Uomini che marciano con le donne

Tantissime le persone che il 21 gennaio hanno manifestato contro Donald Trump nelle Women's March. Pochi però, almeno in percentuale, i maschi. Ecco le storie di alcuni che sono scesi in strada.

Mezzo milione a Washington, due milioni e 600 mila in tutto il mondo: sono le persone che hanno partecipato alle Women’s March, manifestazioni che il 21 dicembre hanno dato a Donald Trump il ‘benvenuto’ alla Casa Bianca. Tra di loro anche diverse celebrità, come Madonna, Scarlett Johansson e Charlize Theron. Ma, tutto sommato, pochi uomini, almeno in percentuale (anche se in tal senso non ci sono dati certi). Forse perché, come si è chiesto il Washington Post, protestare per le donne o addirittura dichiararsi femminista è considerato ‘poco virile’? Per provare a fare chiarezza, a Washington, Mic.com ha parlato con alcuni uomini che, invece, hanno partecipato alla Women’s March.

womenPROTESTA SENZA ETÀ
«Sto marciando per dimostrare la mia solidarietà. È importante che tutti supportino la protesta: al lavoro le donne sono pagate meno degli uomini e non hanno lo stessa considerazione nella società», ha spiegato Sean, dj di Baltimora. Lo studente universitario Robbie ha ricordato la notte delle elezioni: «Ero alla Casa Bianca e non riuscivo a smettere di pensare ai miei amici di colore, a quelli musulmani, alle ragazze che conosco. Sto marciando per loro». Herb, 81enne di Washington, è sceso in strada a fianco della figlia Jane: «Sto marciando perché me l’ha chiesto lei. E perché non è scritto da nessuna parte che ti debba piacere il presidente: Trump è un altro Bush».

Stephane e Jeff.

Stephane e Jeff.

QUELLE PAGINE CHIUSE
Mic.com
ha intercettato anche una coppia di gay felicemente sposata, Jeff e Stephane. Arrivati da New York per protestare contro Trump: «Siamo qui per dare supporto a tutti coloro che saranno dalla sua politica. Su Whitehouse.gov sono state già chiuse pagine riguardanti diritti civili e Lgbt. Abbiamo ancora la speranza che qualcosa cambi. Siamo qui per resistere». Le pagine web cancellate hanno allarmato anche Duvalier, che è un attivista: «Voglio che il presidente domani si svegli e, guardando i giornali, capisca cosa sta succedendo in America. Sono qui per la diversità, per le persone di tutto il mondo, per dire che dobbiamo stare uniti. Solo così saremo più forti».

RETORICA DA CENSURARE
«Non sono qui per quello che Trump farà dal punto di vista politico, ma per la sua retorica. Il miglior modo di combatterlo è marciare per dimostrare che rappresenta solo una parte degli Stati Uniti», ha spiegato lo studente Aaron, arrivato dalla Pennsylvania. Tim, padre di tre figli maschi, è invece partito dalla Virginia: «Sono preoccupato per come potranno trattare le donne quando saranno grandi. Voglio essere sicuro che le rispetteranno e che, se ci sarà bisogno, saranno pronti a combattere per loro».

CONGRATULAZIONI DA TRUDEAU
Come detto, ci sono state Women’s March in tutto il mondo. Ovviamente, anche nel vicino Canada, da cui il premier Justin Trudeau ha scritto un tweet di congratulazioni alle donne che sono scese in piazza, ringraziandole per ‘ispirare’ anche il suo governo.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 23-01-2017 02:41 PM


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