Umiliazioni sessuali per renderli 'impuri'

Per estorcere informazioni ai prigionieri di Guantanamo e Abu Ghraib, li si esponeva anche a pesanti avances da parte di soldatesse nude o in intimo. Abusi per i quali nessuno ha pagato.

GuantanamoIl waterboarding? Solo la punta dell’iceberg del campionario di torture a cui i funzionari statunitensi hanno sottoposto numerosi prigionieri nella caccia al terrorista scatenatasi dopo gli attentati dell’11 settembre. Dopo quella data venne dato il via libera alle cosiddette «tecniche di interrogazione rafforzate» per estorcere informazioni ai sospettati: vessazioni di ogni tipo, fisiche e mentali. Che spesso assumevano connotati sessuali e che vedevano, in veste di aguzzini, delle donne.

NUDE PER UMILIARE I DETENUTI
Lo racconta un’inchiesta, ripresa da Internazionale, che fa parte del progetto Zero Impunity: l’obiettivo è denunciare chi, appoggiato dalle istituzioni, si è reso colpevole di violenze sessuali senza però scontare alcuna pena. Come quelle praticate a Guantanamo o ad Abu Ghraib. Dove capitava anche che militari donne fossero presenti agli interrogatori, completamente nude allo scopo di umiliare il detenuto. O, ad esempio, strusciandovisi addosso vestite solo di biancheria intima.

FAR SENTIRE IMPURI I PRIGIONIERI
Fonti e rapporti ufficiali parlano anche di lap dance e di finto sangue mestruale: gli inquisitori minacciavano di strofinarlo addosso ai detenuti, cosa che li avrebbe resi ‘impuri’. Le ‘avances’ erano accompagnate anche da parole spinte: «Non ti piacciono questi grossi seni americani?». In questo caso, lo scopo era sempre quello di rendere ‘impuri‘ i prigionieri e impedire così loro di trovare conforto nella preghiera. Finora, spiega l’inchiesta, «i burocrati di Washington se la sono cavata bene», nel senso che sono scampati a processi e condanne. E molto difficilmente, con Donald Trump alla presidenza, le cose potranno cambiare.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: Data: 16-01-2017 03:59 PM


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