«In cucina dovete sognare»

di Camilla Colombo
Più viaggi e attenzione agli sprechi alimentari. Ecco le novità di Masterchef 6, in onda dal 22 dicembre su SkyUno. La nostra intervista a Bruno Barbieri, il più 'cattivo' dei quattro giudici.

barbieriSquadra che vince non si cambia. Per questo, anche nella sesta edizione di Masterchef, e che va in onda dal 22 dicembre su SkyUno e che si apre con un supercasting notturno alla Stazione Centrale di Milano, a valutare le performance culinarie degli chef amatoriali d’Italia sono ancora loro, i quattro giudici Carlo Cracco, Joe Bastianich, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri. «Dice che sono il più cattivo? E io che pensavo di essere il più buono…», scherza con LetteraDonna Barbieri, lo chef italiano che insieme a Gualtiero Marchesi ha conquistato il maggior numero di stelle Michelin (sette) e che, in questo 2016, ha aperto a Bologna il ristorante-locanda Fourghetti: «Probabilmente sono il più tecnico, di conseguenza sono molto esigente e voglio scoprire anche la personalità dei partecipanti, non solo il talento gastronomico». Che però è necessario per andare avanti nel programma, durante il quale, racconta lo chef, è rimasto colpito dalla determinazione delle partecipanti femminili.

DOMANDA: Giunto alla sesta edizione, che bilancio fa dei suoi primi cinque anni a Masterchef?
RISPOSTA: Direi strepitoso per tutti, sia per me, che per gli altri giudici ma, sopratutto, per il pubblico che si è divertito, ha cambiato il proprio pensiero gastronomico e si è acculturato. Chi ci guarda ha capito che dietro a una patata non c’è solo un buon prodotto ma anche il lavoro di tante persone: questa consapevolezza, spesso, è all’origine di un nuovo stile di vita. Essere consci di tutta la filiera e della stagionalità dei prodotti è fondamentale non solo quando si cucina, ma anche e soprattutto quando si fa la spesa. Conoscere permette di scegliere senza farsi abbindolare e molte volte ciò implica anche un buon risparmio, che di questi tempi non fa mai male.
D: Quali sono stati i maggiori cambiamenti dal primo Masterchef al quello odierno?
R: Oggi i concorrenti sono più preparati, hanno capito che comunque c’è la possibilità di diventare protagonisti. Il programma è cresciuto come siamo cresciuti noi.
D: Masterchef continua ad avere un grande successo. Qual è il segreto di questo format televisivo?
R: Uno solo: è un programma vero che racconta la storia di tanta gente che ha un sogno. Masterchef dà la possibilità non solo di dimostrare le proprie capacità ma anche di raccontarsi, di mettersi alla prova e di capire i propri limiti.
D: Quali sono le novità per questa edizione?
R: Chiaramente il format è quello, le prove sono le stesse in tutte le edizioni Masterchef nel mondo. Le novità quest’anno sono una doppia trasferta estera, in Spagna e Grecia, e meno pianti. C’è più divertimento: alla fine ai fornelli non bisogna mai prendersi troppo sul serio.
D: Con quale dei suoi colleghi giudici è più in sintonia?
R: Con tutti e tre. Sono una persona che si sa adattare, che capisce gli altri e so stare abbastanza al mio posto. Mi piace lavorare con loro, c’è sempre qualcosa da imparare… anche caratterialmente.
D: I cooking e talent show, rendendo più popolare l’alta cucina, non hanno finito paradossalmente per svilirla?
R: Direi proprio di no! Ogni programma ha il suo perché, il suo valore affettivo, i suoi punti di forza e i suoi fan. Masterchef, più di altri, educa alla consapevolezza alimentare. Quest’anno affrontiamo anche il tema dello spreco alimentare, cercando di far capire che il cibo non va buttato e che bisogna consumare tutto ciò che è sulle nostre tavole, nei nostri frigoriferi e nelle nostre dispensa. La parola ‘svilimento’ non può essere associata in nessun modo a tutto ciò.
masterchefD: C’è chi sostiene che gli chef superstar di passare più tempo in tivù che in cucina.
R: Le critiche servono, molte volte sono costruttive ma, altre volte, quando non lo sono, non servono. Quando si decide di spendere parole per qualcuno, bisogna sempre pensare che dietro c’è comunque un persona che, nel bene e nel male, ha sacrificato tempo prezioso della propria vita per impegnarsi in quell’attività, qualunque essa sia.
D: In un’epoca in cui la cucina professionale è arrivata alla portata di più persone, cosa deve avere in più uno chef, per distinguersi dalla massa?
R: Deve tirare fuori il talento, studiare, porsi degli obiettivi e non mollare mai. Bisogna pensare che, un giorno, il successo arriverà. E che, quando succederà, si dovrà ricominciare tutto da capo, perché non bisogna mai smettere di sperimentare, studiare, guardarsi intorno, cercare sempre stimoli nuovi, uscire dalla cucina e vedere cosa c’è di nuovo nel mondo. E soprattutto sognare, perché chi non lo fa smette di brillare.
D: Ecco perché ci sono più trasferte all’estero in questa edizione.
R: Credo che viaggiare sia la prima cosa che uno chef deve fare. È indispensabile andare in giro per il mondo, perché solo così si incontra e si scopre l’altro, inteso come tutto ciò che è diverso da quanto si ha nella propria cucina. Nuovi prodotti, nuovi sapori.  Le contaminazioni gastronomiche sono indispensabili  per raggiungere il successo.
D: Abbiamo una tradizione gastronomica incredibile. Davvero è così fondamentale sperimentare?
R: In Italia il crudo, la cucina giapponese e quella vegetariana hanno sempre più successo e le contaminazioni sono stupende. Ma attenzione: non bisogna mai dimenticarsi da dove siamo partiti e che abbiamo una storia da rispettare e portare avanti. L’Italia è il Paese in cui le peculiarità gastronomiche regionali sono un patrimonio. Tutto il resto del mondo ce le riconosce e le ammira.
D: Lei è ormai un’icona della cucina italiana. Ma ha ancora l’entusiasmo e la passione del giovane cuoco. Come ci riesce?
R: Passano gli anni, i capelli diventano bianchi ma vivo la mia vita come la vivevo a 30 anni. Cioè sognando. Perché solo se si hanno dei sogni nel cassetto si ha la forza per diventare protagonisti. Sono uno che ama la vita, che ama stare con la gente. Anche le piccole cose che possono sembrare banali, solo perché le abbiamo sempre, come il cielo azzurro la pioggia oppure un albero le cui foglie cambiano colore, mi danno la forza e l’entusiasmo di non mollare mai. Amo il mio lavoro, amo quello che faccio e cerco di farlo nel modo migliore. Il giorno che non ne avrò più voglia… so dove andare.
D: Intanto pensiamo al futuro prossimo. Che cosa consiglia alle nostre lettrici per andare oltre i soliti pranzi e cenoni a Natale e Capodanno?
R:
Consiglio la semplicità. In cucina, come nella vita,  puoi stupire la persona che ami anche con un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico. A patto che il condimento sia fatto con passione. 

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