Integrazione in costume

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha deciso di appoggiare la decisione della Svizzera di sanzionare i genitori musulmani che impedivano alle figlie di fare lezioni di nuoto con i coetanei maschi.

burkini-in-piscinaIn Svizzera le bambine musulmane dovranno partecipare alle lezioni di nuoto nella stessa piscina usata dai propri coetanei maschi. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo accogliendo il ricorso presentato dalle autorità svizzere. In particolare, per il tribunale di Strasburgo, il Paese elvetico avrebbe l’assoluto «diritto di dare la precedenza alle regole della scuola e alla piena integrazione» dei ragazzi che la frequentano. Da qui la decisione della Corte di obbligare le giovani musulmane a nuotare insieme ai maschi. Con la consapevolezza di creare un concreto disagio e «un’interferenza nella libertà di religione», che può essere accettata solo dalla mancata «violazione di qualsiasi diritto espresso». Secondo Strasburgo, inoltre, le autorità svizzere, non avrebbero violato la libertà di coscienza e di religione infliggendo multe complessive da 1400 franchi alla famiglia delle due bambine tenute a casa per non dover partecipare alle ore di nuoto.

SENTENZA DEFINITIVA
La coppia di genitori musulmani aveva esposto già nell’agosto 2008 la decisione di non portare in piscina le figlie (all’epoca di sette e nove anni) per educarle in conformità con i precetti del Corano. Da qui la decisione da parte della Svizzera di passare, dopo alcuni richiami, a sanzioni pecuniarie. Il lungo iter che ne è seguito ha portato la coppia a rivolgersi alle varie sezioni dei Tribunali elvetici, sino all’epilogo della Corte europea. Non è comunque la prima volta che in Svizzera si riscontrano situazioni del genere. A luglio 2016 a due bambine islamiche di 12 e 14 anni era stata negata la nazionalità elvetica dopo il loro perentorio rifiuto a prendere parte alle lezioni di nuoto a scuola.

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Publicato in: Attualità, persone, Top news Argomenti: , Data: 10-01-2017 12:42 PM


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