Cara Rai, la violenza non è nel nostro destino

di Giulia Mengolini
Nello spot una bambina viene chiesto cosa farà da grande: «Sarò picchiata da mio marito». Il video realizzato per la Giornata Mondiale del 25 novembre trasmette un messaggio controproducente: ecco perché.

raiL’intento era nobile, il risultato fallimentare.
Lo spot della Rai contro la violenza sulle donne girato in occasione della Giornata Mondiale del 25 novembre, lancia un messaggio fuorviante e tutt’altro che costruttivo.
I protagonisti del video sono alcuni bambini che si presentano davanti alla telecamera – in sottofondo musica da carillon – e spiegano cosa vogliono fare da grandi: «la veterinaria, il poliziotto, il maestro di sci, il soldato, la stilista, il musicista». Poi viene inquadrata un’ultima bambina bionda che dice: «Quando sarò grande finirò in ospedale perché mio marito mi picchia». Fine dello spot.

I dubbi sorgono subito spontanei: perché realizzare uno spot che sembra comunicare che sei una bambina (bella e bionda) da grande subirai violenza?
E, quel che è più grave, è che nella narrazione non esistono né il pre, né il post, i due elementi più importanti per promuovere la sensibilizzazione sul tema. Ovvero, né la prevenzione (cosa possiamo/dobbiamo fare per evitarla?) né la ‘rinascita’, la riabilitazione della vittima grazie all’aiuto, all’ascolto. Insomma, non solo non c’è un lieto fine, ma lo spot lancia il messaggio che la violenza per le donne è un destino. Un autogol inaccettabile soprattutto da parte di un canale istituzionale e così seguito come quello del servizio pubblico.
Essere picchiate non è il nostro futuro. La violenza sulle donne non è un percorso già scritto, non è un trauma inevitabile che noi femmine siamo costrette a sopportare: è un crimine, frutto di una cultura retrogada e maschilista, che si può e si deve combattere. E vincere.  A cosa serve la Giornata Mondiale se non a dire, urlare, questo?

UOMINI E DONNE UNITI
La violenza si batte eliminandone le radici. Vanno benissimo le leggi punitive, ma questa giornata serve a dire un’altra cosa: «Dobbiamo prevenire anziché curare. E dobbiamo farlo tutti, uomini e donne. Insieme». Ci si impegna a farlo educando i bambini fin da piccoli alla parità di genere, con messaggi che mettono sullo stesso identico piano maschi e femmine. Nessuno è inferiore all’altro, nessuno è ‘più oggetto’ dell’altro. Nessuno merita di essere punito se decide di non volere più l’altro, se lo contraddice, se lo tradisce.

IL MINISTERO SI DISSOCIA
Il video ha scatenato non poche polemiche, soprattutto sui social network. Susanna Camusso ha ritwittato un messaggio che ne chiedeva la rimozione. Richiesta espressa anche dal vicepresidente del Consiglio degli Utenti dell’Agcom Remigio del Grosso.
Anche centinaia di utenti si sono scagliati contro lo spot sui canali social della Rai, tanto che l’ufficio stampa del Dipartimento per le Pari opportunità ci ha tenuto a chiarire che il video non è stato «né ideato né prodotto» dal ministero ma si tratta di «una iniziativa autonoma della Rai».

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Publicato in: Attualità, video Argomenti: , Data: 24-11-2016 06:08 PM


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