La verità, vi prego, sul Festival di Sanremo

I nomi che sono sempre gli stessi. La scomparsa degli indipendenti. Il dominio della Sony. Maurizio Scandurra, «il Beppe Grillo della musica italiana», sottolinea le tante coincidenze emerse durante le edizioni condotte da Carlo Conti.

SANREMO: LA SCENOGRAFIA DEL FESTIVAL, UN FIORE CHE SBOCCIAA due giorni di distanza dall’annuncio dei big in gara a Sanremo 2017, abbiamo ricevuto una lettera aperta che si propone di sottolineare alcune coincidenze e ricorrenze degli ultimi festival. L’autore è Maurizio Scandurra, giornalista e curatore degli uffici stampa di diversi cantanti, tra cui alcuni degli esclusi da Sanremo 2017, come Gerardina Trovato. Inoltre, ha curato le biografie di Ivana Spagna Quasi una confessione! e del leader dei Dik Dik Pietruccio Montalbetti I ragazzi della via Stendhal.

Premetto che chi scrive è un addetto ai lavori: mi occupo da anni di critica musicale e di ufficio stampa per conto di personaggi famosi, specialmente cantanti affermati. Stimo tantissimo il giornalismo sano e saggiamente, fondatamente irriverente. Ho come solo desiderio quello di rendere edotto il pubblico dei lettori su alcuni meccanismi legati alla manifestazione canora più famosa d’Italia. A tal proposito, veniamo al dunque. Il Festival di Sanremo fa sempre notizia, questo è fuor di dubbio. Ma, alla luce di ben 67 edizioni, è arrivato il momento di fare qualche doverosa riflessione. Essendo apartitico e apolitico di natura, mi vedo costretto mio malgrado a fare il Beppe Grillo della musica italiana: ecco allora pronto un decalogo di spunti oggettivi su cui riflettere. Andrò in ordine crescente, lasciando al finale le chicche migliori.

I SOLITI NOTI
In tre edizioni consecutive di Sanremo a firma Carlo Conti, ben nove artisti appaiono più volte, e con ruoli diversi. Eccoli: Marco Masini (due volte in gara, e una come autore del brano La borsa di una donna di Noemi); Nesli (due volte in gara); Alessio Bernabei (tre volte in gara, di cui due da solista e una con i Dear Jack); Dear Jack (due volte in gara: una con Alessio Bernabei, e una con il nuovo vocalist Leitner Riflessi, proveniente da X Factor); Fabrizio Moro (due volte in gara: una come autore del brano Finalmente piove di Valerio Scanu, una come Big); Clementino (due volte in gara); Annalisa (due volte in gara); Lorenzo Fragola (due volte in gara); Albano (due volte al Festival: una come superospite, una come Big). Possibile che per Carlo Conti la musica italiana sia sempre tutta qui, e ruoti sempre attorno agli stessi nomi? Oltretutto, alcuni di questi non vendono un disco neanche a piangere, e spesso si tratta di ragazzotti e ragazzotte comuni, privi di vero talento.

CHE C’AZZECCANO I RAPPER
Carlo Conti ha pubblicamente lamentato a Sanremo 2017 la scarsità di rapper, pur avendone ben due in gara: di cui uno, Raige, ignoto alle grandi platee televisive (non che l’altro, Clementino, lo sia di più, intendiamoci). Un chiarimento: il rap con la tradizione e la storia della musica italiana non ha nulla a che vedere. È un genere che non ci appartiene per nulla. E allora, perché non dare spazio a rotazione su ben tre Festival consecutivi anche al blues, al soul, al gospel, jazz e country?

GRUPPI: CHI LI HA VISTI?
A Sanremo 2017 mancano i gruppi: possibile – anche solo sul versante propriamente statistico – che i New Trolls (più correttamente detti ‘Notte New Trolls’ per via di ragioni legali), i Dirotta su Cuba, i Jalisse e molti altri gruppi che si sono presentati su un totale di ben 144 domande di ammissione pervenute alla Commissione del Festival avessero tutti brutte canzoni? Non lo credo per nulla. Evidentemente devono esserci ragioni che esulano dalla musica e che a noi poveretti del pubblico e della critica non è dato conoscere.

INDIPENDENTI DESAPARECIDOS
A Sanremo mancano le etichette indipendenti: circa il 50% degli artisti in gara sono legati alla Sony Music. Seguono, con quote ben inferiori, Universal Music e Warner Music. Io, personalmente, se fossi in Alessandro Massara o Marco Alboni (rispettivamente i vertici delle ultime due succitate major) o Mario Limongelli, presidente di Pmi, l’associazione che rappresenta i più importanti produttori discografici indipendenti italiani, m’incazzerei sul serio…

CATERINA, INDÌGNATI!
A Sanremo fra i Big assenti gli artisti della Sugar di Caterina Caselli: l’unica, vera major del disco made in Italy. È la prima volta che succede in vent’anni. Eppure di cantanti veri ne ha diversi in scuderia. Ed è per questo che dovrebbe incazzarsi di brutto anche lei, la Caterina nazionale, esattamente come coloro che ho citato al punto precedente.

IL CASO STATUTO
La sera del 7 dicembre, poco dopo le 19.30, sul sito sanremonews.it ho pubblicato una lista plausibilissima di potenziali Big di Sanremo 2017: lista poi ripresa e spoilerata dagli Statuto, e a loro erroneamente attribuita da tutta la stampa italiana, che non ne ha verificato la reale provenienza. L’avevo scritta io, appunto: lo svelo qui per la prima volta. In quell’elenco ho azzeccato ben 19 nomi su 22, divulgandoli a soli cinque giorni dalla proclamazione ufficiale dei Campioni in gara. Vorrà pur dire qualcosa? È dovere di ogni buon giornalista tenere segrete le proprie fonti.

RIDATECI I BIG, QUELLI VERI
Su 22 big in gara, ben sette provengono da talent show come X Factor, The Voice, Amici: il Big, per poter essere reputato tale, non è colui che ha successo in tv, bensì chi possiede un repertorio di successi discografici veri e duraturi negli anni. E questo non è certo il caso dei vari giovincelli, per lo più senz’arte né parte, che Conti da tre anni a oggi si ostina a portare al Festival.
A Sanremo manca la vera musica nazionalpopolare: quella che ha scritto pagine di evergreeen senza tempo e che domina piazze e teatri. Carlo Conti, evidentemente, ignora i vari Umberto Tozzi, Eugenio Finardi, Andrea Mingardi, Peppino di Capri, Mario Venuti, Luca Barbarossa, Aleandro Baldi tra i cantautori italiani. Ma anche Gigi Finizio e Nino D’Angelo, per quanto concerne i cantautori propriamente partenopei. O le grandi voci femminili come Antonella Ruggiero, Fiordaliso, Spagna, Mariella Nava, Gerardina Trovato, Marcella Bella, Anna Oxa, Silvia Mezzanotte e Loredana Bertè, tanto per citarne alcune.

CONTI NON È BAUDO
Conti non è l’erede di Baudo, almeno per quel che riguarda Sanremo. Pippo ha scoperto giovani di talento che si chiamano Giorgia, Laura Pausini, Nek, Andrea Bocelli, Gianluca Grignani, Irene Grandi: questi sono oggi veri Big e sulle cui vendite si sono basati per decenni (ma anche tuttora) i fatturati (e i posti di lavoro) dell’industria musicale. A oggi, invece, non ci ricordiamo di un giovane che abbia lasciato il segno tra quelli che hanno calcato il palco dei Sanremo di Conti: al contrario di quanto accadeva con Pippo, quando i fuoriclasse agli esordi invece abbondavano. Ma Baudo è anche un musicista, suona perfettamente il piano. Carlo Conti, invece no. Il Direttore Artistico di un festival musicale è giusto che sia un musicista, così come il primario di un ospedale dev’essere necessariamente un medico. Chiaro?

TUTTO SI TIENE
E qui viene il bello: negli ultimi tre Festival di Conti, è facile rilevare alcune (chiamiamole così, per delicatezza) ‘coincidenze’, che esporrò quali dati di fatto oggettivi e da tutti autonomamente rilevabili, senza dare giudizi. A Sanremo, con Conti, sono spesso presenti Big i cui concerti sono organizzati per lo più da un fortissimo player di mercato: Fepgroup (acronimo di Friends & Partners), nota agenzia milanese guidata da Ferdinando Salzano, la stessa che organizza il SuperTour Pieraccioni-Conti-Panariello. E il media partner dei tour di questi artisti, indovinate un po’ chi è? Rtl 102.5 il cui presidente, Lorenzo Suraci, è anche titolare di un’etichetta indipendente di Bergamo, strapresente nei Sanremo ‘contiani’ (mi si passi il neologismo, legato alla Rai ‘renziana’, tanto per stare in tema, di chiara matrice toscanocentrica e fiorentinocentrica), che si chiama Baraonda Edizioni Musicali: etichetta per la quale incidono Bianca Atzei (artista che Conti infila ovunque nei suoi show, da Tale e Quale a Sanremo), The Kolors e Dear Jack (provenienti entrambi da Amici di Maria De Filippi). Alla luce di quanto esposto, è possibile evincere come vi sia il forte rischio che il Festival possa diventare per alcuni cantanti ‘fortunati’ soltanto una tappa del piano marketing di quella che, di fatto, è un’evidente (almeno in superficie, per un buon osservatore) associazione di imprese. Nel caso di specie, mi si conceda la battuta con tanto di gioco di parole, Conti avrebbe fatto bene i conti. Fine della riflessione.

Maurizio Scandurra

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Publicato in: Attualità Argomenti: Data: 15-12-2016 05:35 PM


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