Graziata per l'omicidio del marito

Hollande ha posto fine alla detenzione di Jacqueline Sauvage, che dopo 47 anni di violenze e soprusi aveva deciso di uccidere il coniuge. Una vicenda che è servita a riflettere sulla violenza di genere.

JACQUELINE SAUVAGEGrazia, ma stavolta definitiva. L’ha concessa il presidente francese Holland a Jacqueline Sauvage, la donna che il 3 dicembre 2015 venne condannata a 10 anni di carcere per aver ucciso il marito che la picchiava e stuprava le figlie. Il 1° febbraio 2016 lo stesso Hollande aveva concesso una grazia parziale alla donna, che le permetteva di presentare una richiesta di liberazione che però finora i giudici avevano sempre respinto.

DONNA SIMBOLO
Stavolta, però, la grazia è completa e definitiva e, come scrive Hollande su Twitter, «mette fine immediatamente alla sua detenzione». Una decisione che è arrivata dopo mesi di campagne di sensibilizzazione che ha visto mobilitarsi un’ampia fetta dell’opinione pubblica francese, schieratasi fin dall’inizio con la donna. In primis, le associazioni femministe, che hanno eletto Jacqueline a donna-simbolo della lotta contro le violenze di genere.

COS’ERA SUCCESSO
L’omicidio per cui Jacqueline era stata condannata risale al 2012: sparò tre colpi di fucile alla schiena del marito, poche ore dopo il suicidio del loro figlio maschio e l’ennesima aggressione ai propri danni. Durante il processo, Jacqueline scoprì che il marito in passato aveva anche ripetutamente violentato due delle sue figlie femmine. A nulla valse appellarsi alla legittima difesa, perché la legge la considerava tale solo se avvenuta nelle immediate circostanze dell’aggressione, mentre Jacqueline aveva atteso almeno qualche minuto prima di uccidere il marito.

LA VITTORIA DELL’OPINIONE PUBBLICA
A chiedere a gran voce la grazia per la donna furono soprattutto le tre figlie, a cui si unirono anche 50 parlamentari. Alla fine Hollande si è convinto. Ma la lotta per la grazia a Jacqueline ha anche accresciuto la consapevolezza riguardo alla violenza sulle donne e alla necessità di ripensare alla legge sulla legittima difesa. La violenza sulle donne, infatti, spesso si caratterizza per svolgersi lungo un arco di tempo lungo, dove difficilmente la donna riesce a difendersi nei momenti in cui viene aggredita. Il confine tra legittima difesa e vendetta diventa così molto labile.

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Publicato in: Attualità, Top news Argomenti: Data: 28-12-2016 07:42 PM


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