L'anno in cui le donne si presero Internet

E usarono i social come strumento per condurre delle importanti battaglie contro i femminicidi e le discriminazioni di genere: è successo nel 2016. Ecco le campagne che hanno lasciato il segno. In tutto il mondo.

#niunamenosTra Instagram e Twitter ci siamo abituati a un ininterrotto stillicidio di hashtag: ogni scusa è buona per mettere un cancelletto davanti a una parola, quale che essa sia. Una deriva che ha portato l’hashtag ben lontano dal suo intento originale, ovvero segnalare parole e temi rilevanti per gli utenti dei social. Ma, nel 2016, una particolare categoria ha usato il cancelletto per combattere delle battaglie e lanciare dei messaggi per cui valeva davvero la pena spendere un hashtag: le donne. Vittime di stupri, discriminazioni, stereotipi, offese, femminicidi: ma decise e determinate come non mai a far sentire la propria voce, con tutti gli strumenti a disposizione. Denunciando su Internet, di fronte al mondo intero, e scendendo in piazza a manifestare per mostrare che dietro quei tweet ci sono persone in carne e ossa. Buzzfeed ha raccolto le 13 proteste che hanno segnato il 2016. Eccole.

canselicusna#CANSELIÇINSUSMA
Ad aprile la Turchia rimase scossa dal suicidio di una studentessa, nota sui media con il nome di Cansel K. Migliaia di persone scesero in piazza per protestare, perché la ragazza aveva denunciato di aver subito molestie sessuali da parte di un suo insegnante. La dirigenza scolastica, però, avrebbe insabbiato la questione. Per questo la studentessa avrebbe deciso di togliersi la vita.

justiceforjisha#JUSTICEFORJISHA
Sempre ad aprile, ma in India, venne assassinata una studentessa di giurisprudenza di nome Jisha. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei segni di stupro. La protesta per ottenere giustizia nei suoi confronti coinvolse uomini e donne di tutto il subcontinente. La colpa di Jisha? Aver respinto le avances sessuali del suo assassino.

yunyun#NYALAUNTUKYUYUN
Luce per Yuyun. È il messaggio con cui le donne indonesiane hanno chiesto verità e giustizia per Yuyun, una 14enne stuprata e uccisa da 14 uomini nella provincia di Bengkulu. Prima della protesta social, i media avevano praticamente ignorato la notizia.

noesno#NOESNO
La violenza sulle donne in Messico è una piaga dalle dimensioni impressionanti. Così, in primavere, migliaia di donne sono scese per strada spiegando che «No significa no» e accusando le forze dell’ordine di non fare abbastanza per consegnare alla giustizia i colpevoli di violenza.

rureferencelist#RUREFERENCELIST
Ad aprile, gli studenti della Rhodes University, in Sudafrica, misero in piedi una protesta per cambiare la definizione di stupro in vigore nella policy del campus. La campagna suscitò alcune polemiche perché gli attivisti avevano pubblicato un elenco con i nomi dei supposti stupratori.

estupronao#ESTUPRONAOÈCULPADAVITIMA
Nel mese di maggio una ragazza brasiliana, drogata e incosciente, venne violentata da 30 uomini. Lei apprese dell’abuso solo quando i video e le foto vennero diffuse sui social media. Come spesso accade, fu la vittima a essere colpevolizzata: così le donne brasiliane usarono i social media per denunciare la cultura dello stupro imperante nel Paese.

sudcorea#강남살인남 #화장실살인남
Una storia simile a quella di Jisha, ma stavolta accaduta in Sud Corea. Una 23enne, a giugno, non si piegò alle avances di un uomo, che la pugnalò. Per protestare contro il sessismo e i femminicidi, le donne sudcoreane invitarono gli utenti di Twitter a ricoprire di post-it l’entrata della fermata della metropolitana vicino alla quale venne perpetrato l’omicidio.

notafraidtospeak#‎яНеБоюсьСказати
«Non ho paura di parlare»: è il grido di battaglia con cui le donne russe e ucraine trovarono il coraggio di raccontare le storie degli abusi subiti, in risposta al post di un uomo, diventato virale, che colpevolizzava le donne vittime di violenza.

dereseve#HANDEKADERESESVER
Stuprata e data alle fiamme perché transessuale. Il terribile omicidio della 22enne Hande Kadere, avvenuto nella tarda estate, spinse migliaia di persone a chiedere la fine dei crimini d’odio contro la comunità Lgbt.

sciopero donne polonia#CZARNYPROTEST
Nel mese di ottobre la Polonia rischiò di vedere approvata una legge che avrebbe reso illegale l’aborto praticamente in qualsiasi circostanza. Le donne polacche organizzarono così uno sciopero a cui aderirono anche le donne di altre nazioni. E la proposta di legge venne respinta.

ni una menos#NIUNAMENOS
Drogata, violentata, impalata ad appena sedici anni. E lasciata morire. L’orribile femminicidio di Lucía Peréz, in Argentina, non era il primo di quell’anno, ma la sua brutalità ha spinto le donne argentine a scendere in piazza per dire basta. L’invenzione dello slogan #NiUnaMenos risale al 2015 ed è diventato comune tra le donne del Sudamerica.

iammyownguardian#IAMMYOWNGUARDIAN
La petizione online di settembre firmata dalle donne saudite chiedeva l’abolizione della regola secondo cui le donne devono chiedere il permesso a un membro maschio della famiglia per attività come viaggiare, studiare o sposarsi.

notokay#NOTOKAY
Si pensava che il video dove Donald Trump mortificava le donne descrivendole come individue pronte a farsi fare qualsiasi cosa da un uomo ricco potesse fermare la sua corsa alla Casa Bianca. Così non è stato. Ma le donne statunitensi, su Twitter, gli hanno comunque risposto per le rime, spiegandogli che palpeggiare una donna è tutt’altro che okay.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: Data: 29-12-2016 04:46 PM


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