Le donne che Faber cantava

di Giusy Gullo
L'11 gennaio del 1999 se ne andava Fabrizio De Andrè. Artista che, con la sua poesia, è riuscito a infrangere le barriere del perbenismo e a regalarcene il risultato. Tante (e meravigliose) le figure femminili presenti nelle sue opere. Eccone alcune.

fabrizio de andrè canzoniErano belle, innamorate, forti, ingenue, tenaci, decise, insicure. Erano esseri umani, con le loro gioie, le loro paure, i loro mille difetti e gli altrettanti pregi. Erano, e sono ancora, le donne di Fabrizio De André, sempre vive nella sua poesia e sempre presenti, in un modo nell’altro, in ognuna (o molte) di noi. Mi rivedo spesso, almeno in parte, in alcune delle protagoniste delle sue canzoni. Da quando ho iniziato a capire (e accettare) che sono imperfetta, contraddittoria,’troppo umana’, troppo simile a ciò che spesso, per paura (o vigliaccheria) respingo, ho iniziato ad amare De André. In lui come in pochi altri sono riuscita a trovare verità e conforto, un’empatia rara, difficile, o forse impossibile, da riscontrare nel mondo ‘reale’. Un mondo che – sono certa di non essere l’unica a pensarlo – non può capirci. E non ne ha colpa. D’altronde è questo il senso dell’arte e, in questo caso, dell’opera di De André: farci sentire meno soli, un po’ più a casa. Raccontare l’opera di Faber è cosa ardua, oltre che presuntuosa, soprattutto per chi, come me, l’ha sempre ascoltato più con il cuore che con la testa. Mi limito quindi (e sarò per questo inevitabilmente riduttiva) soltanto a citare 5 delle sue canzoni, dedicate o fortemente condizionate dalla figura femminile, tra le mie preferite.

BOCCA DI ROSA
Bocca di rosa
è la prima canzone di De André che ho ascoltato. Ero una bambina, non sapevo di chi fosse, probabilmente non ne seguivo neanche le parole. Eppure mi piaceva. Sentivo il dramma che scorreva in quel ritmo incalzante, in quella voce penetrante. L’amavo. Il testo è noto a tutti. Bocca di rosa era una donna che amava il piacere in una società che l’amava altrettanto, ma lo temeva. E quindi lo disprezzava.

LA CANZONE DI MARINELLA
La canzone di Marinella
, disse De André in un’intervista a Vincenzo Mollica, è nata da un fatto di cronaca nera: una 16enne si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata in un fiume da un delinquente. «La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte». Con Faber la storia di quella ragazza è diventata una favola. In cui l’amore, come la morte, rivendica la propria eternità. 

PRINÇESA
«Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all’occorrenza perseguitate. Un esempio classico sono gli individui che nascono con caratteristiche esteriori appartenenti a un sesso che non corrisponde alla loro identità più profonda», così Faber parlava di Prinçesa, canzone ispirata da Fernanda Farias De Albuquerque, transessuale brasiliana che decise di operarsi per far sì che il suo corpo, finalmente, le «rassomigliasse». 

LA BALLATA DELL’AMORE CIECO
Ne La ballata dell’amore cieco De André racconta la storia di un uomo innamorato alla follia. La canzone non è dunque dedicata a una figura femminile, ma la donna che l’artista ritrae è centrale nel testo. Tanto centrale da ritrovarsi, alla fine, completamente sola. Donna, seduttrice, egocentrica, più volte ‘assassina’. E condannata all’eterno abbandono dalla sua stessa, feroce, vanità.

AVE MARIA
De André disse di aver realizzato l’album La buona novella (tratto dalla lettura di alcuni Vangeli apocrifi) perché aveva bisogno di «salvare il cristianesimo dal cattolicesimo». Tra i brani in esso contenuti c’è Ave Maria, una canzone dolce e non priva di provocazione, dedicata alla Madonna e a tutte le donne, che la società (spesso ancora) vuole «femmine un giorno e madri per sempre».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: Data: 11-01-2017 06:22 PM


Lascia un Commento

*