Firme false: un'altra grillina nel mirino

Si allarga lo scandalo che ha colpito il Movimento 5 Stelle a Palermo. Ora tra gli indagati c'è anche la deputata Giulia Di Vita, che dice: «Si chiarirà tutto». Scopriamo chi è.

Giulia Di VitaFa finta di niente, Giulia Di Vita. Nonostante ci sia anche il suo nome nell’elenco degli indagati per il caso firme false che ha colpito a Palermo il Movimento 5 Stelle, la parlamentare grillina sui social continua la sua battaglia per il no al referendum del 4 dicembre. Si limita a rispondere, quasi en passant, a un tweet di un suo sostenitore che non vuole credere alla notizia ormai trapelata su tutti i giornali. E invece è vero, conferma lei stessa: «ma si chiarirà tutto non temere. La verità esce fuori», chiosa con un occhiolino.

ASSENTE GIUSTIFICATA
Il caso è scoppiato dopo un servizio de Le Iene: il Movimento 5 Stelle a Palermo avrebbe falsificato alcune delle firme che vanno raccolte e poi presentate per poter prendere parte alle elezioni. Al 28 novembre, gli indagati sono 13. Tra di loro ci sono Pietro Salvino, marito dell’altra deputata indagata Claudia Mannino, e Riccardo Ricciardi, marito della deputata alla Camera Loredana Lupo. E, appunto, Giulia Di Vita. Secondo i media, Di Vita milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nata e cresciuta a Palermo, classe 1984, aveva tentato di entrare nel consiglio comunale della sua città già nel 2012, senza però riuscire a farsi leggere. Poco male, perché l’anno dopo (nel 2013) alle elezioni legislative fa il colpo grosso e viene eletta alla Camera dei Deputati. Nei primi mesi del 2016 su Repubblica è stata indicata tra i dieci deputati più assenteisti della legislatura: lei ha replicato spiegando che la sua assenza prolungata era dovuta a una malattia, «certificata nell’apposita sezione del sito internet della Camera».


SUI POLITICI GAY
Assenze (giustificate) a parte, Giulia Di Vita in passato si è resa protagonista di alcune uscite quantomeno discutibili. Come quando, nel 2015, a mo’ di boutade (a dir poco infelice) disse che il sindaco di Roma Ignazio Marino sarebbe stato disposto a dichiararsi gay «per poter dire che questa bufera di critiche sono solo beceri attacchi omofobi. Tanto va di moda». L’orientamento sessuale, insomma, visto come mezzo politico. E a chi la criticò per la leggerezza con cui aveva tirato in ballo l’omofobia, rispose: «Se vogliamo negare che certi politici usino la propria sessualità in questo modo, ok». Nel 2013, invece, finì sotto accusa per un tweet dove citava una ricerca del British Medical Journal: «I check up non riducono la mortalità, malattia, disabilità», accompagnato dall’hashtag #decrescitafelice. Molti la criticarona accusandola di voler far passare l’idea che i check up fossero inutili. Lei, poi, ammise che il suo tweet era poco chiaro e che in realtà si riferiva al fatto che i check up dovessero essere personalizzati su misura dei singoli pazienti.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , Data: 28-11-2016 05:04 PM


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