«Mi manda Barbieri»

di Enrico Matzeu
Il libanese Maradona Youssef è uno dei concorrenti più apprezzati di Masterchef 5. Quando ha ricevuto una proposta da un suo ex giudice l'ha presa al volo. Complice l'amore per i tortellini.

Su Sky Uno è ripartito Masterchef Italia, il game-show più famoso della tivù dedicato ai cuochi dilettanti, che per settimane vengono sottoposti a dure prove sotto lo sguardo severo dei quattro giudici più temuti della ristorazione italiana (e internazionale). Carlo Cracco, Bruno Barbieri, Joe Bastianich e l’ormai consolidata new entry Antonino Cannavacciuolo, infatti, sono tornati in onda con le prime puntate della sesta edizione del fortunato format di Sky. Venti i nuovi concorrenti che si sfidano a suon di mistery box, ma solo in pochi, come ogni anno, riusciranno ad arrivare all’agognata finale e soprattutto a costruirsi un futuro nel business della ristorazione. Già, perché cosa succede dopo Masterchef?

MARADONA, LIBANESE UN PO’ EMILIANO
LetteraDonna l’ha chiesto a Maradona Youssef, uno dei concorrenti più apprezzati della quinta edizione del cooking show, eliminato a un passo dalla finale, che oltre a dei piatti sempre originali, ha regalato spesso perle di saggezza diventate virali sul web. Le sue origini libanesi gli hanno permesso di contaminare la cucina con sapori mediorientali, ma soprattutto di essere coinvolto da Bruno Barbieri in un interessante progetto imprenditoriale. Maradona, infatti, attualmente lavora con lo chef nel suo nuovo ristorante bolognese, Fourghetti, dove la tradizione italiana si mescola ai gusti libanesi.

DOMANDA: Qual è il primo ricordo che le viene in mente ripensando a Mastechef?
R: La cosa che mi intrigava all’epoca, mentre lo registravamo, era pensare alle tante persone che mi avrebbero visto dopo.
D: Che tipo di esperienza è stata?
R: Molto educativa. Diciamo che devi arrivare psicologicamente già preparato, perché è dura, ma i giudici mi hanno insegnato molto in cucina e mi sono appassionato a questo mondo sempre di più, maturando una consapevolezza: il lavoro per me.
D: Quanto è faticoso essere un concorrente?
R: Parecchio. È molto impegnativo, ti coinvolge per tre mesi e devi sospendere la tua quotidianità per tutto quel tempo. Se sei sfortunato esci prima, altrimenti stai a Milano e torni a casa solo ogni tanto nel week end, ma è un’esperienza che ti isola completamente dalla vita di tutti i giorni.
D: Ricorda tra le tante fatte, la prova più difficile?
R: Penso sia stata la prova dei colori, quando dovevo cucinare pietanze in bianco e nero. Ho voluto strafare e mi sono fregato da solo, ma per fortuna non era una mistery box, quindi non ho corso il rischio di essere eliminato.
D: Ha avuto modo di vedere la nuova edizione?
R: Sì, ho visto la prima puntata, perché continuo a essere un fan di Masterchef, come lo ero prima di partecipare.
D: C’è qualcuno che l’ha già colpita?
R: Fino ad ora mi sono piaciuti Roberto, il ragazzo romagnolo – molto simpatico e genuino – e Giulia, che invece è molto tenera. Penso andranno avanti nel gioco.
D: Tornando alla sua edizione, con chi dei vecchi compagni di gara è rimasto in contatto?
R: Non è facile andare d’accordo con venti persone. Molte di loro fuori non le avrei neanche incrociate sulla mia strada. Tra tutti però ho trovato un vero amico, ovvero Andrea Torelli, con cui ci frequentiamo tutt’ora. Anche con Gigi Muraro sono in contatto, ma riusciamo a vederci poco. Sento Alida Gotta, ma è un’amicizia un po’ freddina, come lei del resto (ride, ndr).
D: Cosa succede dopo Masterchef?
R: La prima cosa che cambia è che vieni improvvisamente riconosciuto per strada: da un lato è bello, ma dall’altra parte ti senti sempre osservato e quindi devi anche essere più responsabile in quello che fai.
D: E lavorativamente parlando?
R: Solitamente in molti partecipano agli show cooking e anche a me ne hanno offerti molti. Ho preferito però non fare cose in pubblico, ma lavorare con alcune aziende specifiche, come Piaceri Mediterranei, che si occupa di prodotti senza glutine, e ho studiato delle ricette ad hoc per loro. Insomma volevo rendermi utile alle persone che soffrono di malattie legate al cibo. Ho evitato un po’ la ribalta.
D: Come mai questa scelta?
R: Perché non volevo svendermi sul mercato, che ero un dilettante che ha imparato a cucinare a Masterchef. Quello show è un’occasione che ti aiuta a metterti in mostra, a farti conoscere e a muoverti nell’ambiente in modo un po’ più facile, ma poi bisogna impegnarsi e soprattutto avere talento, altrimenti non vai da nessuna parte.
D: Cosa consiglia allora ai nuovi concorrenti per affrontare il dopo Masterchef?
R: Se credono davvero che quella del cibo sia la strada che fa per loro, gli auguro che una volta usciti dal gioco trovino qualcuno che ne conosca davvero il mondo della cucina e che sia ben integrato nell’ambiente. Gli direi di cogliere ogni opportunità, di fare anche gli show cooking, ma di sapere che ciò ha un limite, che non sono esperienze durature. Poi che il mondo della ristorazione è molto duro.
D: Ovvero?
R: È uno degli ambienti più difficili. Bisogna essere pronti a stare per ore a 40 gradi di temperatura, lavorare nell’umidità, respirare vapori acquei e avere quindi anche un’attenzione particolare alla salute e al proprio fisico. Poi avere una vita oltre al lavoro è difficile, perché ti impegna dalle otto di mattina all’una di notte, con una pausa di un paio d’ore nel pomeriggio. Insomma è faticoso.
D: A lei però è andata bene?
R: Sì, io ho avuto la fortuna di essere chiamato dallo chef Bruno Barbieri a lavorare nel suo nuovo locale Fourghetti a Bologna.
D: Com’è nata questa esperienza?
R: Con una telefonata, breve ma molto intensa. Mi ha detto tante belle cose, aveva grande stima di me e quindi ho preso quel treno, dal quale per il momento non ho intenzione di scendere.
D: Cosa fa al Fourghetti?
R: Sono un po’ un jolly, un tuttofare. Il mio ruolo principale è quello di animare un ristorante un po’ particolare, dove abbiamo un american bar abbastanza grande e il menù del banco è mio, naturalmente pensato assieme allo chef. Nello specifico preparo dei finger food libanesi, che offriamo con l’aperitivo, per far conoscere alla gente altre buone cucine.
D: Quindi dà il suo contributo multietnico?
R: Esatto. Poi però, quando ho tempo, do anche una mano in cucina durante le preparazioni, oppure aiuto in sala, chiedo i pareri dei clienti, chiacchiero con la gente, faccio i selfie (ride, ndr).
D: Che piatti possiamo trovare nel vostro menù?
R: Si parte dalla tradizione bolognese, quindi tortellini come se piovesse, ma anche piatti italiani più classici e molte contaminazioni creative. È un menu ambizioso, con 20 piatti alla carta dove c’è un po’ di tutto, perché esprime al meglio lo spirito dello chef Bruno, il più stellato d’Italia, con una cultura gastronomica paurosa.
D: Com’è lavorare con lui?
R: Bruno è un maestro che se vede degli errori, non lo dice, guarda, osserva, cammina come un’ombra e ti guida, non vuole mai romperti le scatole, ma solamente insegnarti. Ci fa imparare le cose nel modo migliore e ci lascia soprattutto la libertà di agire come vogliamo, per studiarci e poi dirci dove dobbiamo migliorare. In generale nella sua cucina c’è un’aria molto amichevole.
D: Qual è il piatto preferito di un libanese in Italia?
R: Il mio è quello che ho dichiarato anche quando ho iniziato Masterchef: i tortellini. E sono felice di lavorare in un ristorante in cui ce ne sono in abbondanza.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , , Data: 29-12-2016 04:30 PM


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