«Giusto che rimanga la Boschi»

di Camilla Colombo
Intervista alla senatrice Pd Francesca Puglisi, che fino alla nomina di Fedeli era in lizza per il Ministero dell'Istruzione. Ma apprezza la nomina della vicepresidente del senato: «Linfa nuova».

buona scuola ministro istruzioneSe si fosse scelta una linea di continuità con il governo Renzi, la nuova Ministra dell’Istruzione dell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni avrebbe potuto essere lei, Francesca Puglisi. Nata nel 1969 a Fano, la senatrice del Partito Democratico ha iniziato la sua carriera politica a metà degli Anni ’90 quando si è messa in gioco nei Comitati Prodi. Attiva da anni nel campo dell’educazione – ha costituito la Consulta per l’infanzia e l’adolescenza Gianni Rodari – la responsabile del settore Scuola nelle segreterie di Bersani e Renzi è stata una delle prime a criticare con forza la riforma Gelmini e a sostenere con altrettanta convinzione quella della Buona Scuola, voluta da Stefania Giannini, ex Ministra dell’Istruzione, e da Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio. Tutto questo però non è servito a fare di Francesca Puglisi il nuovo volto dell’Istruzione perché la poltrona del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Univeristà e della Ricerca) è stata affidata a un’altra donna del Partito Democratico, la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, politica e sindacalista sin dalla fine degli Anni ’70. Una scelta di discontinuità quindi con il precedente governo Renzi che però Francesca Puglisi giudica positivamente. «La nomina di Fedeli potrebbe portare nuova linfa alla riforma della Scuola», spiega al telefono di Letteradonna.it la senatrice marchigiana.

DOMANDA: Senatrice Puglisi, poteva aspirare al Ministero dell’Istruzione del nuovo governo Gentiloni. Ma alla fine non ce l’ha fatta.
RISPOSTA: Il fatto di essere stata nominata nel toto-ministri è stato il riconoscimento del lavoro svolto sinora nel partito e come capogruppo all’Istruzione. Condivido la scelta politica di aver affidato la poltrona del Miur a Valeria Fedeli sia perché è una donna sia perché la stimo professionalmente. Inoltre credo che il fatto che Valeria Fedeli non sia stata sinora coinvolta nella riforma della Buona Scuola sia un elemento positivo che può far sì che lei porti nuove prospettive ed energie al mondo dell’educazione italiana. Da parte mia c’è la massima disponibilità a collaborare su tutti i fronti.
D: Come giudica la formazione del nuovo governo?
R: Sono tutti nomi autorevoli, anche se mi rammarico della scarsa presenza femminile. Si è fatto un passo indietro rispetto alla precedente legislatura che non fa assolutamente bene alle donne. È un tema che andrebbe ripreso, quello della rappresentanza femminile nelle istituzioni, perché dalla società civile continuano ad arrivare segnali preoccupanti su cui la politica dovrebbe riflettere e fare molto di più.
D: Di cosa dovrà occuparsi essenzialmente il governo Gentiloni?
R: A mio avviso il nuovo esecutivo dovrà traghettare il Paese verso le prossime elezioni con la garanzia di una legge elettorale che permetta a tutti i cittadini di eleggere in modo chiaro i propri rappresentanti.
D: Lei è a favore di un sistema maggioritario o proporzionale?
R: Sin dal 1996, da quando sono entrata in politica con i Comitati Prodi, ho sempre creduto nell’importanza dell’alternanza democratica. Per cui spero che la nuova legge elettorale rimanga di stampo maggioritario e che sia in grado di portare l’Italia nella terza Repubblica. Non farla ricadere nella prima.
D: Il risultato del referendum è stato un duro colpo per il Partito Democratico.
R: Il fallimento della riforma costituzionale è un fatto traumatico su cui si dovrebbe riflettere con attenzione. Finalmente si aveva la possibilità di uscire da una profonda crisi delle istituzioni che coinvolgeva l’Italia su più fronti, i cittadini, l’Europa e gli investitori, e che avrebbe garantito una maggiore stabilità di governo. Invece ci ritroviamo con un nuovo esecutivo, il 25esimo dal 1982 al 2016. Se mettiamo a confronto Italia e Germania nello stesso periodo di tempo, ovvero tra il 1982 e il 2016, i dati che emergono sono sconfortanti. In ventiquattro anni in Germania si sono succeduti 3 cancellieri, in Italia 16 Presidenti del Consiglio. Non è un buon segnale per la nostra credibilità e stabilità nazionale.
D: Considerato l’esito del referendum, secondo gran parte dell’opinione pubblica la Ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, non sarebbe dovuta restare nella compagine di governo. Lei è d’accordo oppure no?
R: In primis vorrei sottolineare che gli attacchi rivolti alle donne, soprattutto se brave e competenti, sono sempre più feroci e volgari di quelli rivolti agli uomini. Detto questo, penso che Maria Elena sia una donna molto capace, preparata, secchionissima, se mi posso permettere il termine, e con le spalle larghe. Saprà certamente superare questo momento. Per me è giusto che sia rimasta al governo: è il segno di una fiducia rinnovata nelle sue capacità.
D: Cosa si aspetta dal futuro del Partito Democratico? Le critiche espresse dall’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza sono dure: «O il Pd cambia o è destinato al fallimento».
R: Il Congresso è la grande sfida che attende il Partito Democratico. Dobbiamo ricostituire l’identità del Pd perché sono convinta sia l’unico partito che possa salvare l’Italia dall’ondata di razzismo che sta invadendo tutta Europa. Anche nel resto dell’Unione Europea la socialdemocrazia è in crisi, non è un dato solo italiano. Quello che mi aspetto è che ognuno faccia la sua parte, che ognuno si assuma le proprie responsabilità per dare all’Italia un futuro più stabile e certo.

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