«Se vince il No non cambieremo mai»

di Federica Villa
A tu per tu con Marcella Diemoz, direttrice della sezione romana dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, che ha scelto di firmare la petizione delle 150 donne per il sì alla riforma costituzionale.

marcella_diemoz«Era arrivato il momento non solo di documentarsi e farsi un’idea, ma anche di partecipare attivamente». Ne è convinta Marcella Diemoz, che fa parte delle 150 donne che hanno firmato la petizione per il «Sì» al referendum costituzionale del 4 dicembre. Vengono da diversi ambiti e hanno motivazioni differenti: c’è chi vuole meno burocrazia, chi sogna un’Italia con un iter legislativo più veloce e chi non vuole più sprechi. Marcella Diemoz è una «donna di scienza»: direttrice della sezione romana dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, con la sua firma non pensa di essersi «schierata», ma di aver espresso sostegno a una riforma che condivide, come ci ha raccontato in quest’intervista.

DOMANDA: Come è venuta a conoscenza della petizione?
RISPOSTA: Me ne ha parlato una persona che conosco. Mi ha chiesto se volevo firmare, dato che stavano raccogliendo le firme di alcune donne. Dal mondo della scienza non ne erano ancora arrivate molte.
D: Perché ha scelto di firmare?
R: Prima mi sono documentata, ho letto molto. Poi ho deciso per il «Sì» perché la considero una scelta da fare, a cui dare un supporto positivo esponendomi in prima persona. Il fatto che a firmare fossero state tutte delle donne, mi convinceva, era un elemento importante.
D: La riforma che risvolti avrà sul mondo femminile?
R: Più che sul mondo femminile, direi che avrà un impatto sull’equilibrio di genere. Ora le donne sono relegate a essere un’infima percentuale. Servono più donne in Parlamento e serve che si parli di temi che per troppo tempo sono stati ignorati, come quello della violenza, per esempio. Questa riforma porterebbe dei cambiamenti significativi. Le faccio un esempio, per così dire, matematico: se abbiamo un sacchetto con il 50% di palline nere e il 50% di palline bianche, quando andremo a pescarne alcune, la probabilità che queste siano tutte di uno stesso colore sono basse. È più alta quella che se ne peschino di entrambi i colori. Questo dovrebbe succedere anche in politica, fra uomini e donne.
D: Ci sono altri punti che per lei sono positivi, nella riforma?
R: Certo. Uno è quello che prevede che la Camera e il Senato abbiano funzioni diverse, come succede in tutto il resto del mondo. Noi abbiamo sicuramente delle ragioni storiche con cui confrontarci, però bisogna guardare avanti. Oggi l’iter legislativo è troppo lungo. Basti pensare alla legge sul doppio cognome dei figli: è arrivata alla Camera a metà del 2014, ma non è ancora passata al Senato.
D: Però i critici della riforma sostengono che manchino ancora le regole per l’elezione del nuovo Senato.
R: Sì, ma perché non è previsto che nella costituzione vengano indicati i meccanismi elettorali. Certo che si deve sapere come si comporrà il Senato, ma si daranno le linee guida una volta cambiato il sistema. Bisogna anche ricordare che i senatori saranno comunque eletti a livello locale e manterranno dunque le loro competenze di territorialità.
D: Torniamo alle ragioni per votare «Sì». Quali sono le altre?
R: La prima è che in Italia c’è una lentezza burocratica pazzesca, e va fermata. Questa riforma aiuterebbe a liberarsene. Sempre per fare un esempio: con la riforma del ministro Madia, noi, come dipendenti di un ente di ricerca, dopo quattro anni, siamo riusciti ad ottenere di essere trattati in maniera diversa da una Asl. Prima, invece, non c’erano differenze. Però, per raggiungere l’obiettivo, sono passati anni e poi ci siamo presi anche un bello spavento quando c’è stata una sentenza della Corte Costituzionale che sembrava ribaltare il tutto. Non è stato così, però sono ancora molti gli aspetti da definire. Questo per dire che nel nostro Paese, una riforma della pubblica amministrazione non potrà mai procedere in maniera lineare con il sistema per come è ora.
D: Poi?
R: L’altro motivo per cui sostengo la riforma è che ridefinisce il rapporto tra Stato e Regioni razionalizzando quello che è stato fatto nel 2001 per accontentare la Lega. Così ora abbiamo un sistema dove in alcune regioni c’è un tetto per le spese sanitarie, o vengono garantite solo certe prestazioni. Mentre in altre curarsi è più facile e la gente è costretta a spostarsi. Lo Stato deve essere in grado di dare linee guida generali che poi le regioni gestiscono. In tutte le materie.
D: Vale anche per il contesto scientifico?
R: Certo. Mi hanno detto che, a ora, nelle varie regioni esistono sistemi diversi per catalogare i terremoti, per esempio. Si usano espressioni diverse, metodi diversi, scale diverse. Per questo servono linee generali che permettano di avere un unico riferimento.
D: E se tutto questo non dovesse succedere? Se vincesse il «No»?
R: Non posso prevederlo. Credo che comunque non si parlerà mai più di riformare nulla. Questo governo si è ritrovato con la legge di riforma costituzionale da fare, anche perché nei precedenti quattro governi, per tre volte, non c’è stata la possibilità di formare un esecutivo. Ci sono voluti mesi per trovare un equilibrio. Certo, la riforma non è perfetta, ma se non si fa, rimarremo un Paese in cui non c’è mai modo di modificare nulla. Chi vota «No» dà, nella maggior parte dei casi secondo me, un voto di protesta che non ha nulla a che fare con i contenuti.
D: È a conoscenza dell’esistenza di uno schieramento femminista che supporta proprio il «No»?
R: No, non lo conosco. E io non mi sento neanche di appartenere a uno schieramento. Penso semplicemente di aver firmato una petizione per esprimere il mio sostegno a un’idea.
D: Fra le 150 donne che hanno firmato la petizione ci sono anche alcune personalità molto conosciute. E molti Vip stanno dicendo al pubblico cosa voteranno. Secondo lei questi annunci possono davvero fare la differenza?
R: Non lo so. Penso che io non mi farei condizionare. Dopodiché, dipende sempre dai motivi che stanno alla base della votazione. Ripeto, il «No» sarà dettato più che altro da una insoddisfazione, da una protesta nei confronti del sistema. Su di me le opinioni dei Vip avrebbero impatto zero, perché so che nel formulare la mia idea, sono stati molto più importanti la lettura e la ricerca di opinioni di esperti. A me, per esempio, aveva destato molta curiosità il fatto che grandi costituzionalisti fossero contrari alla riforma. Così mi sono informata, e mi sono costruita la mia idea.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 02-12-2016 04:30 PM


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