Un ipocondriaco in sala operatoria

di Paola Medori
A tu per tu con Giorgio Marchesi, che sul set di Braccialetti Rossi 3 interpreta un cardiochirurgo. E sta per debuttare a teatro con ruolo difficile. Il suo regista dei sogni? Marco Bellocchio.

marchesiÈ stato il terrorista Franco Freda, un figlio ribelle, un reporter di guerra, uno psicologo. Dopo anni di gavetta a teatro, in televisione e al cinema Giorgio Marchesi entra nei personaggi che interpreta con estrema facilità. Oggi l’affascinante 42enne è il cardiochirurgo della terza stagione di Braccialetti Rossi. «È stato bello lavorare con questi giovani attori. Li ho trovati preparati, diretti e hanno un entusiasmo veramente contagioso», confessa a LetteraDonna. Mentre la fiction sta per volgere al termine, lasciando nella totale disperazione i fan, rivedremo l’artista bergamasco in scena con David, drammaturgia e regia di Paolo Civati, dove interpreta «un ruolo difficile».

DOMANDA: È stato difficile entrare nella grande famiglia di Braccialetti Rossi 3?
R: No, in realtà conoscevo già Carlotta Anatoli e avevo visto i ragazzi in altre occasioni, poi essendo un tipo giovanile è stato facile andare subito d’accordo con tutti (ride, ndr).
D: La rivedremo nella prossima edizione?
R: È ancora presto per parlarne. C’è sempre un tempo per leggere, valutare e capire. Nel nostro lavoro devi sempre considerare tutti gli impegni.
D: Come è andata sul set? Ho letto che è ipocondriaco…
R: Sì. Ho girato una scena in cui dovevo guardare un’operazione vera, a cuore aperto. Non sono abituato, ovviamente, ed è stato abbastanza scioccante.
D: Un medico in famiglia poi Una grande famiglia, e ora Braccialetti. Sta lavorando tantissimo, cosa ricorda invece dei momenti di inattività quando un attore non lavora?
R: Prima entravo più in ansia e cercavo di trovare comunque dei ruoli più piccoli oppure seguivo stage e laboratori teatrali. Ora, avendo un’altra età e una famiglia, non sto fermo ad aspettare la chiamata. Sono più tranquillo e cerco di fare le cose piacevoli e non, che non riesco a fare durante l’anno.
D: Ha lavorato con la sua compagna e attrice Simonetta Solder nel film di Ivan Cotroneo Un bacio. Meglio condividere lo stesso mestiere o si rischia di non staccare mai?
R: In realtà dipende dall’intelligenza e dalla sincerità nella coppia. Noi stiamo molto attenti a non parlare solo di lavoro. Gestendo una famiglia discutiamo molto dell’organizzazione della vita quotidiana.
D: Il film affrontava il tema del bullismo. Ne parla con i suoi due figli?
R: Il più grande Giacomo, che ha 10 anni, è più consapevole. Ne abbiamo discusso a casa e anche a scuola. Parlarne è assolutamente positivo.
D: Cosa deve essere insegnato ai nostri figli?
R: Che non deve mai esserci un branco contro uno solo. È impari, crudele e da prepotenti.
D: Sta per debuttare il 9 dicembre al Teatro del Giglio di Lucca con David di Paolo Civati, può raccontarci qualcosa del personaggio?
R: È molto diverso da me, esteticamente ed emotivamente, e sto lavorando con una certa fatica. Il mio personaggio si raffronta con un padre, malato di Alzheimer che lo ha vessato per tutta la vita. È negativo, rancoroso e ha questa forte rabbia dentro, repressa da anni.
D: Anche lei nella vita tende a reprimere?
R: Assolutamente no. Tiro fuori le cose, mi piace litigare, essere diretto e non covare rancore.
D: Era una guardia del vaticano in Mission: Impossible III di J. J. Abrams, che ricordo ha di quel set e di Tom Cruise?
R: Non l’ho mai incontrato personalmente. In compenso ho conosciuto Philip Seymour Hoffman, che stimavo tantissimo, e ho lavorato con Jonathan Rhys-Meyer. Nonostante avessi un piccolo ruolo, l’ultimo giorno sul set Rhys-Meyer mi invitò alla festa di fine riprese romane.
D: E cosa successe?
R: Feci un errore clamoroso: non arrivai alla festa puntuale. Gli americani, invece, erano tutti in perfetto orario. Quando sono entrato gli attori e il regista erano già andati via, e io sono rimasto con tutta la troupe e le maestranza. È stata comunque una bella esperienza.
D: Dopo aver lavorato con Ferzan Özpetek , Marco Tullio Giordana e Stefano Sollima solo per citarne alcuni, da chi le piacerebbe essere diretto?
R: Non mi dispiacerebbe lavorare con il grande maestro Marco Bellocchio che sa dirigere gli attori molto bene e Matteo Garrone perché è un uomo di pancia.
D: Molti artisti si sono apertamente schierati in vista del prossimo referendum costituzionale. Lei da che parte sta?
R: Preferisco non esprimermi. Quello che mi infastidisce è che molti pensano più alle simpatie politiche, agli schieramenti degli artisti che non ai contenuti che il Referendum propone. Invece l’aspetto più importante è leggere, capire e avere la possibilità di cambiare, in bene o in male. Questo dipende dal singolo.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , Data: 25-11-2016 07:55 PM


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