente.
D: Si è dovuta confrontare anche con il nuovo business della criminalità organizzata internazionale che lucra il trasporto e il recupero illegale dei rifiuti di plastica.
R: Il traffico illecito dei rifiuti è un lavoro certo che ha zero rischi. Il primo reato lo perpetra la grande industria che si ritrova dei rifiuti da smaltire e per risparmiare predilige le vie dell’illegalità. La volontà a monte dell’imprenditoria deviata permette il resto. Per risparmiare mi affido ad un trasportatore non iscritto che consegna ad un impianto finale inesistente. Io cosa posso fare? Denunciare alle istituzioni. E all’inzio, ho scritto a tutti, anche alla CriminalPol. Oggi devo dire grazie al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e al Corpo Forestale. Dopo 10 anni se ne parla ancora.
D: Nel 2015 le hanno incendiato il consorzio. Ha avuto paura?
R: Io sono single e non ho figli, ho una condizione personale favorevole. In questo lavoro ci vuole un briciolo di incoscienza e io credo moltissimo in quello che faccio. Credo e spero in futuro migliore. Non ho mai avuto timore, credo molto anche nei giovani. All’inizio mi sentivo sola, ma grazie alle aziende sane e alle forze dell’ordine ho capito che c’è voglia di cambiare.
D: Perché ce l’hanno con lei?
R: Sono stata la prima a smascherare questo genere di traffici illegali. Prima era un grande business con pochi pericoli, andava tutto bene: poi sono arrivata io, la rompiscatole. Nell’ultimo rapporto di Legambiente sulle ecomafie si dice che il Pil dei traffici illeciti di rifiuti è quasi uguale a quello di droga e armi: ma con rischi assai inferiori.
D: Ovvero?
R: Se non si riesce a dimostare il reato perpetrato, hai solo delle semplici sanzioni amministrative. Abbiamo capito che dal porto di Napoli, Trieste e Venezia partivano carichi di merci di materiale da smaltire. Adesso difficilmente partono dai porti italiani, ma si fanno le triangolazioni: Italia-Romania-Asia. Oppure Italia-Marsiglia-Cina e anche Italia-Slovenia-Asia.
D.: Si sente un’eroina?
R.: No. Sono una che fa appieno il suo dovere. Siamo un Paese strano: la legalità si premia. Questo vuol dire che è qualcosa di raro. Io devo tutelare le aziende in regola e posso solo usare lo strumento della denuncia se mi rendo conto che c’è qualcosa che non va.
D: Ha incontrato difficoltà in quanto donna?
R: Fatichi nel farti conoscere, ma io dico sempre alle donne giovani che dobbiamo credere in quello che facciamo, poi imporci con caparbietà e costanza e non fartciabbattere mai. Dobbiamo dimostrare capacità, serietà e determinazione. Io non ho mai trorvato difficoltà perché donna, ma non mi sono mai fatta intimorire.
D: Cosa direbbe ad una ragazza che che vorrebbe intraprendere una carriera come la sua?
R: Di farlo, siamo pochi. Questo è un grido: c’è poca gente che si occupa di problemi ambientali, se ne parla tanto ma di figure complete di questo tipo mancano. È come fare il medico: pochi guadagni, tanto sacrificio. Ma lo fai perché vale la pena farlo. E il Polieco è aperto ai giovani.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 24-01-2017 06:00 PM


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