«La mia vacanza a X Factor»

di Andrea Cominetti
Nel 2013 arrivò quarta. Tre anni dopo, sta per pubblicare il suo primo album. Nel frattempo non ha mai smesso di esibirsi e cantare nel suo coro gospel, la sua «famiglia». Intervista ad Aba.

aba1Era il 2013 quando Aba calcava il palcoscenico di X Factor 7. Era anche l’anno del «tesorino» Michele Bravi e della sua La vita e la felicità scritta da Tiziano Ferro, che conquistò il primo posto. Lei, al secolo Chiara Gallana, nel team Elio, concluse il suo percorso arrivando quarta, dopo aver presentato l’inedito Indifesa – «la canzone era di un autore americano, il testo invece l’ho scritto io» – che non ottenne un particolare successo. Dopo il talent le sue tracce si sono un po’ perse, nonostante lei non si sia fermata un attimo: «A dir la verità, le telecamere non si sono mai spente. Subito dopo il programma mi hanno chiamato per fare la giurata a La canzone di noi, un talent sui cori in onda su Tv2000. Da lì poi tanta televisione, concerti, live».

DOMANDA: Un talent sui cori è un’esperienza insolita. Perché questa scelta?
RISPOSTA:
Perché sapevano che facevo – e ne faccio ancora – parte dei Summertime, il coro gospel più grande e antico d’Italia.
D: Come ci si avvicina a un coro gospel? Per caso o per scelta?
R:
Entrambe. Un po’ mi è venuto naturale: si tratta di uno dei generi – insieme al blues – che amo di più, un po’ sono stata aiutata da tutti i loro cartelloni che tappezzavano le strade. Ho, quindi, deciso di fare il provino – pur non avendo visto nessun loro concerto – e dal 2008 sono lì.
D: Non ha mai pensato di lasciarli dopo X Factor?
R:
No, assolutamente. Lì ho trovato la famiglia, gli amici, l’amore. Sono rimasta perché dovevo rimanere, non c’era altra scelta, sarebbe stato come disfarsi del proprio cognome. Tra l’altro, il 16 dicembre, organizziamo a Padova il concerto gospel più grande d’Europa: 150 artisti sul palco, 4.300 spettatori, con il ricavato che verrà devoluto a Medici con l’Africa Cuamm.
D: Da dove nasce la sua passione per la musica?
R:
In realtà non ne ho idea. Ricordo di aver sempre cantato, fin da piccola, ho fatto pure i provini per lo Zecchino D’oro. In un certo senso hanno influito anche i miei genitori, mia madre per calmarmi mi metteva i video dei concerti di Michael Jackson e dei Queen.
D: I suoi, quindi, l’hanno sempre sostenuta?
R:
Sì, sempre. Mi hanno permesso di studiare musica a patto che portassi a casa il famoso pezzo di carta. Mio padre mi diceva sempre: «Va bene tutto, fai quello che vuoi, basta che ti laurei».

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D: Quando ha capito che la passione poteva diventare professione?
R:
Mi sono laureata nel 2012 in Economia, nel 2013 sono stata assunta nel marketing di un’importante azienda. Avevo 25 anni e vedevo che la mia vita stava prendendo una piega diversa da quella che speravo. Mi sono detta «o ci provo adesso o non ci provo più», così mi sono data un’ultima possibilità ed è andata bene.
D: Si riferisce a X Factor?
R:
Sì, un’esperienza di cui conservo ricordi bellissimi. È stata una specie di vacanza musicale, per due mesi ho pensato soltanto a cantare. Non dovevo preoccuparmi di nient’altro, sono stata viziata e coccolata.
D: Non si era illusa potesse andare diversamente?
R:
Per fortuna no. Anzi, mi stupivo per ogni puntata che superavo, la prendevo come una benedizione. È stata la mia rivalsa contro i luoghi comuni: ti raccontano che possono andare avanti solo i raccomandati, ma non è così. Le mie aspettative sono state molto più che superate.
D: Dopo X Factor, ha provato con Sanremo Giovani…
R:
Sì, ma non c’è molto da dire, ho fatto soltanto il provino. Sarebbe comunque carino passare per Sanremo Giovani, è un trampolino importante per un cantante emergente. Se X Factor è un modo per far conoscere te, con il concorso si promuove la tua musica.
D: Pensa di riprovarci?
R:
Sì, non lo escludo assolutamente.
D: A livello musicale invece?
R:
Il 17 giugno è uscito Get Me High, il primo singolo estratto dall’album in uscita, un brano blues-punk in inglese. Del disco stiamo terminando le lucidature, dovrebbe uscire all’inizio del 2017.
D: Il nome c’è già?
R:
Sì, ma preferisco non svelarlo ancora.
D: Anche le altre canzoni saranno in inglese?
R:
C’è qualcosa anche in italiano, ma il fulcro è in inglese. Mi viene più naturale, mi sembra anche una lingua più adatta al genere che faccio.
D: Qual è stato il suo contributo per le canzoni?
R:
Mi sono occupata soprattutto della parte testuale, volevo che questi brani raccontassero di me. Al momento il progetto è un’autoproduzione, ho preferito fare tutto da sola per quel che riguarda le parti artistica e creativa, per vendere poi il pacchetto completo.
D: Prima non ha pubblicato nulla?
R:
No, volevo qualcosa che mi rispecchiasse in pieno. Con la popolarità di X Factor l’unico rischio di cui avevo paura era quello di vedermi snaturata, insieme alla mia musica. Perciò ho aspettato tanto, volevo qualcosa che davvero mi rappresentasse. Mi sono presa il mio tempo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 01-12-2016 05:10 PM


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