«La mia rivincita felice»

di Andrea Cominetti
Ha cercato di entrare a Masterchef molte volte. Alla quarta, non solo ce l'ha fatta, ma ha anche vinto. Poi il caso di Striscia la Notizia lo ha infangato, ma Stefano Callegaro ne è uscito vincente.

callegaro 3

La sua passione per la cucina parte da lontano. Quando, da bambino, Stefano Callegaro – 44 anni, di Rovigo, quarto Masterchef d’Italia – passava le giornate con la madre e la nonna e ssi avvicinava ai piaceri del cibo. Che, in termini pratici, significava aprire la mente alla novità e provare sapori diversi, «senza fare lo schizzinoso come fanno, invece, di solito i bambini». È proprio a quell’età, intorno ai cinque anni, che iniziano anche le prime sperimentazioni dirette: «Ricordo il giorno in cui è partito tutto, quando mia madre mi ha chiesto di darle una mano a girare il risotto».

DOMANDA: E poi?
RISPOSTA:
Da lì sono diventato prima cuciniere ufficiale della mia squadra di rugby, poi della squadra di pallavolo e poi anche dell’agenzia immobiliare in cui lavoravo prima di Masterchef.
D: Ha iniziato da piccolo. Perché non ha pensato di cucinare per professione?
R:
In realtà, la motivazione l’ho capita anch’io non molto tempo fa. Credo che la mia decisione di fare altro sia stata una mera scelta di comodo: la cucina è sacrificio, impegno, abnegazione. Fare il cuoco impegna 12 ore al giorno per quasi tutti i giorni dell’anno, è quasi una missione, che senza il talent non avrei probabilmente mai avuto il coraggio di scegliere come mestiere.
D: Masterchef però ha cambiato le cose.
R:
Mi ha permesso di colmare quel gap di mancata esperienza che a 40 anni mi avrebbe impedito di entrare in una cucina di buon livello. Detto ciò, non dimentico che mi manca tutta la gavetta e ai miei colleghi, quando ne parliamo, dico sempre di non essere uno chef, ma uno chef in divenire.
D: Come è arrivato al talent?
R: Ho provato a entrare in tutte e quattro le edizioni. Da appassionato di tivù di carattere gastronomico, avevo visto alcune puntate della versione americana e mi era sembrato un buon viatico dove poter dimostrare di avere o meno del talento in cucina.
D: Come mai non è stato scelto subito, secondo lei?
R:
Per la prima edizione non andavo bene, era molto nazionalpopolare, mentre per la seconda e per la terza è stata una questione di ritardi.

callegaro

D: Alla fine non solo ha partecipato, ha addirittura vinto. Quando ha capito che sarebbe potuto succedere?
R:
Mai. La mia edizione, quella a cavallo dell’Expo, aveva un taglio diverso dalle altre. Mi è stato subito chiaro che la persona che cercavano era qualcuno che avrebbe dovuto sdoganare il concetto di chef, chiuso in cucina e pieno di patacche di unto. Doveva essere qualcuno con una certa cultura, meglio se gradevole anche da un punto di vista estetico, e – nel mio anno – c’erano più di un concorrente che incarnava queste caratteristiche.
D: Poi, però, a trionfare è stato lei.
R:
In finale ho vinto perché ho cucinato meglio di Niccolò, sono stato semplicemente più bravo di lui.
D: Che ricordo ha di quell’esperienza?
R:
Splendido, mi ha proprio cambiato la vita. Non è solo una competizione gastronomica, è proprio un impegno forte sia dal punto di vista fisico che mentale, in cui ogni giorno devi dare il 110%.
D: Subito dopo la messa in onda del programma, Striscia la notizia l’accusò di essere già un cuoco professionista e definì illegittima la sua vittoria. Che ne è di quella faccenda adesso?
R:
È stata totalmente risolta, nelle sedi opportune e non nel teatrino della televisione, dove non mi sono mai prestato a scendere. La giustizia mi ha dato ragione, anche se la campagna diffamatoria nei miei confronti resta.
D: Come mai, in quel caso, decise di mantenere un basso profilo?
R:
Giustificarsi di qualcosa che non esiste dà adito a fare nascere il dubbio. Sapevo che avrei dimostrato con le prove e non con le chiacchiere la mia buonafede.
D: Tutta questa polemica le ha un po’ guastato la festa?
R:
L’ha proprio distrutta, la festa, sotto tutti i punti di vista: professionale ed emotivo, ma anche proprio sociale e personale. L’Italia non mi conosce nella mia intimità, non sa quale sia il mio approccio e punto di vista nei confronti del rispetto delle regole e dell’integrità morale.
D: Cos’ha provato?
R:
Disgusto e pena, soprattutto quando ho capito che s’era trattata di una mera operazione commerciale, come spesso accade. È stato ancora più triste.
D: Superato il disgusto cos’è successo?
R:
Ho avuto tantissime soddisfazioni. Il primo anno ho portato in giro me e il personaggio che era uscito dalla trasmissione in 150 eventi in giro per l’Italia. Da lì, ho potuto dimostrare che ciò che si era visto in tivù aveva a che fare proprio con le mie capacità e mi sono creato una certa credibilità, anche tra gli addetti ai lavori.
D: Prossimi impegni?
R:
Sono in ballo con il terzo libro che spero esca prima di maggio, con un progetto di didattica gastronomica che mi impegna almeno una decina di giorni al mese e anche con un paio di partecipazioni televisive a carattere nazionale di cui ancora non posso parlare.
D: Abbiamo parlato del futuro, ma non del presente.
R:
Da tre mesi ho aperto una nuova attività che si chiama Chef a casa tua. È una sorta di ristorante a domicilio, che si trasferisce di volta in volta nell’abitazione della persona che mi scrittura. Faccio più o meno 15 giornate al mese, anche se le richieste sono molte di più.
D: Un’idea molto poco italiana.
R:
Infatti nasce proprio nel segno di un viaggio che ho fatto nel nord Europa, in Danimarca, dove sono entrato in contatto con uno chef che si occupava di questa cosa.
D: Spera di continuare?
R:
Senz’altro, voglio proseguire a svolgere questo mestiere con tutta la passione e il cuore che ci sto mettendo. Lavoro una media di 15 ore al giorno, ma quasi non sento la fatica.
D: Quindi è più felice di prima.
R:
Sì, decisamente. Molto più felice.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 19-01-2017 06:45 PM


Lascia un Commento

*