Professione modello

di Enrico Matzeu
Quello delle passerelle è un mestiere meno semplice di quanto si creda. Ce lo racconta Miloš Dragićević, giovane di origini serbe trapiantato in Romagna, che lavora per brand come Armani.

milosdragoIl mondo della moda maschile, ripartita con Pitti Uomo 91 e Milano Moda Uomo, è fatto di stilisti, buyer e fashion blogger, ma anche e soprattutto da coloro che gli abiti e gli accessori li indossano per mostrarli al mondo intero. Sono i modelli, alti, belli e prestanti, che sembrano spuntare in città solo durante i giorni delle sfilate per poi eclissarsi a fashion week conclusa. Il loro è un lavoro sicuramente entusiasmante, ma anche «faticoso, che richiede dedizione e molta pazienza», come ha spiegato a LetteraDonna Miloš Dragićević, giovane modello di origini serbe che da circa un anno e mezzo appare sulle passerelle italiane e sulle riviste internazionali.

UN INIZIO PER GIOCO
I lineamenti del viso e gli occhi azzurri sono sicuramente balcanici ma la parlata è tutta di Cesena, dove vive con la famiglia da quando ha sette anni. Ha iniziato a fare il modello quasi per gioco, perché tutti «mi dicevano che ero alto e bello e avrei dovuto provare, ma io non sapevo neanche cosa significasse», così una volta trasferito a Milano ha cominciato a guardarsi attorno: «Sono pigro per natura quindi ho cercato su Google l’agenzia più vicina a casa e senza appuntamento ci sono andato. All’inizio ricordo che mi ignorarono, poi mi si avvicinò un uomo e si offrì come talent scout, assicurandomi di essere un professionista». Miloš è stato poi introdotto alle varie agenzie milanesi che si occupano di modelli ed è stato scelto dalla No Logo, con la quale lavora tutt’ora. «Già nel primo lavoro che mi hanno proposto, ovvero una dimostrazione per parrucchieri alla Cosmoprof di Bologna, sono riuscito a farmi prendere», ha detto Dragićević, che alle primissime armi ha «copiato la camminata di un altro ragazzo con i capelli lunghi e la faccia cattiva e ha funzionato, perché mi hanno subito voluto».

DAL CASTING ALLA SFILATA
Quei passi ha saputo muoverli in fretta, perché già nell’estate 2016 è riuscito a sfilare per Giorgio Armani e per Emporio Armani, «anche se solo dopo mi sono reso conto dell’importanza di quello che stavo facendo», perché per poter essere scelti dal re della moda la fila è lunga. «Quest’anno ai casting si sono presentati oltre 500 ragazzi e tutti provano a entrare, sembra di essere fuori da una discoteca, ma solo chi è in lista può fare il provino». Già perché solitamente sono le aziende di moda che scelgono dalle liste fornitegli dalle agenzie i nomi da selezionare, poi però «è fondamentale il casting, dove alcuni ti fanno fare solo una camminata, mentre altri ti fanno proprio provare i vestiti». Una volta scelti c’è però il fitting, dove si indossano gli abiti della sfilata e se anche questa prova viene superata «si è scelti per la sfilata, alla quale ci si deve presentare circa tre ore prima per il trucco, le prove e gli ultimi ritocchi degli outfit da parte dello stylist o addirittura del desginer in persona, come Armani che ci tiene a controllarci uno per uno».

UN MESTIERE INFLAZIONATO
Fare il modello oggi sembra più difficile, perché c’è molta domanda, ma paradossalmente meno offerta, «soprattutto a Milano, visto che molti brand stanno rinunciando alle sfilate o semplicemente cambiando città». Forse per questo «c’è molta competizione, anche se per me non ha senso, perché di modelli validi da temere ce ne sono ben pochi, forse si è in concorrenza soprattutto perché i più giovani sono disposti anche a farsi pagare meno o a sfilare gratis pur di fare i modelli». Già, perché questa è una professione sicuramente ben pagata, anche se dipende molto dalla fama e dal numero di show ai quali si partecipa, senza dimenticarci però che le modelle «sono retribuite molto di più rispetto ai maschi, perché in fondo il mondo della moda ruota attorno agli abiti femminili, sia per numero di brand che di riviste di settore».

CHI DETTA LE REGOLE
Non ci sono delle regole precise per poter fare il modello, certo se si vuole sfilare è necessario saper camminare, ma sostanzialmente è il volto che può fare la differenza. «La taglia perfetta per un uomo è la 46, voluta da brand come Prada, ma poi ci sono alcuni con la 48 che convincono lo stesso per il viso». Insomma, sono le case di moda a dettare le regole in base al loro prototipo di bellezza maschile. «Versace, ad esempio, per cui mi piacerebbe molto lavorare visto che è in linea con il mio mood, vuole ragazzi con la 48, così anche Giorgio Armani». Non ci sono dunque esigenze particolari da parte dei selezionatori, «ad eccezione di una prima agenzia da cui andai che mi chiese di dimagrire in volto e che salutai, perché era proprio quello che non mi piaceva del fashion business». Oggi funzionano molto i tipi efebici, perché la moda è sempre più genderless, ma per Miloš «l’uomo deve avere certi canoni estetici per poter presentare al meglio un abito, poi certo sono loro a dettare le regole».

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 14-01-2017 10:00 AM


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