Sulle orme degli aborigeni

di Anna Luciani
Risalendo la costa in direzione Nord il paesaggio cambia. E Anna e Simone si immergono nella affascinante cultura indigena, tra luoghi mistici e natura. La settima puntata per La mia Australia.

L’avventura australiana di Anna a Simone continua. Dopo la tappa appassionante di Byron Bay, nella ‘terra dei Cristalli, il viaggio prosegue verso Nord, alla scoperta della cultura aborigena. Il settimo racconto per la rubrica La mia Australia.

Risalendo la costa australiana in direzione Nord il paesaggio lentamente cambia.
Le spiagge e l’oceano vengono circondate da una vegetazione sempre più tropicale.
Le temperature si alzano e l’umidità raggiunge livelli degni della bassa padana in agosto.
Uno degli aspetti però che maggiormente colpisce ed emerge è la cultura aborigena, che da ‘lontano passato’ descritto e raccontato nelle pagine della storia, diviene tradizione e identità dei luoghi.
Nell’estremo Nord-Est e nello Stato del Northern Territory esistono alcune tribù sopravvissute allo sterminio compiuto nei secoli passati, e vivono ancora seguendo le antiche tradizioni aborigene. Negli stati del New South Wales e del Queensland centrale invece, sebbene la questione dell’integrazione delle popolazioni aborigene all’interno della società occidentale sia un tema ancora estremamente delicato e difficile, la maggior parte di loro vive secondo la cultura anglosassone.
Nonostante questo, a partire soprattutto dagli ultimi decenni del secolo scorso, si è diffusa tra la popolazione australiana una sempre maggiore sensibilità verso la storia degli aborigeni. Questo ha fatto sì che oggi siano molte le persone, di discendenza aborigena e non, ad interessarsi alle origini e alla storia del Paese, alla trasmissione dell’antica cultura australiana, vivendo nel rispetto delle tradizioni e dei luoghi, preservandone e tramandando le antiche conoscenze, le storie e le leggende indigene.

NIMBIN, TRA FESTIVAL E INTEGRAZIONE
A questo punto del viaggio entriamo in contatto con questa cultura a partire da Nimbin, dove è avvenuto uno dei momenti storici più significativi nel processo di integrazione e riconoscimento della cultura aborigena. Sorge nella regione che i nativi della tribù Bundjalung chiamavano Rainbow Region. Oggi è conosciuto per essere uno degli ultimi baluardi dei movimenti Anni ’70, ma l’evento storico che lo ha reso famoso ed importante a livello culturale è stato l’Acquarius Festival, un festival culturale e musicale organizzato dall’Unione degli Studenti Universitari Australiani nel 1973 solo dopo aver chiesto l’autorizzazione alla popolazione indigena, primo e unico caso nella storia, gesto di riconciliazione e segno di rispetto verso gli aborigeni, che anche in queste zone avevano subito decimazione e sterminio nei decenni precedenti. Temi principali del festival: promuovere e diffondere uno stile di vita sostenibile e creare una comunità autogestita basata sull’amore, il rispetto della natura e la solidarietà tra gli individui.

1PAULY, MEDIATORE CULTURALE
Il nostro couch a Nimbin si chiama Pauly, grande conoscitore della cultura aborigena. È stato uno degli unici uomini bianchi, in questa regione, a lavorare ed impegnarsi concretamente per la riconciliazione e l’integrazione con gli aborigeni, ricoprendo il ruolo di mediatore culturale e sociale tra la gente che ha deciso di restare e vivere a Nimbin dopo il Festival e la popolazione aborigena. Rispettoso delle tradizioni e delle origini di questa terra, Pauly vive a qualche chilometro dal paese, in mezzo al bosco con moglie e figlioletto di cinque anni. Durante una passeggiata lungo il fiume che attraversa la sua proprietà ci ha raccontato molto degli usi, della spiritualità aborigena e dello stretto legame che loro hanno con la natura.
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SENTIRE, NON FILMARE
Ci ha mostrato alberi sacri e ci ha fatto sentire i profumi delle diverse foglie: non immaginavo potessero essere tanto intensi e diversi! Alcuni alberi, nei luoghi considerati sacri dalle tribù, hanno il ruolo di ‘padre’ e ‘madre’: vanno rispettati ed onorati, salutati con formule in lingua indigena, che Pauly conosceva. Nel rispetto della sacralità del luogo ci è stato chiesto di non filmare nulla, ma di vivere semplicemente il momento nella sua profondità e sacralità.
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UNA CULTURA STERMINATA
Conoscere Pauly ci ha avvicinato alle origini di questo Paese e ci ha fatto comprendere la ricchezza di questa cultura, purtroppo sterminata e duramente sottomessa durante e dopo l’epoca delle conquiste. Il trattamento subito è stato crudele al punto che nel 2008 il primo ministro Kevin Rudd ha porto le scuse formali ed ufficiali al popolo aborigeno. Un grande traguardo umano e sociale che ha portato anche al riconoscimento dell’autonomia identitaria, culturale e territoriale di alcune popolazioni indigene, come ad esempio a North Stradbroke Island (Straddie Island come dicono qui, o ancora Minjerribah, come era chiamata dalle popolazioni indigene), che abbiamo visitato dopo Nimbin. Si tratta di un’isola di sabbia di fronte a Brisbane. Spiagge e mare degni di un paradiso tropicale e koala appollaiati in ogni dove sugli alti alberi di eucalipto e tre villaggi immersi in un enorme sistema dunoso ricoperto da una fitta vegetazione.
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UNO SU QUATTRO HA ORIGINI ABORIGENE
A Straddie siamo stati ospiti di Billa e Chief, una coppia davvero interessante e alternativa e, tramite loro, abbiamo conosciuto anche Mark, Brian e Matthew, tre aborigeni che ci hanno aiutato a conoscere l’isola da un punto di vista meno turistico e più culturale.
La presenza indigena a Straddie è molto forte. Un quarto della popolazione residente (circa 500 persone) ha origine aborigena e sono molte oggi le persone impegnate nella salvaguardia e nella diffusione orale della cultura tradizionale. Brian è una delle personalità più importanti della comunità, conoscitore delle tradizioni e delle leggende più antiche.

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ENERGIE E SIMBOLI
La tradizione aborigena è strettamente legata alla natura in un continuo scambio di energie e significati. Ogni elemento è maschio o femmina, così che dalla loro unione possa nascere vita: montagna, sorgenti di acqua, laghi diventano luoghi di creazione e rigenerazione. È una cultura affascinante e molto rispettosa, che nasce dalla natura e con essa convive, ricchissima e incredibile.
Dalla duna più alta, una vera e propria vetta da cui era possibile abbracciare visivamente l’intera isola, ci ha raccontato che l’andamento sinuoso del terreno, si narra sia stato creato da un enorme serpente che ancora vive sull’isola. Poi Mark ci ha portati in una delle riserve marittime più belle che abbia mai visto: Moreton Bay Marine Park, a pochi chilometri dalla costa.

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I DUGONG, A RISCHIO ESTINZIONE
Il fondale è un acquario a ‘mare’ aperto: tartarughe, delfini, squali e Dugong. Molti di questi animali erano considerati essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni indigene. I Dugong erano animali cacciati dagli aborigeni: oltre a mangiarli ne veniva utilizzata ogni parte per gli usi più diversi: curare dolori muscolari spalmando un unguento ricavato dalla loro pelle, impermeabilizzare alcuni arnesi con il loro grasso, fabbricare utensili e armi con le ossa. Purtroppo dopo la colonizzazione questi animali sono stati braccati e oggi sono protetti perché a rischio di estinzione.
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MATTHEW, LA GUIDA AMBIENTALE
I delfini invece erano considerati veri e propri animali domestici. Sono stati addomesticati per decenni, tanto da diventare validi aiutanti per l’uomo nella pesca in mare. Oggi, semplicemente sbattendo le mani sull’acqua e imitando il loro verso corrono a riva giocosi e simpatici, perfettamente a loro agio con gli esseri umani. A Straddie la popolazione aborigena vive perfettamente integrata nella società occidentale, usanze e tradizionali sono mantenuti per preservare la storia e la memoria. È stato però molto interessante trascorrere un’intera mattina con Matthew, aborigeno anche lui, che di professione fa la guida ambientale.
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UTENSILI FAI DA TE
Ci ha illustrato tantissimi arnesi tradizionali utilizzati in cucina o nella vita di tutti i giorni, alcune armi di legno, ossa o ferro e ci ha infine dato una dimostrazione pratica di come venivano utilizzate le diverse lance, in grado di essere scagliate a più di 150 metri di distanza. Ci ha spiegato anche la tecnica del boomerang, arma per la caccia davvero incredibile. Lanciato nel modo corretto e con le giuste condizioni di vento segue traiettorie inimmaginabili. E torna indietro veramente!
E ancora abiti, decorazioni e trucchi utilizzati sui corpi e per gli oggetti, riti e usanze particolari che marcavano le diverse fasi della vita degli uomini e delle donne. Lungo la spiaggia ci ha mostrato come venivano ricavati i principali colori utilizzati per dipingere: il bianco è ricavato dall’argilla; il nero, il rosso e il giallo ocra sono rilasciati da particolari pietre quando vengono bagnate con l’acqua. Questi sono anche i colori della bandiera degli aborigeni australiani: nero come il colore della loro pelle, rosso come la terra e giallo come il sole.
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NON DIVULGARE I RACCONTI
Mantenere queste tradizioni, oltre ad essere doveroso per preservare un patrimonio fondamentale, rafforza l’orgoglio identitario e culturale delle popolazione aborigene.
Un aspetto in particolare ci ha incuriosito molto: sia Brian che Pauly, nel raccontarci alcune leggende o condividendo con noi alcuni dei significati più profondi delle loro tradizioni, ci hanno chiesto di non filmare e di non divulgare i loro racconti. La cultura aborigena deve essere tramandata solo per via orale. E noi ovviamente abbiamo rispettato la loro volontà.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 13-01-2017 05:35 PM


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