La texana che vuole imporre il coming out

La senatrice repubblicana Konni Burton ha proposto una legge in base a cui le scuole dovranno comunicare l'orientamento sessuale degli studenti ai genitori. Anche se i ragazzi hanno specificato di mantenerle segrete. Ignorando tutti i pericoli del caso.
La senatrice del Texas Konni Burton.

La senatrice del Texas Konni Burton.

«Ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato cowboy! Tu l’aria del toro non ce l’hai neanche un po’, quindi il cerchio si restringe». Così urlava il sergente Hartman in Full Metal Jacket, in faccia a una delle sue reclute. Ebbene, proprio in Texas c’è una persona decisa davvero a stringere il cerchio. È la senatrice repubblicana Konni Burton, che ha proposto una legge in base a cui le scuole dovranno comunicare l’orientamento sessuale degli studenti alle rispettive famiglie. E questo anche se i ragazzi hanno specificato di mantenerle segrete.

OUTING NON GRADITI
Le scuole statunitensi periodicamente effettuano dei questionari per conoscere lo stato psico-fisico, emozionale, e non solo, dei loro studenti. Normale che, in alcuni casi, possano emergere informazioni sull’orientamento sessuale e il gender. Se la legge 242 passasse, ci troveremmo di fronte, più che a dei coming out, a dei veri e propri outing. Da Dallas, Sondra Howe di PFLAG ( Parents, Families, and Friends of Lesbians and Gays), la più grande associazione Lgbt statunitense, ha lanciato l’allarme intervistata da Daily Beast: «Lo riteniamo molto pericoloso per gli studenti. Se non hanno ancora fatto coming out a casa, c’è un motivo, ovvero non si sentono pronti a farlo con i loro genitori». Le ripercussioni possono essere infatti drammatiche: basti pensare al fatto che, secondo True Colors Fund, il 40% dei senzatetto minorenni degli Stati Uniti (1,6 milioni in tutto) appartiene alla comunità Lgbt. Come si può intuire facilmente, molti di loro sono stati allontanati da casa o lo hanno fatto volontariamente, quando la situazione tra le mura domestiche si è fatta insostenibile.

DALLA TERAPIA AL SUICIDIO
Anche se nel 2010 in Texas, per la precisione a Houston, Phyllis Frye è diventata la prima giudice trans nella storia degli Stati Uniti, stiamo parlando di uno stato tradizionalmente conservatore e religioso, almeno al di fuori delle grandi città. «La Burton si sbaglia. È un’idea terribile. Io stessa avrei affrontato l’argomento prima ma, ogni volta che ci provavo, mi dicevano ‘gli uomini non fanno questo’», racconta la 58enne Sandra Dunn, la prima transessuale candidata sindaco di Amarillo, che solo nel 2010 ha trovato la forza e il coraggio di iniziare il processo di transizione. «C’è il rischio che i genitori dicano ai figli ‘non puoi essere così’ e li mandino a fare terapia di conversione, nel nome di Dio». Di cosa si tratta? Di una terapia di riorientamento sessuale che mira a eliminare o ridurre desideri e comportamenti omosessuali, a cui ancora molte persone si affidano negli Stati Uniti. Ovviamente questo metodo non ha nessuna validità scientifica. Preoccupanti, invece, i dati che legano l’orientamento sessuale al suicidio: per ogni giovane eterosessuale che decide di togliersi la vita, ci sono altri quattro omosessuali che compiono la stessa tragica scelta. Da parte sua, la senatrice Burton ha specificato che i dati dei figli verrebbero comunicati solo alle famiglie che ne facessero richiesta. Ma anche che la legge 242 prevede di punire tutto il personale scolastico che si rifiuterà di fornire informazione ai genitori degli alunni. La speranza è che la legge non passi, perché con l’outing è bene non scherzare.

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Publicato in: Attualità, persone Argomenti: , Data: 22-11-2016 07:30 PM


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