Mia figlia, uccisa da un amore malato

di Federica Villa
Giordana è stata ammazzata dal suo ex con 42 coltellate. Un anno dopo, a combattere per la sua giustizia (e la sua nipotina) c'è la madre. Che va nelle scuole a dire: «Al primo segnale scappate».

foto2Giordana Di Stefano è stata uccisa con 42 coltellate. Aveva 20 anni. A toglierle la vita, il 6 ottobre del 2015, è stato il suo ex fidanzato, Luca Priolo.
Lo aveva conosciuto quando aveva 15 anni: lui era stato il suo primo amore. Dalla loro relazione è nata una bambina, Asia. Quando Luca aveva saputo che la ragazza era incinta, le aveva detto di abortire. Era una prova, lui diceva che solo così lei gli avrebbe dimostrato che lo amava veramente. Quella richiesta, mai ascoltata da Giordana, è stata per la madre della ragazza, Vera Squatrito, «un campanello dall’arme». Lui la chiamava incessantemente, si appostava sotto casa, la insultava. Finché Giordana, a un certo punto, si era convinta a denunciarlo per stalking.
Proprio il giorno dopo l’omicidio si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dell’uomo, davanti al Gip di Catania. Ma quell’udienza era stata rinviata.
Giordana è stata sorpresa dall’uomo, di sera, mentre rientrava a casa ed è stata uccisa. Dopo l’omicidio, Priolo è scappato, prima a Messina, poi a Milano, da dove voleva tentare di raggiungere la Svizzera. Fermato dalle forze dell’ordine, ha confessato il delitto:«Sì, sono stato io. Ho perso la testa, non volevo ucciderla».

RICONOSCERE L’AMORE MALATO
A distanza di più di un anno dalla morte di Giordana, a combattere per lei e per la sua bambina, è rimasta mamma Vera, che cresce sua nipote e intanto chiede giustizia: vuole l’ergastolo per chi le ha portato via sua figlia e per tutti quelli che uccidono. «Che le vittime siano donne, uomini o bambini, non c’è differenza. Servono delle punizioni». E prova, giorno dopo giorno, a portare nelle scuole un messaggio che, come ci ha raccontato in quest’intervista, possa «far capire ai ragazzi qual è l’amore puro e qual è, invece, quello malato. Proprio come quello di cui è stata vittima mia figlia».

DOMANDA: Come è iniziata la storia fra sua figlia e Luca?
RISPOSTA: Si erano conosciuti, come succede molte volte, uscendo in compagnia. I padri dei due ragazzi erano amici di vecchia data, così è capitato che Giordana lo incontrasse nelle uscite fra conoscenti.
D: Lei, da madre, si era accorta che Giordana era perseguitata?
R: Sì, io sì. Lei confondeva quegli atteggiamenti con l’amore. Era molto giovane. Lei lo amava molto anche perché lui aveva la capacità di apparire come un principe azzurro. Ma era chiaro che mia figlia era vittima di una violenza psicologica. Io ho avuto la prova che qualcosa non andava quando lui le ha chiesto di abortire, per dimostrargli quanto lo amasse. Poi, ripensandoci, avevo notato anche che spesso Giordana discuteva al telefono e che aveva perso il sorriso. Ma è dalla gravidanza in poi che è iniziato il calvario.
D: Cosa è successo?
R: Lui tentava di introdursi in casa, si appostava lì vicino, le telefonava a tutte le ore.Vorrei precisare però, che durante la loro relazione, come invece molte volte è stato detto, mia figlia non ha mai convissuto con lui. E, anche al momento dell’omicidio, non abitavano insieme. Giordana non aveva più una vita, era passata dall’essere sempre felice, all’essere sempre triste, spenta.
D: E quando è nata la bambina?
R: La denigrava, la insultava. Mia figlia era molto bella, ma lui le diceva che era una ragazza madre e che nessuno l’avrebbe mai voluta. Usava le parolacce. L’ha chiusa dentro a un incubo. Io, da madre, ho cercato allora di farla ragionare. Da quando era diventata mamma anche lei, io tentavo di non essere invadente, ma comunque di cambiare il suo modo di vedere le cose. Non l’ho mai abbandonata, ho sempre portato avanti il dialogo. E ci sono riuscita. Tant’è che poi ha deciso di denunciarlo.
R: La denuncia ha cambiato qualcosa?
D: Lui, prima, diventò ancora più ossessivo, poi si allontanò per un periodo. Lei aveva ripreso la sua vita di sempre. Faceva la mamma, poi ballava – perché il ballo era la sua passione -, usciva con gli amici e pian piano stava recuperando la sua autostima, quella che lui le aveva tolto. Però, anche da lontano, nell’ombra, lui covava rabbia. E a dargli fastidio era proprio il fatto che lei si stesse rifacendo una vita.
R: Giordana è mai stata aggredita fisicamente?
D: Che io sapessi, no. Poi, dopo, ho scoperto alcuni dettagli. Pare che lui abbia alzato le mani un paio di volte. Io avevo visto dei piccoli lividi sul corpo di mia figlia, in casa. Noi eravamo molto libere, aperte. Vivevamo insieme, quindi mi è capitato di osservare dei segni, come di ditate sulla sua pelle. Ma lei si giustificava, mi diceva che era successo a danza, che si era fatta male provando dei passi.
D: Quando Priolo è tornato, cosa è successo?
R: Si è rifatto vivo all’improvviso, con la scusa della bambina. Lui, in realtà, non l’ha mai voluta vedere, non gli è mai interessato nulla di lei. Ma come scusa per riprendere i contatti andava bene. In quel momento ha capito che era tutto finito, non c’era più speranza. E allora ha programmato di ucciderla. Perché l’omicidio è stato pianificato.
D: In che senso?
R: Si nascose vicino a casa mia, l’aspettò. Lei tornava dal lavoro. Mi aveva chiamata quella sera e mi aveva detto che aveva finito e che avrebbe mangiato qualcosa e poi sarebbe rientrata. Ma non è mai arrivata. Lui l’ha sorpresa in una stradina a un chilometro da casa e l’ha uccisa con 42 coltellate. Io l’ho cercata per tutta la notte, ma non l’ho trovata.
D: L’iter giudiziario a che punto è?
R: Aspettiamo il processo. Il riesame ha confermato che si tratta di premeditazione e anche di crudeltà. Ma i tempi sono lunghi.
D: Lei ha anche lanciato una petizione su change.org per chiedere che venga dato l’ergastolo all’assassino di sua figlia. Perché?
R: Perché se non ci può esser giustizia, almeno che ci sia il rispetto. Il rispetto per una ragazza che ha perso la vita. Mia figlia non tornerà più. Ma il rispetto per le vittime di questi crimini ci deve essere. Lo Stato non ci aiuta, le pene sono troppo brevi. Bisogna punire queste persone. E non parlo solo di chi commette crimini contro le donne, ma anche di chi uccide uomini, bambine, bambini.
E poi io ho paura, per Asia. Magari fra 12 o 15 anni suo padre uscirà di prigione, e io temo che si vendichi.
D: Cosa significa, per lei, crescere sua nipote?
R: Per lei devo essere forte. È sangue del sangue di mia figlia. Ed è un’orfana. Nel crescerla devo essere molto determinata, anche per Giordana. Sento una grossa responsabilità. Anche più dell’essere madre. Devo proteggerla.
D: Lei, dopo la morte di sua figlia, ha iniziato una campagna di prevenzione contro la violenza.
R: Vado nelle scuole, incontro i ragazzi. Racconto quello che è successo a Giordana. Dico sempre che al primo segnale bisogna scappare. Cerco di far capire ai più giovani qual è l’amore vero, bello, e quale quello malvagio, che uccide. Io, in quelle circostanze, porto la voce di mia figlia. È come se parlasse lei.
D: Come si può provare ad arginare il problema della violenza sulle donne?
R: Con la prevenzione e con la punizione dei colpevoli. Punirne uno vorrebbe dire dare l’esempio a molti. E spero che, prima o poi, questo succeda. Che cambi qualcosa e che si possano prevenire sempre di più atti del genere.
D: Prova rabbia per quello che è successo?
R: Io provo dolore, prima di tutto. Un dolore immenso. E cerco di non far entrare la rabbia che a volte, però, è indescrivibile. Quello che voglio fare è cercare di trasformare questo mio dolore in amore. Per andare avanti. Per aiutare gli altri.
Per fermare questa violenza.

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Publicato in: Attualità Argomenti: , , Data: 25-11-2016 06:16 PM


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