Un rampollo ribelle come premier

di Giusy Gullo
Nato in una famiglia nobile e formatosi nelle fila dei movimenti studenteschi degli Anni '70, ecco chi è Paolo Gentiloni, capo del governo incaricato dopo le dimissioni di Renzi.

paolo gentiloni«Gentiloni» di nome e di fatto. L’immagine del presidente del Consiglio incaricato riflette l’educazione di nobili natali di un uomo che ha trovato però nella sua ‘disubbedienza’ giovanile la strada maestra per la poltrona più importante della politica italiana. La ribellione sessantottina di un giovane di buone maniere: sembra questa la scena madre del romanzo personale e politico del nuovo premier incaricato, che il 12 dicembre ha annunciato i membri della nuova squadra di governo (c’è ancora la Boschi; e la novità più rilevante è Valeria Fedeli all’Istruzione).

LE ORIGINI NOBILI
Nato a Roma il 22 novembre del 1954, Paolo Gentiloni è sposato con l’architetto Emanuela Mauro e non ha figli. È appassionato di viaggi, libri, vino e ama giocare a tennis. Un profilo mite e signorile il suo che, si è detto, trova le sue origini in una famiglia elegante e blasonata: discende infatti dai conti Gentiloni Silverj, nobili di Filottrano, di Cingoli e di Macerata, e parenti di Vincenzo Ottorino Gentiloni, promotore del Patto che all’inizio del ’900 stabilì l’ingresso dei cattolici nella vita politica dell’Italia.

LA RIBELLIONE
Educato con metodo montessoriano, ha insegnato religione con Agnese Moro, figlia di Aldo, finché nel 1970 ha deciso di partecipare all’occupazione del Liceo Tasso di Roma, conclusosi con un’irruzione della polizia. Un ‘colpo’ per la famiglia che, abituata a vederlo trascorrere una vita tranquilla tra una partita di tennis e una di pallavolo, non prese bene l’avanzare della nuova passione del ‘ribelle’ Gentiloni.

UN COMUNISTA ‘MODERATO’
Il giovane però era ormai lanciato e a dicembre dello stesso anno, dopo aver avvertito il suo padre spirituale, scappò di casa per partecipare a una manifestazione a Milano: fu lì che conobbe Mario Capanna, uno dei leader della contestazione giovanile del capoluogo lombardo, ed entrò a far parte dei movimenti di protesta comunista. Nonostante la sua vicinanza ai gruppi di estrema sinistra, Gentiloni era però fin da allora un ‘moderato’. Così lo descrive su l’Unità il suo compagno Carmine Fotia sottolineando che il nuovo premier incaricato «apparteneva a quella parte del movimento che a un certo punto comprese che era in corso una deriva estremista che sarebbe degenerata nella violenza armata e vi si oppose». Negli anni si avvicinò sempre di più all’impegno politico diretto nelle fila teodem (cattolici di sinistra), fino all’incarico di ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi e, nel 2014, di ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale con il governo Renzi.

IL GIORNALISMO
La vita professionale e civile di Gentiloni si è espressa soprattutto in campo giornalistico. Laureato in Scienze Politiche, dopo gli anni di attività nel movimento, si interessò alle tematiche pacifiste scrivendo per la rivista Pace e Guerra, sotto la direzione dei fondatori del Manifesto e poi all’ambientalismo, diventando direttore del mensile La Nuova ecologia, rivista legata a Legambiente.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 11-12-2016 03:12 PM


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