Professoresse, la Normale di Pisa vi aspetta

Il nuovo direttore dell'Università, Vincenzo Barone, vorrebbe molte più insegnanti del gentil sesso. «Vorrei una maggiore diversità di genere tra i docenti», ha spiegato. Per questo, a parità di risultati conseguiti, verranno scelte donne.

maxresdefault«Nella nostra sede abbiamo 35 professori e solo quattro donne: una situazione imbarazzante, completamente sbilanciata in favore del cosiddetto sesso forte, non si può andare avanti così». Ormai è risaputo che in certi ambienti lavorativi gli uomini trovino più sbocchi rispetto alle donne. Non è poi una novità (purtroppo). Ma la vera notizia è che a pronunciare questo discorso è stato un uomo. Si tratta di  Vincenzo Barone, neo direttore della Scuola Normale di Pisa, che in occasione dell’inaugurazione del nuovo centro di studi intitolato a Carlo Azeglio Ciampi ha voluto ribadire il concetto che l’Università italiano dovrebbbe essere più paritaria.

NESSUNA QUOTA ROSA
Ma non parlategli di quote rosa: «Per noi quella non è la soluzione perché è contraria al principio del merito», ha spiegato Barone al Corriere della Sera. «Quello che sto dicendo è che d’ora in poi a parità di risultati sceglieremo la concorrente donna. Io, nel mio piccolo, ci ho sempre creduto. Non a caso il settore in cui insegno, la chimica, è l’unico in cui su due docenti una è una donna», ha aggiunto. Si tratta di una vera e propria sfida che ha anche un netto significato politico. «Tra gli studenti abbiamo più donne che uomini. Poi, tra assegnisti e ricercatori, la percentuale diventa più o meno 50 e 50, mentre arrivando ai professori la disparità è totale. E questo a mio parere non è più accettabile. Io sono assolutamente convinto che l’equilibrio di genere faccia bene all’università italiana».

IN ITALIA TUTTO DIFFICILE
A scatenare le ire del rettore il fatto che l’Italia sia l’unico Paese «in cui l’università non può chiamare il docente di cui ha bisogno. Se mi serve un professore di archeologia etrusca, non posso stilare una shortlist di esperti e scegliere il più adatto alle mie necessità. Sono costretto invece a servirmi della graduatoria generale di archeologia redatta in base a criteri puramente quantitativi. Dietro questa scelta c’è la malintesa idea che, lasciati a noi stessi, faremmo chissà quali imbrogli», ha aggiunto. Vincenzo Barone vorrebbe infatti che le università italiane potessero scegliersi in base al merito e alle esigenze gli insegnati. Il tutto senza più garantire il posto a vita. «Se poi dopo tre anni il docente o la docente che ho scelto non porta i risultati che mi aspettavo è giusto che ci sia una penalità, anche in termini di finanziamenti. Ma noi oggi questo non lo possiamo fare, perché la legge non ce lo consente. Perfino le Poste hanno maggiore flessibilità nella scelta dei dirigenti», ha aggiunto.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, Top news Argomenti: , Data: 29-11-2016 03:24 PM


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