Una carriera da startupper

di Francesca Guinand
Dopo la laurea Maria Vincenza Gargiulo, con altri tre giovani ha progettato Edo, scaricatissima app sui prodotti alimentari che ci spiega «cosa mangiamo». L'abbiamo intervistata.

EdoHa studiato Scienza e tecnologie alimentari e nel 2013 non sapeva neanche cosa fosse una startup, invece oggi «lavorare per quest’impresa appena nata è diventato il mio orgoglio». A raccontarlo a LetteraDonna è Maria Vincenza Gargiulo, 28 anni, Co-Fondatrice e Chief Food Analyst di Edo, una delle 60 startup certificate da Digital Magics. Lei è una studiosa ragazza acqua e sapone che qualche anno fa si è laureata con ottimi voti in tecnologia alimentare. «Appena discussa la tesi la professoressa con la quale avevo lavorato mi ha detto che dei ragazzi stavano cercando un tecnologo alimentare per avviare una startup. Io, che all’epoca non conoscevo questa realtà imprenditoriale, ho colto l’occasione. Così ho incontrato Luciano Venezia, Diego Lanzoni e Marco Giampaoli abbiamo iniziato a lavorare alla creazione dell’app».
In un anno dalla fusione delle sue competenze da tecnica alimentare con quelle dei tre programmatori è nata la loro impresa.
«Edo è un’applicazione mobile che consente di capire quanto siano salutari i prodotti che le persone comprano ogni giorno. Analizzando il codice a barre fornisce una valutazione da 0 a 10 basata sui dati dei singoli utenti: quello che può essere ‘buono’ per uno, magari non è l’ideale per un altro». La giovanissima founder sottolinea che «l’app si basa su un algoritmo che abbiamo creato noi che matcha le informazioni delle etichette con gli ingredienti, i valori nutrizionali con le caratteristiche della persona che sta usando l’app. Tutto questo si traduce in un punteggio da 1 a 10, più alto è più sano è per quell’utente quel cibo. Nella versione base si imposta età e sesso in quella pro anche altezza e peso, il livello di attività fisica che si fa ogni giorno, se si è vegetariani o vegani, celiaci». L’app è stata lanciata a dicembre 2014 e dopo due anni ha oltre 360 mila utenti registrati e 70 mila utenti attivi al mese. Oggi nel nostro database ci sono oltre 155 mila prodotti registrati. Ci sono altre app simili, ma in quelle l’utente deve inserire a mano il prodotto che sta mangiando».
2DOMANDA: Oggi per voi Edo è un lavoro retribuito. È sempre stato così?
RISPOSTA: No. Abbiamo sempre lavorato a tempo pieno per la nostra startup, ma all’inizio non prendevamo nessuno stipendio. Abbiamo avuto due finanziamenti: il primo di 50mila euro e nel 2016 un privato ci ha sostenuto con 150 mila. Il nostro modello di business si basa sulla vendita dell’app pro. Lavorare con passione e dedizione ad una ‘creatura’ tua è molto stimolante, anche se andare in ufficio per due anni senza prendere un soldo non è stato facile.
D: Ma ci ha sempre creduto.
R: Ero convinta che stessimo facendo un buon lavoro e che prima o poi sarebbe stato premiato e la conferma veniva ogni giorno dal numero di download. Io sono stata molto fortunata perché per i primi tempi mi hanno aiutato i miei genitori. In Italia non è così facile far emergere un’applicazione perché il mercato non è maturo con in Gran Bretagna, per esempio.
D: Quali sono i prossimi obiettivi?
R: Da un mese abbiamo pubblicato Edo proprio sulle piattaforme inglesi, anche se il lancio effettivo è previsto per il 2017.
D: Ha avuto delle difficoltà a lavorare in un mondo in cui gli uomini sono più presenti delle donne?
R: Sì, soprattutto all’inizio. Quando incontravamo delle persone tendevano a parlare con i miei colleghi uomini. Questa cosa mi ha sempre fatto sorridere. Se sei donna e vai a un appuntamento di lavoro con un uomo, ti trattano sempre come seconda. Si fa fatica, da donne. Ma credo che gli uomini, dal canto loro, non sappiano come gestire la presenza di una donna: non sono abituati!
D: Cosa consiglierebbe ad una 20enne che vuole aprire la sua startup?
R: Lanciarsi in un progetto può avere le sue difficoltà, ma sa offrire grandi soddisfazioni. Piuttosto che andare a lavorare solo per farlo, si fa qualche sacrificio all’inizio e si costruisce qualcosa di unico. Credo che sia meglio farlo da giovani: più si cresce e più aumentano le responsabilità: penso a figli e famiglia. Credo che le ragazze dovrebbero investire di più su se stesse.
D: In futuro crede sia possibile conciliare questo lavoro con dei figli?
R: Tra qualche anno spero di averne, sì. E credo che avere un lavoro indipendente possa aiutarmi a conciliare, anche se posso svolgere alcune cose da casa, il momento di confronto in ufficio con i miei colleghi è fondamentale. Spero che il futuro padre si dedichi alla famiglia tanto quanto me. Non credo che i figli siano un ostacolo per nessuna professionista, basta organizzarsi. Ce la possiamo fare, ma insieme ai partner.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 16-01-2017 07:27 PM


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