A X Factor conta più l'ego della musica

di Andrea Cominetti
Si è classificato terzo nella nona edizione, in squadra con Elio. Davide Shorty non rinnega niente di quell'esperienza, ma non risparmia i lati negativi: «È una macchina che fa soldi su di te».

Shorty

«Siamo qui per amare, non per darci addosso, a tutti noi piace fare festa, tanti di noi sono evasi dalla realtà, ed è umano a volte non volersi bene abbastanza… Ma Vittorio amava la vita, non andate in giro a dire il contrario se non lo conoscevate». L’ultima volta che si è parlato di lui, di Davide Shorty, terzo classificato alla nona edizione di X Factor, è stato quando, su Facebook, ha salutato l’amico fraterno Vittorio Bos Andrei – in arte Cranio Randagio, trovato morto a Roma nella notte tra l’11 e il 12 novembre – prima di puntare il dito contro chi ha cercato di far passare il suo come il tragico epilogo «dell’ennesimo ragazzo drogato».

Noi Davide l’avevamo intervistato prima, prima di questo post e prima di quello che è successo. Per parlare di lui – siciliano dalla voce black – e della strada che la sua carriera ha preso una volta che si erano spente le telecamere del talent show di Sky: «Stare lì dentro significa tagliare i contatti con il mondo esterno per circa tre mesi e ci sono sia i lati positivi che quelli negativi».

DOMANDA: Quali sono?
RISPOSTA:
Hai indubbiamente molto tempo per poter lavorare su te stesso e sulle tue abilità, dalla tecnica vocale all’ascolto di musica nuova. La competizione, però, è tutta incentrata sull’ego e la musica – con l’ego e la competizione – ha poco a che vedere. La verità è che sei catapultato in una macchina che sta facendo dei soldi su di te e devi cercare di prendere il buono che c’è, senza farti risucchiare.
D: Lei c’è riuscito?
R:
Sì, anche se – una volta conclusa la trasmissione – c’è stata sicuramente tanta frustrazione. Ho capito che l’Italia è totalmente distante dal genere che faccio io, soprattutto perché non c’è un background di vera e propria black music. Nonostante gli esempi di Pino Daniele, Lucio Battisti e Lucio Dalla, che sono gli artisti che più ci s’avvicinano.
D: Cosa è andato storto?
R:
Diciamo che il mio album non è stato spinto particolarmente dalla casa discografica, neppure all’estero dove il terreno sarebbe stato più fertile. C’è l’idea che un artista italiano fuori dai propri confini non funzioni, anche se, in realtà, ci sono molti esempi positivi, come quello di Elisa.
D: Si aspettava un trattamento diverso?
R:
In verità no. Mi sono inserito in un meccanismo che sapevo come funzionava: l’industria italiana gira sulle stesse persone da anni, non ha l’apertura mentale né il coraggio di compiere nuove scelte. Per questo ora sto in un’etichetta indipendente.

Shorty 5

D: In questo, che ruolo ha la televisione?
R:
C’è chiusura anche lì. Perché la novità non vende, non porta ascolti e all’inizio può addirittura far storcere il naso. Quindi si preferisce andare più sul sicuro. Con questo, non vorrei sembrare né disilluso né incazzato, sono soltanto consapevole.
D: È pentito della sua partecipazione a X Factor?
R:
No, assolutamente. A livello personale, è stata una bellissima esperienza. Dal punto di vista musicale, invece, è stato un colpo di fortuna poter avere a che fare con uno come Elio, che a me ha lasciato un sacco di libertà.
D: Nessun rimorso dunque?
R:
No, non si può demonizzare X Factor. Oltre che per un ritorno mediatico, mi era venuta la voglia di fare un disco in italiano e – visto che il programma non è tamarrissimo come quello inglese – ho deciso di provarci.
D: In che senso meno tamarro?
R:
Devo dire che qui da noi il format è molto più genuino, la versione nel Regno Unito non mi piace e non parteciperei mai.

Shorty 2

D: Parlava anche del desiderio di un ritorno mediatico…
R:
Sì, volevo suonare di più, prendendo più soldi. In Italia non si riesce a lavorare a meno che non si faccia un talent. A Londra – dove vivo da sette anni – è diverso, ti guadagni il rispetto sul campo, suonando nei locali. Adesso ho la possibilità di campare al 100% attraverso le performance, mentre prima dovevo fare il maestro di musica.
D: Quella televisiva la considera, quindi, una parentesi?
R:
Più che una parentesi, un tentativo di creare nuovi canali e poter condividere nuova musica. Per un cantante, il primo obiettivo deve essere la condivisione, non il compiacimento. In ogni caso, non vorrei essere ricordato come Davide di X Factor, ho un mio lungo percorso artistico pregresso che non ha nulla a che vedere con la televisione.
D: Ora che progetti ha?
R:
Sono al lavoro su due album, uno da solista in italiano e uno in inglese, con il mio gruppo. Il primo si chiamerà Straniero, dovrebbe uscire tra febbraio e marzo e vedere la presenza di Tormento e Daniele Silvestri. Il secondo sarà, invece, firmato Retrospective For Love, il nome della mia band londinese a maggioranza siciliana.
D: Ha qualche aspettativa in merito?
R:
Non voglio più aspettarmi nulla, solo essere contento del disco. Ma più che un’aspettativa è appunto una speranza.

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Publicato in: Attualità, persone, Protagonisti Argomenti: , , Data: 24-11-2016 12:39 PM


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