Lo stupro (virtuale) corre su Facebook

Un post di Enrico Mentana accende i riflettori sui tanti gruppi social dove gli utenti pubblicano foto di donne ignare scatenandosi in commenti osceni e degradanti.

computerEssere una donna su Facebook, nel 2017, significa anche finire alla mercé di individui pronti a degradarti con le paroli più turpi e volgari, indulgendo in disgustose fantasie di stupro. Che, anche se solo virtuale, denuncia una visione della donna che è troppo poco additare come maschilista, e che sarebbe meglio definire ‘criminale’. Sono decine, infatti, i gruppi Facebook (chiusi, ma con migliaia di iscritti), dove vengono pubblicate foto di utenti ignare sotto cui si scatenano commenti della peggior specie.

FINALMENTE CE NE ACCORGIAMO
Fenomeno tutt’altro che sconosciuto, ma che solo nella giornata del 13 gennaio ha ricevuto l’attenzione che si merita, grazie a un post di Enrico Mentana: «Mentre noi discutiamo in modo compassato su anonimato e rischi di censure sui social ci sono interi gruppi che fanno strame di regole e civiltà, rispetto e dignità, e regrediscono a uno stadio davvero pre-umano». Poche ore prima, denuncia simile era arrivata sulle pagine del blog Il maschio beta. Il modus operandi degli iscritti al gruppo è sempre lo stesso: si rubano delle foto dai profili privati delle vittime, e le si getta in pasto agli altri iscritti, che si scatenano in un susseguirsi di commenti osceni dove spesso dichiarano l’intenzione di masturbarsi.

stupro facebookQUOTIDIANITÀ PROFANATA
Nei commenti allo status di Mentana, qualcuno prova a usare l’argomentazione secondo cui le donne e le ragazze prese di mira dovrebbero essere consapevoli che qualsiasi foto postata sul web può finire nelle mani di chiunque, e che se postano foto discinte non possono aspettarsi altro che determinate reazioni. Ragionamento doppiamente sbagliato: perché eventuali foto discinte non giustificano in nessuna maniera commenti di questo tipo. E perché, in realtà, nei gruppi sotto accusa vengono prese di mira ragazze in pose spesso ben lontane da qualsiasi connotazione sessuale: anche una foto scattata in occasione della laurea è un pretesto buono per trasformare i soggetti in «prede sessuali» e degradarli.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: , Data: 13-01-2017 03:56 PM


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