Griezmann dà un calcio alla violenza

L'attaccante della Nazionale francese e dell'Atletico Madrid è sceso in campo per dire basta ai soprusi subiti dalle donne. Il tutto per aiutare la campagna #BeHerVoice della Fondazione Kering.
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Campione in campo e anche fuori. Perché Antoine Griezmann, 25enne calciatore della Nazionale francese nonché attaccante dell’Atletico Madrid, si è voluto mettere in gioco. E lo ha fatto prestando il suo volto oltre che la voce alla Fondazione Kering. Che con lui ha realizzato un video per dire basta alla violenza nei confronti delle donne. Con questo filmato l’associazione ha infatti intenzione di lanciare la campagna #BeHerVoice nel tentativo di rompere il silenzio. Lo stesso che si cela dietro agli abusi spesso subiti dal genere femminile. Ecco che Antoine Griezmann dà voce al racconto di una giovane ragazza vittima di violenze.

«Il mio nome è Aesha, ho 19 anni e vivo a Londra. Ho lasciato l’Africa orientale per seguire mio marito Karim nella speranza di costruire una vita migliore per la nostra famiglia. Poche settimane prima della nascita del mio secondo figlio, ho dovuto andare in ospedale a causa di un forte dolore. Era la prima volta che videvo un medico. Sento ancora lo choc nella sua voce quando mi ha chiesto: ‘Quando sei stata infibulata?’. Posso ancora vedere la tristezza nei suoi occhi quando ho detto: ‘Avevo appena quattro anni’. Per me la mutilazione genitale era una cosa normale. A tutte le donne che conoscevo gli era stata praticata questa cosa. Mia madre, le mie sorelle, mia figlia. Il medico mi ha chiesto di mettermi in contatto con un associazione di sostegno alle vittime di vuolenze. Ho rifiutato. Mio marito non sarebbe stato d’accordo», racconta nella prima parte Griezmann.

«Nel corso dei mesi l’uomo che avevo sposato tornava sempre più tardi a casa. Si è lamentato spesso che i bambini erano troppo rumorosi. Ha iniziato sbattendo la porta, alzando la voce, poi ha cominciato a picchiarmi, mi ha violentato. Ogni sei settimane un assistente sociale mi fa visita con un traduttore per assicurarsi che il mio neonato stesse bene. Ero troppo spaventata per confidarmi con lei. Ma ha letto il mio silenzio e mi ha chiesto quando sul mio corpo sono apparsi i lividi. Oggi vivo da sola e  mi sento meno isolata rispetto a quando abitavo con mio marito. Seguo anche riabilitazione psicologica per per superare le violenze che ho subito. Ho un luogo sicuro in cui crescere i miei figli e ora posso godermi la nuova vita che ho pensato per loro».

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti, video Argomenti: , Data: 25-11-2016 02:13 PM


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