«Anche chi non denuncia è un bullo»

di Camilla Colombo
Fino al 31 gennaio, Ivan Cotroneo incontra gli adolescenti con Un bacio Experience, progetto del Miur nato per aiutare i giovani vittime di soprusi. Che, purtroppo, in Italia sono sempre di più.

Un-bacio-di-Ivan-Cotroneo«Devi raccontarla questa storia, devi raccontare quello che ci è successo. Ma soprattutto devi raccontare che non doveva andare così. Non doveva andare per forza così. Che poteva essere tutto diverso, potevamo essere diversi noi. Potevamo essere più bravi, più forti. Questo devi raccontare un giorno». Blu, protagonista femminile del film Un bacio, racchiude in questa frase il senso di una storia forte, drammatica e piena di vita come quella descritta nel lungometraggio uscito nelle sale italiane a marzo del 2016. Due ragazzi, una ragazza, la difficoltà di crescere diversi in un mondo ostile, a tratti discriminatorio, e un amore forse impossibile da esprimere. Un bacio, libro e film dello scrittore, sceneggiatore e regista napoletano Ivan Cotroneo, è questo e molto altro: è l’adolescenza, il bullismo, la solitudine e la voglia di vincere contro tutto quello che può impedire la felicità.

UNA PIAGA DA COMBATTERE
Il successo del film ha spinto il Ministero dell’Istruzione a dare vita al progetto Un bacio Experience che, fino al 31 gennaio 2017, coinvolge in tutto 30 mila ragazzi nella visione del film e nel successivo commento delle tematiche affrontate, in una serie di matinée organizzate nei cinema di tutta Italia. «Nonostante l’ottima accoglienza nelle anteprime proiettate negli istituti scolastici, non mi sarei mai aspettato che Un bacio sarebbe diventato tutto questo», confessa Cotroneo a LetteraDonna. Meno male che è diventato tutto questo, verrebbe da dire, visto che il bullismo (tema affrontato anche da Pablo Trincia sulla Rai con Mai più bullismo) nel nostro Paese è una vera piaga: secondo un recente rapporto del Censis, infatti, nel corso dell’anno la metà degli adolescenti è stato vittima di episodi di bullismo e uno su cinque subisce soprusi almeno una volta al mese.

un bacio

DOMANDA: Un bacio è una storia drammatica che parla di tre adolescenti messi a dura prova dalla società nella quale vivono e da cui non sono accettati. Da dove ha tratto ispirazione per questo racconto?
RISPOSTA: L’idea nasce da un terribile fatto di cronaca americano, una vicenda di bullismo e omofobia che ha avuto per protagonisti due ragazzi, Larry King e Brandon McInerney.

D: Anche il finale finale così forte?
R:
Sì, il finale è così drammatico perché purtroppo nella realtà Brandon si è presentato a scuola con una pistola e ha ucciso Larry King, che lo corteggiava davanti a tutti. Era il 2008, in California. Larry aveva 15 anni, Brandon 16. Quando ho letto di questo terribile fatto, ho deciso di scrivere un libro, spostando l’ambientazione in Italia.

D: Come si trasforma un romanzo in una sceneggiatura?
R: Un bacio ha avuto una storia particolare. Dopo la pubblicazione con Bompiani nel 2010, sono andato nelle scuole a parlare di bullismo e omofobia. Ho incontrato molti giovani che mi hanno raccontato le loro storie. Ragazzi e ragazze che avevano assistito a episodi di bullismo o ne erano stati coinvolti. Le loro esperienze sono confluite nella sceneggiatura, che in certi elementi differisce dal romanzo: Blu, una ragazza vittima di violenza, nel libro non esisteva.

D: È stato difficile scegliere i tre protagonisti del film, dopo aver creato i personaggi del romanzo?
R: Durante i casting tanti ragazzi che si sono presentati mi hanno raccontato le loro storie, e alcuni di loro sono stati poi coinvolti nel film. Valentina Romani, Rimau Grillo Ritzberger e Leonardo Pazzagli, che sono tre esordienti al cinema, si sono imposti con il loro talento ed entusiasmo. E mi hanno anche fatto cambiato le idee, astratte, che avevo come riferimento per i tre personaggi.

D: Come è nata la collaborazione con Mika, la cui canzone Hurts è diventata la colonna sonora del film?
R:
 L’ho conosciuto per un’intervista per La lettura del Corriere della Sera. Alla fine della nostra chiacchierata io gli ho detto quanto mi piacesse quella canzone e come la ritenessi adatta per il film, che era in fase di montaggio. Lui mi ha spiegato che è molto selettivo per l’utilizzo dei suoi brani nei film. Ha voluto quindi vedere Un bacio. Gli è piaciuto e così abbiamo deciso di fare un videoclip insieme. Da lì è nato un rapporto di stima e credo anche di affetto, che ha fatto sì che poi mi chiamasse a scrivere il suo show per RaiDue.

ivan cotroneoD: Sul gruppo Facebook Un bacio Experience vengono postati i video di Valentina, Leonardo e Rimau durante le presentazioni del film ai giovani in giro per l’Italia.
R: Sì, vengono spesso con me alle proiezioni e agli incontri successivi, ma sono anche andati da soli a parlare del film all’estero. Penso lo facciano perché credono nel film e nei loro personaggi. E poiché loro sono le facce del film e per età sono molto vicini al pubblico, i loro interventi con i ragazzi sono sempre ricchi e stimolanti. Le loro parole sono prese molto sul serio dai coetanei.

D: Come giudica sinora la reazione degli studenti, degli insegnanti e dei presidi di fronte all’iniziativa?
R: I ragazzi e gli insegnanti che hanno scelto di partecipare a questa iniziativa sono molto consapevoli. La loro reazione è di vicinanza emotiva e di felicità, perché si affrontano finalmente certi temi. Naturalmente però va considerato che ci sono molte scuole in cui non ho messo piede e in cui non lo farò mai a causa delle insensatezze che circolano senza controllo sulla cosiddetta teoria del gender.

D: Secondo lei i social network, se usati in maniera corretta, possono favorire la diffusione di una cultura non omofoba?
R: Sì, perché sono un potentissimo mezzo di comunicazione e un’arena di incontro. Ho conosciuto ragazzi che li hanno usati per fare coming out, ad esempio. Ma sono ancora troppe le occasioni in cui se ne fa un uso distorto con profili fake per diffondere la cultura dell’odio.

un bacio film

D: Nella sua esperienza, di cosa hanno più bisogno i giovani che subiscono atti di bullismo?
R: Di incoraggiamento. Di qualcuno che gli dica e gli mostri che non sono le vittime di bullismo a dover aver paura e vergogna, ma i bulli. Quello di cui avrebbero maggiormente bisogno è la consapevolezza di vivere in una società inclusiva. Ma purtroppo i ragazzi sanno bene che insulti omofobi e sessisti sono diffusi anche fuori dalle scuole e nelle comunicazioni fra adulti.

D: E quindi, cosa si può fare nella vita di tutti i giorni per sconfiggere bullismo e omofobia?
R: Parlare. Usare il dialogo. Condividere. E per chi assiste a atti di bullismo intervenire, spezzare prima possibile la catena che porta dallo scherzo all’insulto e alla violenza. Credo che nel bullismo non esistano testimoni innocenti: chi assiste e non interviene partecipa alla catena dell’odio ed è quindi colpevole.

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