«Nei panni del mio mito»

di Paola Medori
«Non posso paragonarmi a lui, ma essere associato al suo nome mi inorgoglisce». A tu per tu con Daniele Liotti, che In un Passo dal Cielo 4 raccoglie il testimone del suo idolo Terence Hill.

Tv: Rai; 'Un passo dal cielo 4'È entrato nel cast della fortunatissima fiction Un passo da cielo 4 in onda a partire dal 17 gennaio su Rai Uno. Daniele Liotti, classe 1971, occhi blu e un fisico scolpito da tanto sport, è pronto a raccogliere il testimone di Terence Hill, alias Pietro Thiene. Un addio che non è stato facile per l’attore diventato famoso grazie agli spaghetti-western girati insieme all’amico Bud Spencer. «Ho percepito il suo grande amore per questo personaggio e anche il dispiacere per non poterlo portare avanti», confessa Liotti a LetteraDonna. «I paragoni verranno fatti di sicuro ma essere associato al suo nome mi inorgoglisce», aggiunge l’attore romano che nella quarta stagione interpreta Francesco Neri, il nuovo capo della Forestale. «È un personaggio completamente nuovo rispetto a Pietro, che entra nella storia con una ferita ancora aperta dovuta a un dramma passato che ancora non ha risolto».

DOMANDA: Che tipo di uomo è Francesco Neri?
RISPOSTA: Schivo, chiuso, solitario e silenzioso, non molto aperto ai rapporti umani. Parallelamente è deciso e sicuro di sé perché proviene dai corpi speciali dell’esercito. È un uomo d’azione.
D: Cosa l’ha colpita subito del suo personaggio e cosa ha in comune con Pietro Thiene?
R: Sicuramente la sua bidimensionalità. L’abilità ed esperienza da una parte e la grande vulnerabilità dall’altra che lo rende comunque insicuro, sofferente e combattuto. Ma soprattutto incredibilmente umano, ed questa è la caratteristica che lo tiene in contatto con Pietro. Neri non ha la serenità d’animo di Pietro.
D: L’arrivo di Neri cambierà gli equilibri della serie?
R: Sì, ma con le dovute differenziazioni. Interagirà con gli altri personaggi avendo una grande abilità investigativa e di indagine. Anche se inizialmente non risulterà essere molto collaborativo e creerà un po’ di tensione che a poco a poco si scioglierà perché tutti capiranno che la sua è solo una maschera.
D: Quali sono i tratti che ha in comune con Neri?
R: Anche io sono un po’ orso nella vita. Il suo essere schivo e solitario però viene da una tragedia ben precisa che fortunatamente non ho vissuto. Io sono un uomo molto solare ma che sa stare bene anche da solo.
D: Cosa ha messo di Daniele Liotti nel protagonista?
R: Credo nell’amore per i miei cari, mio figlio e la mia ragazza. È uno dei baluardi della mia vita, che per me è un motore importantissimo e anche l’unica via di salvezza per realizzare qualcosa di bello. Ci si riesce attraverso l’amore. E questo in qualche modo ho cercato di suggerirlo anche al mio personaggio.
D: Cresciuto a pane e spaghetti-western, Terence Hill è stato il suo mito fin da quando era piccolo. Vi siete incontrati?
R: Una sola volta, non è stato di tante parole. È un uomo molto dolce, riservato e anche timido. Ha una luce particolare, molto umana e malinconica.
D: Ha sentito una certa pressione nel dover sostituire un mito cinematografico?
R: La pressione c’è, ma è chiaro che non posso paragonarmi a lui. Terence Hill è eterno e inarrivabile per gli anni che ha, per la grandissima esperienza e per i tanti successi cinematografici raggiunti.
D: Quanto è difficile inserirsi in un gruppo che, pur con i nuovi arrivi, è in massima parte già affiatato e collaudato?
R: Sono stato fortunato perché mi hanno aiutato molto. Sono persone generose, umili e solidali a cui ho espresso subito le mie paure e fragilità. È stato piacevole avere accanto degli attori bravi e anche degli amici con cui parlare di tutto. Non è scontato che sia così. E poi ho girato in posti meravigliosi e fatto grandi galoppate.
D: Quali sono i suoi altri miti del grande schermo?
R: Mi ha ispirato il talento e il magnetismo assoluto di Marlon Brando. Credo che Fronte del porto sia stato uno dei primissimi film che ho visto da bambino. Poi mi piace molto Daniel Day Lewis che riesce sempre a dare una grande verità a tutti i suoi personaggi. E adoro Meryl Streep, ogni volta che la vedo mi chiedo: «Ma come ci riesce?».
D: Un Passo dal Cielo non è il suo unico appuntamento televisivo. Operazione Mafia Capitale – Squadra Mobile torna a partire da fine di febbraio-inizio marzo su Canale 5.
R: Il mio personaggio mantiene la linea della serie precedente: è ricercato e senza scrupoli, ora che è uscito allo scoperto e ha dichiarato la sua voglia di arricchirsi attraverso mezzi illegali. Ma contemporaneamente, nel sistema Mafia Capitale, è manipolato da altri più cattivi e furbi di lui. È carnefice e vittima.
D: Si trova più a suo agio in ruoli da cattivo o in quelli da buono?
R: L’antagonista è più divertente perché ha una gamma espressiva più ampia e ti arricchisce tecnicamente. Mentre per il buono, l’eroe positivo, c’è un lavoro più profondo che prendi da dentro di te.
D: Al centro delle indagini c’è Mafia capitale. Da romano, che cosa pensa di questa nuova amministrazione? Roma si può recuperare?
R: Sono per rimboccarsi le maniche. Basta col dire che è tutto corrotto e non funziona niente. Partiamo noi cittadini da un’analisi di coscienza e cerchiamo di migliorare la nostra città, con gesti semplici come tenere pulite le strade, pagare le tasse e osservare le regole, anche se non porta alla risoluzione totale del problema. Se ci educhiamo per primi noi per avere una civiltà migliore sicuramente diamo un vantaggio a chi ci viene a governare.
D: Non sarà mai semplice per nessuno risollevare la Capitale.
R: Chiunque arriva a fare il sindaco o ad avere degli incarichi importanti a Roma trova un disastro creato non negli anni, ma nei secoli precedenti. Però se di mestiere uno fa il politico si deve preoccupare di fare una buona politica.
D: È anche nel cast di Immaturi la serie con Luca e Paolo.
R: Qui ho un ruolo più comico e brillante. Il mio personaggio è un professore di matematica un po’ ingenuo e naif che ha il problema della ludopatia, una malattia che ti porta a giocarti tutto il tuo patrimonio e che, purtroppo, affligge molte persone in Italia.
D: Ha lavorato con molte produzioni straniere ed è molto conosciuto in Spagna. C’è qualche aspetto su cui il cinema italiano potrebbe migliorarsi?
R: Il cinema è sempre un’espressione culturale di un Paese. Siamo stati tra i più importanti e famosi, abbiamo esportato il nostro modo di farlo. Abbiamo raccontato l’Italia con i suoi costumi e non credo sia giusto e possibile allontanarsi troppo da questo. Bisogna osare un po’di più, senza rimanere troppo nella commedia all’italiana o nel film di autore, e toccare più temi andando su generi diversi che non vengono usati da noi. In Spagna, per esempio, sono molto bravi nel fare l’horror. Potremmo farlo anche noi o scrivere storie d’amore che non siano le solite commedie ma dove ci sia un tessuto romantico più British. Potenzialmente abbiamo grandi possibilità.
D: È papà di Francesco, nato quando lei era molto giovane. Che tipo di rapporto avete?
R: È un amico. Ci parlo alla pari, lo ascolto e apprendo molto da lui. Sono il suo punto di riferimento e un esempio da seguire, anche se mi devo ricordare di fare il padre, non solo l’amico.
D: Quali passioni coltiva oltre alla recitazione?
R: Quando posso vado a cavallo. Adoro il contatto con la natura, vado a fare lunghe cavalcate e mi rigenero. E poi mi piace fare molto sport: tennis, nuoto e corsa.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 17-01-2017 07:15 PM


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