L'Hiv non è una condanna

L'1 dicembre è la Giornata mondiale contro l'Aids. Le donne sono più esposte al contagio, ma vivere felicemente da sieropositive è possibile. Basta controllarsi di frequente.

giornata mondiale aids 1Non è più una condanna a morte come poteva esserlo negli Anni ’80 e ’90, ma non bisogna mai abbassare la guardia davanti al contagio da Hiv e all’Aids. Eppure, i dati non sono incoraggianti: negli ultimi anni i contagi tra i più giovani (25-30 anni di età) sono in aumento. Chi non ha vissuto la grande paura dei decenni scorsi sembra meno incline a proteggere se stesso e gli altri. Nonostante le tante campagne di sensibilizzazione, in molti ancora non indossano il preservativo, che a oggi rimane l’unico metodo sicuro di prevenzione. Le donne, soprattutto, devono esigerne l’uso. I dati parlano chiaro: è il sesso femminile quello a maggior rischio di contagio da Hiv. Vale la pena ricordarlo sempre, ancor di più il 1° dicembre, Giornata mondiale contro l’Aids.

DONNE PIÙ ESPOSTE
Lo dicono, tra gli altri, anche l’Amfar e Avert, tra le due maggiori organizzazioni che si occupano di ricerca e prevenzione. Fa impressione scoprire che, a livello globale, l’Aids è la maggiore causa di morte tra le donne che hanno tra i 15 e i 49 anni d’età. Il 58% delle donne infettate dall’Hiv vivono nell’Africa subsahariana, ma pensare che l’Hiv ‘preferisca’ delle persone rispetto a delle altre significherebbe commettere lo stesso errore di tanti anni fa, quando si riteneva che l’infezione colpisse solo gli omosessuali. Perché tutte le donne, ad esempio, rispetto agli uomini corrono un rischio doppio di contrarre il virus durante un rapporto sessuale.

RISCHI SOCIALI
Ma oltre ai fattori biologici, anche quelli culturali mettono a rischio le donne, a cominciare dalla disuguaglianza di genere. In Sud Africa e in India, ad esempio, è stato dimostrato che le donne che vivono con mariti violenti sono più a rischio (perché, probabilmente, i mariti fanno sesso non protetto anche al di fuori della coppia). In generale, invece, le donne sono più restie a chiedere l’utilizzo del preservativo, o anche a portarlo con sé. Apparentemente delle piccole cose, che però espongono la salute a un grande rischio.

VIVERE CON L’HIV
Ma è bene capire una cosa: l’Hiv può essere contrastato con successo. E chi lo contrae può vivere una vita normale: Alessandra Costa, ad esempio, è sieropositiva da trent’anni, ma questo non le impedisce di fare la ballerina e allestire spettacoli teatrali. Alessandra Cerioli, invece, è la presidente della Lila: a Io Donna ha raccontato i suoi 30 anni con l’Aids, dalle penalizzazioni in ambito sanitario al rifiuto di vivere delle relazioni sentimentali con lei, «nonostante io assuma la terapia antiretrovirale, che rende improbabile la trasmissione del virus anche in assenza di protezione». Erin, invece, la cui storia è stata raccontata da Vice, è felicemente sposata con un DJ che ha saputo fin da subito della sua sieropositività. Ha contratto l’Hiv probabilmente per via sessuale, ma grazie ai farmaci l’ha ridotto praticamente a uno stato asintomatico. Fa sesso regolarmente con suo marito, che è sieronegativo. Ed è anche una mamma felice.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 01-12-2016 01:45 PM


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